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Easyjet: simpathy marketing?
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Marketing | Data: Mercoledì, 7 Maggio 2008 

easyjet.PNGPer forza di cose sono costretto a viaggiare molto spesso (circa 2 volte al mese) con Easyjet.

Di solito non ascolto i discrosi di benvenuto ne' di commiato che il personale legge al microfono, ma ultimamente ho notato qualcosa di "strano".
La penultima volta che ho viaggiato un "simpatico" steward ha concluso con un paio di frasi "simpatiche", tipo:
"Potete lasciare oggetti che non volete portare con voi, come giornali riviste, carte di credito o portafogli"
"Fuori troverete dei cani antidroga, quindi se dovete liberarvi di qualcosa lasciatelo pure direttamente sull'aereo"
(il volo era Milano-Amsterdam...)

Ho pensato ad un burlone a fine turno che voleva farsi 2 risate.
Pero' domenica un altro burlone conclude il volo con:
"Da parte del comandante Remo La Barca, del vice comandante Guido La Vespa e del pilota automatico vi auguriamo un buon soggiorno ad Amsterdam"

Ora, puo' essere che sia stato cosi' fortunello da beccare due artisti della risata in due voli consecutivi, ma potrebbe anche essere che Easyjet abbia dato istruzioni al personale di bordo di provare a fare i simpatici e rallegrare i passeggeri.
Nel secondo caso a mio parere non e' una cattiva idea, pero' magari si puo' lavorare sulla qualita' delle battute :)

Il mondo finanziario in cerca di nuovi clienti...
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Marketing | Data: Venerdì, 4 Aprile 2008 

simpson_credit.PNGGuardando questa interessante iniziativa di MTV per coinvolgere i giovani e spiegare loro la politica senza usare il politichese, mi sono imbattuto in un'iniziativa molto meno interessante: le carte di credito dei Simpson.

Capisco che gli istituti di credito debbano trovare nuova audience, essendosi in gran parte sputtanati con gli adulti, ma perche' qualcuno dovrebbe scegliere una carta di credito solo perche' c'e' la faccia dei Simpson sopra?

Il target e' chiaro, ma la tecnica mi sembra molto vicina alla circonvenzione d'incapace...

Cercando casa a Milano...
Autore: Antonella.Cadeddu | Categoria: Marketing | Data: Mercoledì, 5 Dicembre 2007 

...ho trovato questo servizio, Comodus, per la offerta e ricerca immobiliare tra privati, che mi ha fatto riflettere su come il mercato immobiliare può trarre enormi benefici dalle nuove applicazioni web.
Ho pensato ad un inglese in cerca di un po' di tepore italiano che vuole acquistare una casa di campagna in Italia. Può avere accesso ad informazioni complete, immagini e mappe e fare una prima scelta prima di venire in visita in Italia.
E poi ho pensato a me, che per fortuna non ho dovuto passare giornate in giro per le vie di milano a segnare numeri di telefono...

comodus.jpg

Per questo penso innanzitutto che il nome, Comodus, sia azzeccato. Qui maggiori informazioni su come funziona il servizio: in pratica il proprietario paga (una percentuale sulla transazione?) la realizzazione della "brochure" virtuale della sua casa, corredata di foto, descrizione, planimetrie e mappa della zona e visita virtuale. C'è la possibilità di ricercare gli immobili secondo le proprie esigenze (es. single o famiglia? centro storico o periferia?) o tramite la ricerca classica per zone e, cosa molto gradita, confrontare immobili diversi. Difetto? Per ora il servizio è attivo solo a Milano. In più non mi sembra ci siano ancora tantissime offerte. Mi chiedo se la barriera all'ingresso per i proprietari sia troppo alta...

SKYPE: CRM non profilato
Autore: Elisabetta.Oldrini | Categoria: Marketing | Data: Venerdì, 2 Novembre 2007 

skype_logo_small.jpgCi sono rimasta un po' male quando oggi, dopo aver trovato una email apparentemente personalizzata ("Ciao Elisabetta...") da parte di Skype, che mi invitava a scaricare la nuova versione del software, mi sono trovata in una pagina che parlava solamente della nuova versione per Windows...
Nella pagina, Skype mi dice "Attenzione stai usando una vecchia versione, scarica subito la nuova versione...", ma io uso un MAC e non trovo nessun riferimento a nuove versioni per chi usa il mio sistema operativo.
Ora sono un po' meno affezionata al brand.

Non è chiamandolo per nome che si fidelizza il cliente!

Google va offline contro Microsoft?
Autore: Simone.Lovati | Categoria: Marketing | Data: Mercoledì, 13 Giugno 2007 

In queste ultime settimane si è discusso ampiamente dell'acquisto da parte di Google di Feedburner e di DoubleClick. Si è parlato di metriche e di metodologie per interpretare le statistiche web e di quanto sia strategico avere una posizione di "potere" nella gestione delle stesse. Nova24 la scorsa settimana ci ha dedicato una doppia pagina.

Googlegates
(Thanks for image to: siliconvalleywatcher.com)


Mi sembra invece passata in secondo piano una grande notizia da parte di Google: l'uscita di Google Gears, un'applicazione javascript multipiattaforma in grado di far funzionare le applicazioni web anche offline.

Ora, Google, per definizione online, sta spingendo non solo sulla massima fruibilità dei contenuti web anche in versione mobile (ha una divisione SW che lavora solo su questo), ma, per la prima volta, va offline, permettendo a chiunque di usufruire di applicazioni online anche a computer scollegato dalla rete.

Ho provato Gears con Google Reader e funziona piuttosto bene. Scarica gli aggiornamenti dei miei RSS Feed quando sono online, permettendomi così di leggermeli con calma anche quando il mio Mac non è connesso, usando la stessa applicazione (Google Reader) via browser!

