IMlog
To blog or not to blog ?
Autore: Enrico.Bianchessi | Categoria: Avvistamenti | Data: Giovedì, 15 Settembre 2005 

Segnalo la possibilità di scaricare un white paper di The Content Factor, dedicato al come e al perchè dedicare risorse al corporate blogging. Mi sembra valga davvero la pena di dargli un'occhiata.

Credo sia interessante riassumere qui i 10 consigli base:

1. Read Before You Write.
2. Links Are Key.
3. Don’t Use Your Own Blog to Sing the Praises of Your Company.
4. Don’t Spam in Comments or Email.
5. Monitor What Bloggers Are Saying About You.
6. Don’t Do Denial.
7. Comments—Tread Carefully.
8. Set Your Employees Free (Because They Already Are).
9. Don’t Forget Traditional Marketing and PR.
10. Aggregators Are Great—But Start Small.

Commenti

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Inviato da: JulietOreira @ 16.01.09 09:06

ssssssssssssssss

Inviato da: dsss @ 29.12.06 23:37

Ciao Fabio, ti giro i primi esempi che mi vengono in mente,

-http://admaiora.blogs.com/home/
-http://weblog.infojobs.it/
-http://splindernews.splinder.com/
-http://www.produzionidalbasso.com/blog/
-http://europassistance.leonardo.it/blog
-http://www.search-marketing.it/semblog/
-http://www.samsung-italia.net/ (area News, ma di fatto si tratta di una struttura blog)
-http://blog.gamberorosso.it/bonilli/

Un saluto e buona tesi

Inviato da: Giuseppe Mayer @ 05.11.05 09:17

salve a tutti,scusate l'intrusione,da studente di scienze della comunicazione sto portando avanti una tesi sui corporate blog e vorrei avere da voi qualche esempio pratico di aziende italiane che utilizzano questo strumento come importante fonte di comunicazione con i propri clienti.

Inviato da: Fabio @ 04.11.05 21:51

Grazie Filippo.

Inviato da: mascia @ 19.09.05 11:09

se è vero (come secondo me è vero e lo sarà sempre di più) che il mercati sono conversazioni, i corporate blog sono un ottimo strumento di conversazione per le aziende.
questa discussione su blog sì/blog no mi ricorda la discussione sito sì/sito no che aveva luogo circa 10 anni fa. anche allora alcuni dicevano che il sito web non serviva a tutte le aziende ma solo ad alcune... che forse è anche vero, ma quale azienda oggi non ha il proprio sito web?

segnalo questo pdf di Charlene Li, di Forrester. è un po' vecchiotto (11/2004), ma molto on topic rispetto a questo thread:
http://www.forrester.com/Research/PDF/0,5110,35000,00.pdf

Inviato da: Matteo.Balzani @ 19.09.05 09:33

Io sinceramente non mi limiterei a giudicare il blog solo da un punto di vista marketing e vendite. Esistono dei blog aziendali che catalizzano la comunicazione interna (vorrei ricordare il blog di Microsoft e di Ibm). La brand identity non può prescindere in assoluto dall’identità reale dell’azienda e forse un blog ben strutturato può aiutare l’azienda a sapere chi è.
Per Max, è vero che sono state le Pmi il cuore del miracolo economico italiano, ma come dici è stato. Sappiamo tutti che i distretti e il modello economico che ha fatto la fortuna del nostro paese è in difficoltà. Se è vera la prima tesi del Cluetrain Manifesto e i mercati sono conversazioni è proprio questo che manca alle nostre Pmi. Forse un po’ più di conversazioni aiuterebbe a creare nuovi mercati! In un’era in cui le aziende osservano la gente per strada per farsi ispirare non dovremmo escludere a priori l’idea di conversare con i nostri clienti veri e potenziali, per capire come ci vedono e come ci vorrebbero avere.

