godin_liar.gif Parole, parole, così si intitolava un grandissimo successo di Mina del 1972. Parole, parole sono queste le promesse non mantenute di alcune società telefoniche che pubblicizzano un servizio che non ci sarà, di alcune linee aeree che annunciano strabilianti promozioni con prezzi stracciati a caratteri cubitali e supplementi di costo vari in corpo 4. Parole, parole sono le strategie di comunicazione di quelle società che credono che ripetendo all’infinito il loro messaggio diventeranno più credibili, o quelle che fanno scrivere ai propri dipendenti sotto mentite spoglie commenti lusinghieri sul proprio conto in blog ben frequentati, per cercare di “controribattere” alle critiche di consumatori insoddisfatti.


Parole, parole sono quelle delle società che utilizzano le promozioni come strumento strategico anzicché tattico, perché non hanno reali “argomentazioni” per fidelizzare la propria clientela.

Forse Seth Godin ci marcia, oramai lui ama sbalordire con titoli ad effetto per vendere più copie dei suoi libri. Sappiamo molto bene che l’ultima sua opera è una provocazione. Non tutti i marketers sono bugiardi, ma è altrettanto vero che sono ben poche le aziende ad avere una “customer policy” chiara e rigorosa.

Credo (come ho già avuto modo di scrivere), che ogni azienda debba incorniciare questa frase di Jeff Bezos, CEO di Amazon.com in un mega poster da appendere all’entrata in una posizione ben in vista:

“It has always seemed to me that your brand is formed primarily not by what your company says about itself, but what the company does”

Personalmente ritengo che sia questa l’essenza di un brand, tutto il resto sono parole, parole, parole.

Condividi:
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Technorati
  • LinkedIn
  • Digg
  • StumbleUpon
  • Tumblr
  • email
  • Print
  • FriendFeed
  • Twitter

Nessun post simile.