La tecnologia è open-source e presto verrà estesa ad altri prodotti di casa Google permettendo a chiunque di interagire con servizi Web come la posta elettronica, i calendari online o i lettori di news anche in assenza di connessione.

Con Google Gears si cancella l'ultima differenza tra i software applicativi tradizionali - che vengono istallati sui computer - e i servizi applicativi online, che hanno le stesse funzionalità, ma che finora avevano bisogno di una connessione al web per poter funzionare.

Mentre Microsoft, leader nel SW su PC, sta facendo di tutto per migliorare i suoi servizi su web, Google procede nella direzione inversa, leader nei servizi online, comincia ad estendere il suo business fuori dal web.

Se e quando Google Gears verrà esteso a Google Documents, Microsoft si troverebbe di fatto ad avere un competitor aggressivo sulla sua maggior revenue pool: Office. Con lo svantaggio che Documents è gratuito e permette la condivisione con altri utenti online.

Resta da capire se Google intenderà sviluppare maggiormente gli applicativi di Documents, che a tutt'oggi hanno ancora un bel "divide" rispetto alle features di Office e se Microsoft riuscirà a sfruttare la tecnologia web rinnovando il suo modo di affrontare il mercato.

Ma una cosa è certa Google ha un business model potente e Microsoft attualmente non sembra dimostrare la stessa vivacità.

Italiani solo chiacchiere e distintivo
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Marketing | Data: Venerdì, 8 Giugno 2007 
SES 2007: motori di ricerca in primo piano il 29 e 30 maggio
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Marketing | Data: Giovedì, 10 Maggio 2007 

ses_milano_2007.jpgDopo l'esordio del 2006 torna anche quest'anno in Italia il Search Engine Strategies.

Organizzato e curato da Chris Sherman e Mauro Lupi si terrà il 29 e il 30 maggio presso il Marriot Hotel.

Credo e spero che grazie all'esperienza dell'anno scorso ed alla crescita del mercato il SES sia un evento imperdibile per gli addetti ai lavori ma ancora di più spero che siano moltissime le aziende. Ritrovarsi tra agenzie per parlare e confrontarsi è sicuramente utile ma quello che fa crescere gli investimenti e la fiducia nel mezzo è il rapporto con i clienti.

Nel programma di quest'anno segnalo RSS, Blogs & Search Marketing, Scrivere per i motori di ricerca e Auditing Paid Listings & Click Fraud Issues.

Ci si può iscrivere qui, ma sul sito TSW, Premier Plus Sponsor dell'evento, trovi uno sconto del 20%, così come da AdMaiora [.pdf], AdVance, Sems, WebRanking e un sacco di altri.

Doretta, la ricercatrice quasi perfetta... ma solo con Explorer!
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Marketing | Data: Venerdì, 23 Febbraio 2007 

doretta82Doretta, la ricercatrice quasi perfetta, è un'iniziativa di Microsoft per spingere i prodotti Live, in particolare Messenger e Search.
Già il test fatto da Paolo mi aveva fatto sorridere, ma volevo comunque provare.

Purtroppo oggi ho appurato una cosa che mi ha fatto immediatamente desistere: la si può vedere in questo screenshot...

Brand online, sicuri di ri-conoscerli?
Autore: | Categoria: Marketing | Data: Mercoledì, 7 Febbraio 2007 

Sono anni che ci dicono che gli utenti, su Internet, non leggono. A giudicare dal successo dei blog non si direbbe, ma è certo che il discorso cambia quando si parla di brand...
Dal punto esclamativo di Yahoo! al sorriso di Amazon, passando dalla quadricromia di eBay e Google, il web ha prodotto marchi che oramai fanno parte del nostro quotidiano e che ci sembrano quanto di più familiare si possa immaginare. Ma siamo proprio sicuri di saperli riconoscere?
Metettevi alla prova su Guessthelogo, qualche sorpresa potrebbe attendervi ;-)

Brand online, sicuri di ri-conoscerli?
Autore: Laura.Cocorempas | Categoria: Marketing | Data: Mercoledì, 7 Febbraio 2007 

Sono anni che ci dicono che gli utenti, su Internet, non leggono. A giudicare dal successo dei blog non si direbbe, ma è certo che il discorso cambia quando si parla di brand...
Dal punto esclamativo di Yahoo! al sorriso di Amazon, passando dalla quadricromia di eBay e Google, il web ha prodotto marchi che oramai fanno parte del nostro quotidiano e che ci sembrano quanto di più familiare si possa immaginare. Ma siamo proprio sicuri di saperli riconoscere?
Metettevi alla prova su Guessthelogo, qualche sorpresa potrebbe attendervi ;-)

Meglio un Brand solo, esteso, o più Brand per ogni classe di prodotto: qualche indicazione per non seguire solo l’intuito
Autore: Simone.Lovati | Categoria: Marketing | Data: Giovedì, 18 Gennaio 2007 

Questo è un problema tipico nel marketing strategico per i grandi gruppi del lusso e proprio questo mese sull’edizione in italiano dell’Harward Business Review se ne parla confrontando le performance di chi ha scelto la strada del mono-brand (Giorgio Armani ad es.) e di chi ha scelto di creare un gruppo con una moltitudine di Brand (come il Gruppo Gucci ad es.).

Il dilemma però non si pone solo per i grandi gruppi, non è un problema solo del mondo del Lusso e la frase del buon Darwin citata in quell’articolo può tranquillamente essere applicata a tutti i tipi di impresa: «non sono le specie più forti che sopravvivono, e nemmeno le più intelligenti, ma quelle più pronte al cambiamento».