Inviato da: Lorenzo @ 18.09.05 21:27

Nel mio settore, ti segnalo quello di questa azienda, a mio avviso molto ben fatto : http://wineblog.puiatti.com

Inviato da: Filippo Ronco @ 18.09.05 15:23

Salve a tutti, scusate l'intrusione nella vostra discussione. Sono una studentessa di economia e sto preparando una tesi sul digital marketing. In particolare sto cercando di analizzare le ultime tendenze quali, il viral marketing il blog marketing e il guerrilla marketing quali strumenti di branding on line.
Sto ancora cercando di districarmi bene fra tutte queste che per me sono cose nuove e soprattutto astratte vista la mia conoscenza solo teorica e, purtroppo, frammentaria considerando che sto ricercando disperatamente info per tutto il web. Volevo farvi questa domanda: secondo voi, un'impresa che decida di ricorrere al weblog come strumento di comunicazione indice di una sua apertura verso il cliente, come mezzo per instaurare con lui un rapporto basato sul dialogo, sulla fiducia, sull'onestà, può conciliare questo strumento con strategie di guerrilla advertising? non sarebbe un pò un controsenso voler da una parte dialogare in tuttà onestà, semplicemente, chiaramente senza artifici e lustrini per avere a tutti i costi visibilità e per suscitare clamore e dall'altra voler stupire con "effetti speciali" mordi e fuggi, magari ingannevoli in quanto inizialmente mascherati da eventi a sè e del tutto indipendenti dal prodotto/impresa. Non sarebbe come da una parte voler dire al cliente "fidati di me" e dall'altra "ah ah! ci sei cascato pollo! sono riuscito a prenderti in giro e ad attirare la tua attenzione su di me senza fartene rendere conto!"

E infine, se non chiedo troppo: sapete per caso dirmi dove posso trovare degli esempi pratici di corporate blogs e di on line guerrilla marketing sia italiani che stranieri, interessanti, da poter citare nella mia tesi come benchmark per una grande impresa italiana di fama internazionale produttrice di elettrodomestici per quanto riguarda il suo brand dal target giovane?
Vi ringrazio in anticipo per l'attenzione.

Inviato da: mascia @ 18.09.05 14:13

Non ho capito, scusa :)

Inviato da: Max Bancora @ 16.09.05 11:56

Scusa Max, non credo proprio a linee di demarcazioni nette, esistono anche delle aree grigie intermedie. L'apertura con la clientela può essere progressiva in alcuni casi ed in altri invece essere la causa o l'effetto di una trasformazione organizzativa. Quindi non credo che questa discussione sia una contrapposizione di pensieri, le diverse logiche a mio parere possono convivere

Inviato da: Maurizio Goetz @ 16.09.05 11:54

@Maurizio, anch'io odio le etichette e i nozionismi, ma questa etichetta in particolare è il confine tra investimenti, stategie di comunicazione e coinvolgimenti aziendali completamente diversi, e di cui stiamo discutendo tra l'altro. Confine che conivolge anche il cliente finale, il quale interagisce in un caso con una azienda chiusa e tradizionalista (CMS), nell'altro (blog) con un'azienda moderna, aperta, con una strategia di comunicazione che piace tanto a Matteo :)

Inviato da: Max Bancora @ 16.09.05 11:41

Max,cosa servono le etichette? Che sia un CMS economico, un blog o quello che vuoi, a cosa importa al cliente finale? Anche qui su Imlog, l'ho detto più volte, ci si concentra troppo sulle technicalities. Se mi offri un buon servizio, mi vanno bene anche i segnali di fumo.

Inviato da: Maurizio Goetz @ 16.09.05 11:33

@Maurizio: senza interazione, stai parlando di modalità pull, siamo sempre di fronte ad un blog? Secondo me no. Ma parliamo di un CMS qualunque.

Inviato da: Max Bancora @ 16.09.05 11:02

L'apertura sarebbe la cosa migliore, ma non tutti sanno gestirla, hai ragione Max, ma questo non significa che il blog non possa funzionare lo stesso. L'importante a mio avviso è

1) costruire un valore per i clienti
2) dichiarare le regole del gioco

Una piccola azienda può progettare un blog,questa volta inteso come piattaforma di CMS e dare aggiornamenti sui nuovi prodotti, su tecniche di utilizzo che i clienti possono fruire in modalità pull sul blog o attraverso un feedreader. Questo si può benissimo accompagnare alla comunicazione tradizionale senza stravolgere l'organizzazione. L'importante è sempre avere un obiettivo chiaro, altrimenti torniamo sul discorso, dobbiamo esserci.
Meglio non farlo che farlo male. Scusa se insisto in quel caso torniamo ai panettoni a Natale.

Inviato da: Maurizio Goetz @ 16.09.05 10:56

@Enrico: forse è quello il punto, secondo me non è così. Sono poche le aziende che devono aprirsi al pubblico. La maggior parte può tranquillamente stare sul mercato con prodotti e servizi competitivi, senza dover investire risorse in uno strumento così difficile da gestire, dal punto di vista aziendale ovviamente.

Inviato da: Max Bancora @ 16.09.05 10:47

"i mercati sono conversazioni", alcune aziende possono decidere di non conversare. io da cliente di sicuro tendo a scegliere un'azienda "aperta". se un'azienda si assume il rischio già la mia considerazione sale, se non lo fa sicuramente ha i suoi buoni motivi, ma la cosa può insospettire. ovviamente qui si sta andando al di là del semplice corporate blog, che come giustamente sottolineato da Enrico e da Max è parte di una strategia e non la panacea di tutti i mali comunicativi, ma sono d'accordo con Enrico sul fatto che aprirsi stia diventando sempre più una necessità per molti, e chi rimane chiuso rischia di restare indietro

Inviato da: Matteo.Balzani @ 16.09.05 10:35

@Max: il punto è che quell'"apertura", non è più un optional, ma una necessità sempre più forte.

Inviato da: Enrico Bianchessi @ 16.09.05 10:25

Enrico è quello il punto, che Giuseppe ha perfettamente colto. In troppi stanno parlando di corporate blog come lo strumento in grado di cambiare la comunicazione aziendale. Ma in fondo è solo uno degli strumenti e tra quelli disponibili secondo me è al momento il più difficile da gestire: non ha senso cambiare la strategia di comunicazione per uno strumento, perchè uno strumento così aperto se gestito bene, come intende Matteo, ti impone un cambiamento radicale, di completa apertura verso la propria clientela che poche aziende possono permettersi di avere.

Inviato da: Max Bancora @ 16.09.05 10:19

@Filippo: a mio parere dipende sempre dal pubblico che devo raggiungere. Se conosce gli RSS e li usa, ovvio che la stringa RSS è da preferirsi. Al momento, IMHO, terrei in piedi le due opportunità dando possibilità di scelta.

Inviato da: Enrico Bianchessi @ 16.09.05 09:24

Ringrazio Mauro per aver sottolineato un punto secondo me chiave, e non solo a proposito di blog: non confondiamo le strategie di comunicazione con i tool. E' un concetto a cui mi richiamo molto spesso, e da un lato pare strano che la storia (davvero recente) non insegni nulla. (ma forse non è così strano...)
Aggiungo poi che ci sono differenze sostanziali, in termini di significato, obbiettivi, gestione, etc etc, tra il blog del CEO aziendale, quello degli impiegati, un blog dedicato a un prodotto (ricordate la Vespa ?) o quello indirizzato in generale ai consumatori di un brand. La tecnologia è la stessa, ma non sono davvero la stessa cosa.

Inviato da: Enrico Bianchessi @ 16.09.05 09:17

Mi inserisco così, un po a cacchio per avere un vostro parere in merito ad una questione : quali sono a vostro avvisto le possibili interazioni tra newsletter e blog ?

Secondo voi sono due strumenti che possono coesistere sul filo di un medesimo progetto di comunicazione oppure uno rischia di elidere o quantomeno rendere superfluo l'altro ?

Inviato da: Filippo Ronco @ 16.09.05 00:38

Maurizio il post non è il mio. Il mio commento è chiaro mi pare: sono poche le aziende che si possono permettere un blog. Non mi pare di essermi contraddetto.

Inviato da: Max Bancora @ 15.09.05 20:01

Max, non ti seguo, prima dici che hai dei dubbi sul corporate blog, poi dici che potrebbe essere utile alle piccole e medie imprese, forse non hai riletto il tuo primo post.
Quello che io voglio dire, indipendentemente dalla dimensione aziendale, che se si entra nello spirito di avere un blog, occorre partire con il piede giusto, altrimenti è meglio restare al panettone a Natale. Spero di avere chiarito il pensiero.

Inviato da: Maurizio Goetz @ 15.09.05 19:33

Maurizio secondo me hai torto anche in questo caso :), IMHO il corporate blog potrebbe essere utile a qualcuna delle piccole e medie aziende che stai sminuendo ma che sono (state) la base dell'economia italiana. Non credo però che siano la maggioranza, anzi.