Quale delle due strategie di brand vi permette maggior possibilità di adattarvi al cambiamento, quale vi da la possibilità di governare i trend del mercato, prima che questi governino voi?

Proviamo a fare qualche confronto.

Avere più brand a disposizione vi permette di sfruttare meglio la segmentazione del mercato, non sempre un brand unico è in grado di adattarsi a più segmenti di mercato senza contraddirsi.
Se il vostro obiettivo è conquistare segmenti attrattivi per voi, ma apparentemente antitetici, una logica di portfolio su più brand, vi garantisce un miglior adattamento alle caratteristiche del segmento senza compromettere il vostro posizionamento sugli altri.

Ma più brand significano anche campagne di comunicazione per ogni brand, management e investimenti dedicati per ognuno e quindi di fatto una perdita di alcune economie di scala nel branding e nella gestione dell’impresa.
Di contro vi permette ad es. di mantenere un posizionamento solido sul vostro mercato tradizionale e consolidato con il vostro brand classico e di attaccare mercati nuovi e più rischiosi con altri brand senza compromettere il primo. Insomma un pò come per la gestione degli investimenti finanziari, la logica di portafoglio vi permette di calibrare il rischio affiancando prodotti più rischiosi ad altri più sicuri.

Negli ultimi 7 anni di consulenza mi è capitato di incontrare parecchie imprese mono-brand, ma anche moltissime multi-brand, non credo si possa dire se una o l’altra condizione sia più favorevole, come dicevo prima, dipende molto dalla strategia dell’impresa e dai suoi obiettivi. Gli effetti di strategie di branding simili non possono in ogni caso essere valutati a breve e medio periodo, ma vanno osservati sul lungo periodo.

La maggior parte delle volte in cui mi sono trovato davanti ad un impresa con più di un brand, era a causa di una serie di acquisizioni passate e non per una strategia di crescita organica multibrand.
Di contro per le imprese mono-brand ho sempre osservato una maggior propensione alla brand estension per conquistare nuovi mercati o per lanciare nuove classi di prodotto più che all’ipotesi di creare brand nuovi. Quasi sempre per la paura dei costi e per una naturale frizione nell’abbandonare il proprio brand classico.

Il mio consiglio è sempre stato quello di analizzare nel dettaglio vantaggi e svantaggi delle due strategie, perchè molto spesso ciò che a breve può sembrare costoso a lungo risulta più efficace e più economico.

Ricordo un’impresa di servizi leader nel settore delle pmi; aveva creato un prodotto nuovo, innovativo, per entrare in un settore estremamente attrattivo per essa, il mercato bancario.
Aveva le carte in regola per farlo, ma il management non voleva in alcun modo discostarsi dal brand tradizionale e dal suo family feeling, cercammo di dimostrargli che un nuovo brand avrebbe garantito una maggior possibilità di successo e proposi esempi di ogni tipo, anche in altri settori di pubblico dominio (da Microsoft con XBOX, al gruppo VW con Audi...).
Alla fine decisero di lavorare con il brand classico.
Dopo qualche anno, l’AD mi confessò che era stato un errore. Oggi per quel prodotto esiste un nuovo brand.

Rival Marketing e la sindrome di 'GMOOT'
Autore: Gianluca.Arnesano | Categoria: Marketing | Data: Mercoledì, 10 Gennaio 2007 

Rival Marketing - oltre ad essere il semplice anagramma di Viral Marketing - rappresenta ultimamente una strategia molto diffusa, specialmente nel campo dei media innovativi.
Essa nasce dalla sindrome di "GMOOT", che sta per Give Me One Of These e si riferisce alla sempre maggiore volontà delle aziende e dei "marketing department" di lanciare una "innovativa" iniziativa di comunicazione per il semplice fatto che qualche competitor stia sperimentando un nuovo media o nuovo tool.
Ed è quello che accade oggi nel campo dei media alternativi, virali o non convenzionali che dir si voglia.

Viral video, advergames, mash-ups, corporate blogs, azioni di guerrilla e street marketing vengon fuori come funghi più per la necessità di esserci - un po' come banalmente nascevano i websites nei primi anni di internet - che per la necessità di provare a sperimentare il funzionamento di nuovi media.
Ma questa fase costituisce probabilmente un passaggio obbligato prima di comprendere che è più opportuno realizzare una iniziativa di marketing innovativo principalmente per comprendere le potenzialità del mezzo, le metriche disponibili, la reazione del proprio target e la adeguatezza della propria agenzia o del proprio ufficio marketing.

Ecco perchè ad esempio alcune operazioni lasciano il segno ed altre... no

Il colmo per Apple: c'è chi comincia a "pensare differente"
Autore: Simone.Lovati | Categoria: Marketing | Data: Mercoledì, 4 Ottobre 2006 

gobelins_apple.jpgNe parlavo in un seminario a Giugno sulle strategie marketing di successo. Tutti parlano della strategia Apple degli ultimi anni in maniera entusiasta.
Ed è vero, è stata sicuramente azzeccata. Io stesso sono innamorato del mio PowerBook, del mio iPod...etc.

Ma ora ha due limiti, uno leggero, l'altro pesante:

1.(il più leggero) E' Jobs-centrica, ossia dipende fortemente dalla figura di Steve Jobs e sono sicuro che se mai dovesse lasciare sarebbero guai

2.(il più pesante) E' troppo di successo per come è stata pensata!
Mi spiego, per Apple è fondamentale mantenere i propri clienti un'elite.
Chi compra Mac, vuole "pensare differente".

Il claim di Apple è sempre stato "Think Different".
Da Chi? Se tutti avessero un Mac o un iPod...