Inviato da: Max Bancora @ 15.09.05 19:09

Su una cosa hai sicuramente ragione Max, il blog non è per tutti. Per certe aziende, consiglio di rimanere al biglietto di auguri a Natale e il panettone ai dipendenti, perché per loro il blog farebbe più male che bene.

Inviato da: Maurizio Goetz @ 15.09.05 18:46

Ciao Mauro non vorrei essere troppo scomodo :)

Inviato da: Max Bancora @ 15.09.05 18:42

Maurizio, grazie per avermi tirato in ballo. Per rimanere anch'io "politically correct") specifico che la mia opinione va valutata considerando che la mia azienda offre servizi specifici sul corporate blogging (ok, non è ancora pubblico, ma lo sarà a breve)

A me piace allargare il discorso, partendo dalla necessità delle aziende di affrontare un mondo dei media che cambia. Ci sono gli "user generated content" da considerare, una babele di source molto polverizzata, nuovi device di fruizione, ecc. Le aziende (specie le più grandi) hanno sempre maggiori difficoiltà a "gestire" i media, ad influenzare l'agenda setting, a far arrivare la propria voce attraverso i canali tradizionali.

Per come la vedo io, le aziende devono in qualche modo fare la loro parte nel mondo dei contenuti, devono partecipare al "gioco" ove i contenuti prodotti si moltiplicano. Solo in questo modo potranno avere gli spazi di visibilità che servono e che difficilmente si riescono a raggiungere continuando ad acquistare pubblicità.

Come fare questo? Certo non è semplice e non si risolve con un tool. Serve una strategia, una pianificazione, ecc. Se la piattaforma su cui si poggia il tutto è quella di un blog, la cosa è quasi poso importante.

Sulla situazione del mercato italiano, mi sembra di rivivere il 1996-97 quando parlavo di motori di ricerca e le aziende cadevano dalla sedia. Serve education (ma va?) e, se siamo fortunati ;-) qualche caso Kriptonite italiano.

Inviato da: Mauro Lupi @ 15.09.05 18:22

@Enrico: a volte una scelta di quel tipo non è sopportabile nè a livello di immagine nè a livello economico. Non è facile, hai ragione è molto difficile, occorre aprirsi totalmente al pubblico, esporsi, discutere, dialogore, creare un rapporto. Quante aziende sono pronte per questo? Purtroppo poche. Ovviamente IMHO.
Per tutte le altre: corporate blog!

Inviato da: Max Bancora @ 15.09.05 18:18

Non ho mica detto che è sempre facile Max... e poi non si tratta di "mettersi alla berlina" o meno: si tratta di accettare la conversazione con il proprio pubblico (mercato). E' una scelta...

Inviato da: Enrico Bianchessi @ 15.09.05 18:11

Sento di dover dare ragione a Max (e, cavolo, mi capita sempre più di frequente); il corporate blog è uno strumento, non una panacea e non è un caso se gli esempi di successo riguardano particolari servizi e aziende per le quali Internet è più che un semplice canale distributivo/informativo.

Ma sono solo i miei due cent :)

Inviato da: Giuseppe Mayer @ 15.09.05 18:09

perchè, il proprio nome alla berlina non ce l'ha comunque? anzi, in questo modo avrebbe occasione di rispondere personalmente e direttamente ai critici. se poi un'azienda non ha intenzione di mettersi in discussione o ha la coscienza sporca forse farebbe meglio ad astenersi da qualsiasi cosa che coinvolge i propri clienti

Inviato da: Matteo.Balzani @ 15.09.05 18:09

Se è pronto a mettere il proprio brand alla berlina, sì. Mi viene in mente Nike, non so perchè :)

Inviato da: Max Bancora @ 15.09.05 18:07

beh max, è chiaro che chi non opera per nulla su Internet non può partire con un corporate blog così. ma chiunque faccia attività ANCHE su internet può avere interesse ad aprirne uno. poi è evidente che per alcune aziende è più adatto e per altre meno, ma mi vengono in mente tantissime aziende che non sono web company e potrebbero trarre molto vantaggio da un corporate blog. tutto questo, ovviamente, IMHO

Inviato da: Matteo.Balzani @ 15.09.05 18:06

Max, mi sembra che le eccezioni abbondino... ;-)) Vuoi dire che chi produce scarpe sportive (pubblico giovanile), siccome non ha clienti che operano esclusivamente su internet non avrebbe motivi per avere un blog .... ? (!)