E gli effetti di questo vizio, già si vedono c'è chi comincia a "pensare differente", c'è qualcuno che non vuole uniformarsi, c'è qualcuno a cui il predominio apple comincia a stare stretto.

Il futuro di Apple dipende proprio da questo. Saper "evolvere" nel nuovo contesto, saper conservare il suo posizionamento. E per farlo serve una cosa semplice, serve la competizione.

E' per questo che voglio stimolarvi con una provocazione: e se il futuro di Apple dipendesse dal successo di Windows? Se quest'ultimo restasse ancora il S.O. di massa, Apple terrebbe fede alla sua missione e rimarrebbe un successo!

Pimp my Ipod
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Marketing | Data: Martedì, 19 Settembre 2006 

oneill_ipod.JPGDa IMLigg.

Oramai l'Ipod è diventato uno strumento di marketing anche per le altre aziende.
O'Neill per esempio, ha creato un sito grazie al quale si possono ricevere gratuitamente delle skin personalizzate per l'Ipod e per il cellulare.

Basta scegliere il modello e poi scegliere tra le 12 skin a disposizione, ovviamente brandizzate O'Neill.

L'idea mi sembra davvero ottima: utilizzare l'Ipod come veicolo promozionale.
All'iniziativa, sviluppata a livello internazionale da Icemedia, ha ampia visibilità anche sul sito istituzionale www.oneilleurope.com

Apple - pessima assistenza
Autore: Elisabetta.Oldrini | Categoria: Marketing | Data: Lunedì, 11 Settembre 2006 

Vinta dall'estetica e da un moto anti-pc ho pensato di acquistare un macbook per la mia agenzia. Dopo aver chiesto pareri a conoscenti "esperti" (tra cui un "macchista" sfegatato..) ho acquistato il prodotto, dal quale al momento dipende il mio lavoro.
Dopo pochi mesi di utilizzo (durante i quali ho aumentato la RAM perchè quella in dotazione è davvero pochina) mi trovo che il computer si spegne improvvisamente anche dopo pochi minuti di accensione.

Il che accade sia quando va a batteria sia con l'alimentatore!!! Del problema trovo subito riscontro nei blog e siti sui Mac decido di chiamare l'assistenza per farmelo sostituire e comincia la trafila a pagamento.

Passo dai numeri verdi, che però mi passano il numero 199, poi mi dicono che mi devono dare il numero del centro più vicino di assistenza che però scopro essere a 20 chilometri dal capoluogo di provinca in cui abito. Chiamo questo centro e siccome non sono loro cliente mi dicono di chiamare un 899!!!! Quindi prima ancora di sapere come loro risolveranno il mio problema, su un prodotto Apple quasi nuovo, dovrei pagare delle chiamate con numeri premium?? Stiamo scherzando?

Ora sono costretta a farmi un backup totale del computer e a recarmi a 20 Km sperando di trovare il tecnico (che per principio non ho chiamato dato che lo avrei trovato solo al 899).

Sarà tanto carino questo Mac, ma la mia brand perception è crollata!

Web 2.0 contro l'Impero del Male :)
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Marketing | Data: Mercoledì, 26 Luglio 2006 

Firefox DayMa il web 2.0 esiste davvero o è solo un'illusione? Chi legge questo blog sa che io propendo per la prima ipotesi!
Il commento di Gianluca al post precedente mi dà ulteriore fiducia.

Mozilla è forse l'incarnazione più completa del web 2.0, per diverse ragioni: prima fra tutte quella di aver "sfidato" l'impero del male (si fa per scherzare eh!).

Con l'iniziativa World Firefox Day conferma di voler impostare il rapporto con i propri utenti in maniera diversa dal vecchio stile azienda/cliente:

"You chose Firefox for a reason.

You made an informed decision about the way you want to use the Web. You’ve become part of the movement on which Firefox relies – a community that is restoring balance to the Web.

Starting on July 15, the day that the Mozilla Foundation was created, we ask that you tell just one person who doesn't use Firefox why you think they should, why you do."

E' semplicemente P-E-R-F-E-T-T-O!

Lo so, forse io mi esalto un po' troppo, però credo che quasi tutte le aziende avrebbero da imparare da questo modo di comunicare.

Già con Firefoxflicks avevano rivoluzionato la pubblicità e dato una lezione di "brand building", e adesso contunuano su questa strada.

Al di là della netta superiorità dal punto di vista tecnologico e da quello dell'usabilità, la gente utilizzerà sempre di più Firefox invece di IE perchè si sente più coinvolta e più partecipe.
Tutto questo, ovviamente, IMHO ;-)

Web 2.0 contro l'Impero del Male :)
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Marketing | Data: Mercoledì, 26 Luglio 2006 

Firefox DayMa il web 2.0 esiste davvero o è solo un'illusione? Chi legge questo blog sa che io propendo per la prima ipotesi!
Il commento di Gianluca al post precedente mi dà ulteriore fiducia.

Mozilla è forse l'incarnazione più completa del web 2.0, per diverse ragioni: prima fra tutte quella di aver "sfidato" l'impero del male (si fa per scherzare eh!).

Con l'iniziativa World Firefox Day conferma di voler impostare il rapporto con i propri utenti in maniera diversa dal vecchio stile azienda/cliente:

"You chose Firefox for a reason.

You made an informed decision about the way you want to use the Web. You’ve become part of the movement on which Firefox relies – a community that is restoring balance to the Web.

Starting on July 15, the day that the Mozilla Foundation was created, we ask that you tell just one person who doesn't use Firefox why you think they should, why you do."

E' semplicemente P-E-R-F-E-T-T-O!

Lo so, forse io mi esalto un po' troppo, però credo che quasi tutte le aziende avrebbero da imparare da questo modo di comunicare.

Già con Firefoxflicks avevano rivoluzionato la pubblicità e dato una lezione di "brand building", e adesso contunuano su questa strada.

Al di là della netta superiorità dal punto di vista tecnologico e da quello dell'usabilità, la gente utilizzerà sempre di più Firefox invece di IE perchè si sente più coinvolta e più partecipe.
Tutto questo, ovviamente, IMHO ;-)

United Music Store: il web non cambia musica...
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Marketing | Data: Martedì, 25 Luglio 2006 

United Music StorePensavo e speravo che cose come "Sito ottimizzato per ... " e simili fossero ormai il passato del web. Beh, mi sbagliavo!

Incuriosito da un articolo del DailyNet riguardo ad un nuovo servizio di streaming illimitato, vado sul sito www.unitedmusicstore.it.
A questo punto probabilmente alcuni di voi non noteranno nulla di strano. Chi di voi ha Firefox però si troverà di fronte a questa pagina.

"Spiacenti, ma non sei abilitato ad accedere a United Music Store."

Avrò fatto qualcosa di male? Ho scaricato troppi mp3 con Kazaa?
No, semplicemente non uso il browser "giusto".

Non solo: "questo sito non é compatibile con Mac. Gli utenti Mac non possono scaricare brani da questo negozio poiché i file musicali non sono compatibili con sistemi che non hanno Windows Media Player"

Per con Firefox il modo di utilizzarlo c'è. In 7 (!) semplici passi, installando un'estensione (il nome dell'estensione è riportato in maniera errata...) e riavvinado il PC.

Probabilmente ad OD2 non si strapperanno i capelli, ma di sicuro non recensirò il prodotto e non sarò mai un cliente.

Qualche notizia per OD2:
- Firefox si avvicina a grandi passi al 20% di quota di mercato tra i browser
- gli utenti Mac interessati al download di musica online sono una discreta cifra, considerando il numero di file scaricati da iTunes
- fornire un servizio che sia riservato solo a chi utilizza un determinato OS, browser o lettore multimedisale è molto ma molto poco 2.0 :)

PS: complimenti anche a Tiscali, Coca-Cola, MTV, MSN, Radio 105 e Mediaworld, che hanno deciso di non fornire il loro servizio a milioni di utenti.

Tui e i blog di viaggio
Autore: Elisabetta.Oldrini | Categoria: Marketing | Data: Martedì, 18 Luglio 2006 

banner_chiaro_tui.gifDopo lastminute, anche TUI.it ha lanciato un'iniziativa di marketing online legata ai blog di viaggio.
Con un concorso "a premio" (e qui potevano sforzarsi un po': un solo premio e per una meta inflazionata come il Mar Rosso) TUI invita gli utenti che hanno un blog di viaggio a partecipare al concorso semplicemente aggiungendo nel loro blog un link al sito di TUI.

Premio a parte, l'operazione di marketing legata ai blog è ben studiata perché può sfruttare l'effetto viral, siamo in piena estate prima del picco di prenotazioni e di partenze, e un concorrente, ovvero Lastminute, ha appena lanciato vivilastminute per permettere agli utenti di crearsi il proprio blog di viaggio. E magari proprio in questi blog di viaggio gli utenti metteranno il link al concorso TUI!
Se il passaparola funziona bene tra i blogger di viaggio allora potrebbe essere un gran successo ad un costo minimo grazie all'indicizzazione dei blog sui motori di ricerca e alle politiche di cross linking tra i blog.

UPDATE - Lastminute sospende i blog di vivilastminute che inseriscono i banner o i link del concorso TUI. Dicendo che si tratta di una violazione dei termini di servizio. Ma nei termini non sono riuscita a trovare riferimento a questo tipo di "violazione".

UPDATE luglio 2007 - Per i Clienti TUI: vi chiediamo gentilmente di rivolgervi direttamente al Customer Service TUI. Grazie!


SPAM, o sconosciuto...
Autore: Enrico.Bianchessi | Categoria: Marketing | Data: Mercoledì, 24 Maggio 2006 

SPAME-mail marketer carissimi, ecco per voi un simpatico indovinello, che non mancherà certo di stimolare l'ennesimo dibattito.

Allora, stamattina mi trovo in casella un bel messaggio pubblicitario che mi "segnala" un sito per scambiare, acquistare e mettere all'asta oggetti vari..
Alla fine del messagio il mittente scrive:

"NOTA: NO SPAM POLICY - DIRITTI SULLA PRIVACY E MITTENTE
Questa email non è continuativa - non è ha contenuto commerciale e non fa parte di newsletter.
Ti è stata mandata da XXXX XXXXXX con la seguente email: XXXXXX(at)gmail.com
se per errore hai ricevuto più di una email informativa puoi comunicarmi tale fatto in modo tempestivo.

Il tuo indirizzo email è stato trovato; attraverso un manuale copia-incolla da una pagina web dove era pubblicamente visibile la tua casella email e da te pubblicata per il contatto online.

Non riceverà altre comunicazioni da parte mia su questo indirizzo email.
XXXXXi.it manda una sola comunicazione informativa; ad un singolo indirizzo email.
Non voglio disturbare il regolare transito della tua corrispondenza via email.

Il contenuto di questa email non può essere considerato spam per le informazioni riportate sopra e in quanto non è finalizzato alla vendita, di prodotti o servizi. (perchè il servizio è completamente gratis) e nel pieno rispetto della legge Informativa per il trattamento dei dati personali legge 196/2003.
Non uso la tua email per ricontattarti o per qualunque altra cosa senza il tuo esplicito consenso.