Inviato da: Enrico Bianchessi @ 15.09.05 18:01

@Maurizio, calma :) E' un discorso già affrontato con Mauro, se vai in quel post leggi tutto. Ovviamente un blog per un'azienda che lavora solo su internet e che ha nella clientela solo operatori internet, deve avere un blog. Ma è l'eccezione.

@Enrico: infatti, chi "fa" comunicazione dovrebbe averlo, ma di nuovo è l'eccezione.

Inviato da: Max Bancora @ 15.09.05 17:53

Caro Max, anch'io credo che non si possa applicare un criterio di valutazione come il ROI a un blog: mi pare davvero fuorviante. Se il blog fa parte della strategia di comunicazione complessiva dell'azienda ( e il difficile è valutare se introdurlo e come gestirlo, ma non per una questione di costi)deve esserci e basta. Io, oggi, mi sentirei meno credibile come consulente in comunicazione se non avessi un blog e non cercassi di conoscere e capire la blogosfera, e , soprattutto, non tentassi si interagire con essa.

Inviato da: Enrico Bianchessi @ 15.09.05 17:38

Max, avrei potuto portare l'esempio di alcuni contributors di Imli, ma ho voluto essere "politically correct".

Inviato da: Maurizio Goetz @ 15.09.05 17:31

Ma Max,come fai dire questo? Prendi un esempio che entrambi conosciamo, il blog di Mauro Lupi, (con tutto il rispetto), la sua azienda è cresciuta tantissimo, ma non è l'IBM, la sua dimensione è quella di molte medie imprese italiane, che sicuramente possono permettersi un blog.
Credo che da quando è attivo il suo blog, la sua reputazione è sicuramente cresciuta, non so il suo business. Mauro, se sei all'ascolto, spiega al buon Max che un corporate blog può essere alla portata di molti. Ovviamente c'è molto lavoro da fare e moltissimi non sono disposti, preferiscono acquistare la pubblicità tabellare. E' molto più semplice acquistare attenzione, più difficile costruire relazioni, ma questo è un altro film

Inviato da: Maurizio Goetz @ 15.09.05 17:28

su questo argomento io e max abbiamo sempre dissentito e infatti anche in questo caso non sono d'accordo. un corporate blog probabilmente non "serve" a tutte le aziende, questo è vero, ma non credo che siano poche quelle che dovrebbero e/o potrebbero permetterselo. Di certo non basta aprire un blog e postare qualcosa a caso ogni tanto, ma comunque può essere gestito con pochissime risorse in termini di tempo e soprattutto di costi.
Il ROI non credo debba entrare in campo in questo caso, come non lo farebbe per una conferenza stampa, o un intero ufficio stampa, o un evento di presentazione ecc.
Il corporate blog può servire a dare una migliore immagine dell'azienda, a stabilire un contatto più "intimo" con i clienti e i fornitori, a capire meglio le esigenze di tutti quelli che hanno a vario titolo a che fare con l'azienda. Non è e credo non sarà mai uno strumento commerciale diretto.

Inviato da: Matteo.Balzani @ 15.09.05 17:16

Maurizio, non posso dimenticare anche l'altra metà della mia formazione, quella commerciale: il margine è ancora più importante dei contenuti interessanti e il costo di un blog se lo possono permettere in pochi, se poi penso al ROI quelle aziende diminuiscono ancora, quasi spariscono. Ne parlai a suo tempo qui: http://www.imli.com/imlog/archivi/000043.html

Inviato da: Max Bancora @ 15.09.05 16:56

Scusami Max, si tratta di definire cosa si intenda per corporate blogging, non ne esiste un unico modello. Sono convinto che un blog sia alla portata di tutti. La discriminante è a mio avviso la capacità di generare contenuti interessanti per i propri pubblici.

Inviato da: Maurizio Goetz @ 15.09.05 16:44

Io sono sempre perplesso, solo qualche azienda si può permettere un corporate blog e si tratta delle solite note.

Inviato da: Max Bancora @ 15.09.05 16:34

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