Per richiedere informazioni aggiuntive è presente XXXXX.it un modulo per il contatto online. Ogni commento - suggerimento di codice - grafica o quantaltro sara ben accetto. Grazie da XXXXXXXX"

Allora? E' SPAM oppure no?

Voi non ci crederete, ma per me oltre a essere SPAM, mi prende pure per i fondelli ....

Commenti?

Business blogs for dummies
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Marketing | Data: Venerdì, 14 Aprile 2006 

Visto che i business blog stanno prendendo, lentamente, piede anche in Italia, forse a qualcuno fanno comodo alcuni consigli su come implementarli al meglio.
Bill Comcowich, CEO di CyberAlert, su MarketingProfs fornisce una guida (in realtà per ora c'è solo la prima parte) in 8 punti sul tema: "How to create a successful business blog".

1] Pick your subject
2] Define your mission
3] Identify your target audience
4] Survey the landscape
5] Recruit your bloggers
6] Refine your subject/mission and differentiate your blog
7] Recruit a champion
8] Pull the plug or start implementation

Nell'articolo ogni punto viene spiegato un po' meglio. Non è un'illuminazione divina ma secondo me è molto interessante, in attesa della seconda parte.
Sarebbe interessante verificare se e come i CEO blog italiani affrontano questi temi e sono sono "compliant".

Problemi di password per Skype
Autore: Giuseppe.Mayer | Categoria: Marketing | Data: Mercoledì, 18 Gennaio 2006 

Crescere in fretta, crescere presto! Ma anche crescere bene dovrebbe avere la sua importanza, o no? Da qualche settimana molti utenti di Skype si stanno lamentando su blog e forum perchè non hanno più modo di accedere ai loro account. Cosa è successo?

Pare, come si evince da un commenti del responsabile sicurezza di Skype Kurt Sauer, che questo disservizio si sia originato da un upgrade della sicurezza (?) realizzato con l'obiettivo di unificare la gestione delle password di account e la gestione delle password del sito share.skype.com (quello per intenderci che permette gli acquisti di skype credit etc)

Il punto è che per fare un acquisto su share.skype.com bisogna registrarsi con un indirizzo email valido, mentre per la creazione di un account semplice questo non è necessario.

Questa diversità nei processi di registrazione ha creato il problema; di fatto l'upgrade delle password share.skype.com ha riguardato anche alcuni utenti che avevano solo il semplice account o che avevano utilizzato i free skype credit (ma senza inserire un'email nel proprio profilo).

Conseguenza? L'1% degli utenti (il dato è sempre di Kurt Sauer) si sono ritrovati sbattuti fuori, con password modificata arbitrariamente e senza alcuna possibilità di riaccedere al proprio account dato che la funzionalità di reinvio password chiede anche l'email di registrazione (che, lo ripeto, non è obbligatoria per la registrazione del solo account).

Alcuni utenti (i thread sono anche sui forum del sito di Skype) sono riusciti a recuperare la propria password, ma solo dopo diversi giorni di tentativi con il costumer service; altri, come il sottoscritto, ancora no. La risposta, standard, che arriva da Skype è "siamo spiacenti, ma potete sempre creare un nuovo account".... irritante vero?

Insomma, una gran brutta figura per Skype, uno scivolone che, forse, non ha ricevuto l'attenzione che avrebbe meritato solo perchè il Voip PctoPC è ancora materia per carbonari. Ma provate ad immaginare se un disagio simile, con non ore, ma settimane di down fosse capitato alle aziende utenti di una qualsiasi telco italiana ...

La realtà è (purtroppo/perfortuna) che Skype, GTalk, etc sono giochi e trastulli per amanti del genere, ma se questi sono i livelli di servizio, il vero business ci metterà anni ad arrivare.

Finalmente è arrivata: la concorrenza!
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Marketing | Data: Martedì, 13 Dicembre 2005 

Dopo un primo periodo dedicato al 100% al branding finalmente anche nel settore dei "numeri utili" la liberalizzazione sta iniziando a dare risultati positivi anche dal punto di vista dei clienti.
892892 ha inaugurato la tariffa fissa, la cosa più ovvia per questo tipo di servizi, ma che è stata tenuta in frigo fino ad ora per monetizzare al massimo il periodo iniziale di lancio. Attualmente la tariffa è di 1.8 €, ma credo e spero che le altre decine di competitor abbassino il prezzo almeno fino ad 1 €.
1254 invece ha inventato una formula più artificiosa: paghi la prima chiamata e poi hai le chiamate gratis per tutta la settimana successiva. A livello pubblicitario la trovata è carina, sebbene poco utile a livello pratico: il servizio non viene utilizzato con una frequenza elevata.

In ogni caso mi sembra positivo il fatto che la concorrenza stia finalmente portando all'abbassamento dei costi per l'utente finale, come avrebbe dovuto fare fin dall'inizio e come dovrebbe fare in maniera più sensibile anche in altri settori (tipo ADSL).

Btw la pubblicità dell'892892 continua ad essere una delle più brutte della storia secondo me :)

BzzAgent: passaparola 'pungente'
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Marketing | Data: Giovedì, 24 Novembre 2005 

bzzagent.gifSu segnalazione di Marco Montemagno ho scoperto BzzAgent, un'interessante azienda che si occupa di creare "buzz" attorno ad un prodotto o un evento tramite una serie di agenti.

In pratica i "buzzer" hanno un proprio account tramite il quale vedono le campagne attive, scelgono la campagna più adatta e si candidano come BzzAgents. Una volta approvati ricevono un campione del prodotto, una serie di informazioni, una guida e le indicazioni di dove e come creare il "movimento".
Il funzionamento è spiegato molto bene sul sito, in questa pagina.

Il meccanismo è sicuramente interessante (tant'è che secondo B. lo usa anche la sinistra italiana...) e, a giudicare dai clienti, anche redditizio. Fossi un'azienda con un brand di un certo tipo però sarei un po' preoccupato del fatto che "gente" sconosciuta vada in giro a parlarne.
E' vero anche che il passaparola di per sè non è controllabile, quindi tanto vale dare comunque delle direttive di massima.

So che un importante operatore di telefonia sta per lanciare un'iniziativa simile.
Non appena sarà ufficiale magari ne parlerò in un nuovo post.

PS: hanno anche un blog

Baby Boomers: la 'nuova' frontiera del marketing
Autore: Jacopo.Gonzales | Categoria: Marketing | Data: Martedì, 11 Ottobre 2005 

Quest'anno circa metà dei Baby Boomers avrà 50 anni e più ("Baby Boomers" vengono comunemente definiti i nati tra il 1946 e il 1964, periodo in cui al boom economico seguì un aumento esponenziale delle nascite).
Secondo previsioni questi "senior" spenderanno 2 mila miliardi di dollari all'anno in beni di consumo e servizi.
Di questi sono stati, sin dalla nascita, il forte motore economico rimanendo uno dei più vasti ed importanti gruppi demografici d’America.

I Boomer hanno sempre ottenuto qualunque cosa volessero, senza però stabilire particolari standard o abitudini d'acquisto immutabili quando si parla di consumo.
Anzi sono sempre alla ricerca di prodotti migliori. Da sempre sperimentano prodotti e servizi e si divertono nel provare cose nuove.

Ma la vita adesso sta cambiando per loro che hanno raggiunto la soglia dei 50 anni ed oltre.

Fino ad oggi i marketer hanno seguito una di queste due strade:
1] li hanno ignorati del tutto come interessante fascia di mercato, focalizzando l’attenzione solo sugli appartenenti alla fascia d'età 18-49 anni
2] oppure li hanno targettizzati in modo improprio, ammassando tutti
gli over 50 nel segmento del "mature market", pregno di pubblicità inerente "adulti attivi" dai capelli grigi che conducono "vite attive".

Oggi i tempi sono cambiati e nessuna delle su citate strategie funzionerebbe più.

Non è più possibile ignorare i Boomer. Solo negli Stati Uniti sono circa 78
milioni, mentre in Italia la cifra si aggira intorno ai 15 milioni). C'é
semplicemente "troppo" denaro nelle loro mani per poter far finta di niente.
Inoltre l’approccio a livello di marketing non può essere lo stesso adottato per le generazioni di over 50 che li hanno preceduti, in quanto i baby boomer pensano, agiscono e sentono in modo del tutto diverso.

La vita è diversa a 50 anni. Almeno lo è stata per le generazioni precedenti. Per i boomer, comunque, la vita rimane un qualcosa che deve continuare ad offrire molte esperienze, e va vissuta non solo bene, ma meglio!

Le loro priorità quindi non sono necessariamente nuove, ma anche una rivisitazione di quelle esistenti rimesse a fuoco con l’esperienza di un 50enne.

Per i baby boomer il tempo è sicuramente trascorso, sono cresciuti, ma state tranquilli, loro non si comporteranno da "vecchi" nè tantomeno questo sarà il loro modo di percepire o vivere la vita. I Boomer mantengono ancora la stessa forma mentis che li ha contraddistinti sin dall’inizio: il sentirsi giovani.

Si vedono più giovani di 10-20 anni. Non pensano a loro come persone di una certa età che "pensano giovane", ma come persone giovani con qualche ruga e capello grigio. Cominceranno a vedersi vecchi quando avranno 70 anni.

Fino ad allora, la generazione ribattezzata dagli americani come "ME Generation" sarà indirizzata all'acquisto dal proprio modo di pensare e sentire, dopo tutto non c’e’ investimento migliore e più soddisfacente che quello fatto per sé stessi.
Per i marketer, l'implicazione principale è rappresentata dal fatto che i baby boomers vogliono apparire e sentirsi giovani, in salute, vitali e sexy.
L'unica loro meta è il vivere il più a lungo possibile, nel modo migliore possibile, provando con tenacia ed anzi raddoppiando gli sforzi nei confronti di tutti gli eventuali ostacoli. I boomer vogliono dimostrare che l'età non è sinonimo di debolezza e con il loro stile di vita elevato ci stanno riuscendo.

La maggior parte dei Boomer possiede una casa di proprietà, ha estinto o sta per estinguere il mutuo relativo alla prima casa, di conseguenza hanno risorse sufficienti per ristrutturarla, ingrandirla o comprarne una nuova.
Una previsione dell’American Demographics sottolinea come i baby boomer americani acquisteranno un milione di abitazioni ad uso di seconda casa entro il 2010. Questo significa che questa fascia socio-demografica rappresenterà una grossa fetta nel segmento dei big spender nel corso dei prossimi anni.

Inoltre da sempre i baby boomer hanno dedicato molto tempo a sé stessi (tanto da poter essere considerata come una loro peculiarità) e certo quest’abitudine è ben lontana dal cambiamento, tanto che sono alla continua ricerca di tutto ciò che è empiricamente sinonimo del godersi la vita e di riduzione dello stress, come cene in ristoranti di classe, viaggi costosi, tecnologia, automobili etc…

In fin dei conti hanno soldi da spendere e li vogliono spendere ragione in
più per non ignorare questo target!

Il Jackal Marketing su Katrina
Autore: Federico.Riva | Categoria: Marketing | Data: Giovedì, 22 Settembre 2005 

Alcuni si sono scandalizzati per un personaggio bizzarro che pare voglia vendere una bibita chiamata 'Katrina', con la seguente tagline: "Get Blown Away". .
Sicuramente questo tipo di "Jackal Marketing" non è molto professionale e per un motivo ben preciso; rischia di essere troppo 'diretto' per funzionare davvero.
Posto che non credo che la bibita sarà mai effettivamente prodotta, penso che lo sciacallagio sia parte integrante del marketing; soltanto, normalmente viene fatto in maniera più sottile.

Blog ROI: come capire se un blog può aiutarvi a fare business
Autore: Simone.Lovati | Categoria: Marketing | Data: Mercoledì, 21 Settembre 2005 

Negli ultimi mesi responsabili marketing e consulenti si interrogano su come i blog possono generare ritorni in termini di business. Ma ha senso parlare di blog ROI? Come capire se un blog può essere d’aiuto?

Come spesso accade quando si parla di marketing, si genera una gran confusione sugli obiettivi e sulla reale portata delle proprie attività, si è spinti a “mitizzare” uno strumento o una tattica ritenuta di moda, per poi decretarne il “precoce insuccesso” a qualche mese di distanza.

Perciò capiamoci prima su cosa i blog non sono:
i blog non sono “magici”
i blog non sono una strategia
i blog non sono “la soluzione”
i blog non sono per tutti

I blog sono semplicemente uno “strumento di marketing”, per alcuni aspetti nuovo, per altri un po’ meno. Sono un’ulteriore tattica a vostra disposizione.
Perciò, come sempre, è lecito chiedersi quando e come possa essere adatta ai vostri obiettivi e al vostro target.

Di seguito trovate una checklist da seguire per non cadere in errore e capire quando e come un blog può aiutarvi a fare business:

1. Quali sono vantaggi e svantaggi per voi?

Dovete cercare di essere realistici. Non è obbligatorio aprire un blog!
Hanno il vantaggio di essere personali, diretti e aggiornabili in qualsiasi momento, ma “vivono” di contenuti interessanti, o siete in grado di fornirne e avete le idee chiare sugli effetti o rischiate di rimanere delusi.

Giorni fa mi è stato chiesto:
“Che differenza c’è con un sito web e la tipica area news?”…
… “Qual’è la vera innovazione di questi benedetti blog?”

Ci ho pensato un po’ poi ho risposto:
La vera innovazione dei blog è che mettono al centro le persone!

Al di là della tecnologia, dei termini tecnici e delle mode, il punto è proprio questo, un blog per un’azienda significa dar voce alle proprie persone.
Un blog significa andare oltre il “muro” del brand e valorizzare il capitale umano nella propria strategia di marketing.
“Per voi questo è un vantaggio o no?” Questa è la prima domanda che dovete porvi. Non esiste una risposta corretta a priori!

2. Qual è il target? Quali sono gli obiettivi?

Un blog è sicuramente da considerare una tattica a lungo termine, non è uno strumento di “prospect generation” a breve o una “selling machine”.
E’ uno strumento di comunicazione. Se il target che volete raggiungere non è solito utilizzare Internet o non siete in grado di stimolare una discussione che lo coinvolga, allora forse il blog non è lo strumento più adatto.
Quando analizzate il target però non pensate solo ai vostri potenziali clienti, non per forza il blog deve essere diretto solo a loro!
Pensate piuttosto agli influencers, pensate a chi può scrivere o parlare di voi.
Come vi dicevo prima, dovete integrare il blog in una strategia più ampia. Solo così potrete misurarne l’impatto e capirne il contributo.


3. Come posso sviluppare il blog?

Prima di iniziare è fondamentale capire su quali contenuti concentrare il blog, sui prodotti? …sulle tecniche di utilizzo?... sulle esigenze che risolvono?...ci sono moltissime possibilità, dovete scegliere quella più adatta ai vostri obiettivi, alla strategia che avete pensato. Ricordate sempre che i post efficaci non sono quelli che attirano il maggior numero di persone possibili, ma quelli che coinvolgono veramente il vostro target stimolandolo a parlare di voi e con voi.
Ma non solo, dovete pensare a come produrre questi contenuti, chi far parlare e come gestire commenti positivi e negativi.
Un blog, come vi dicevo, è una tattica a lungo periodo, dovete perciò pensare ad una gestione sostenibile nel tempo.


4. Come misuro i risultati?

Per concludere dovete pensare ad una metrica con cui misurare i risultati dei vostri sforzi.
Ma ha senso parlare di Blog ROI? Il titolo di quest’articolo è volutamente provocatorio, non può aver senso parlare di ritorni sull’investimento (ROI) del solo blog in senso stretto, il blog è un “mezzo”, non è un business, non è il “fine”.
Condivido le osservazioni proposte su questo concetto inTo blog or not to blog ?” di Enrico.
Ma attenzione, questo non significa che un Blog non possa concorrere all’ottenimento dei risultati o peggio che il suo contributo non sia in alcun modo misurabile.

L’obiettivo di tutte le imprese è il profitto. Come capire l’influenza di un blog sul profitto? Dovete per prima cosa identificare le fasi del percorso che porta i vostri clienti ad acquistare da voi, il blog influenza una o più di queste fasi. Pensate a questo percorso come ad un imbuto (“funnel”) a più strati, il blog e le altre attività di marketing si occupano di far passare un potenziale cliente da uno strato al successivo, è così che contribuiscono all’obiettivo finale: la vendita. La metodologia che ne deriva viene spesso identificata come “Sale Funnel”.

Il concetto di base è molto semplice: in ingresso al “funnel” c’è il mercato potenziale, in uscita le vendite concluse, in mezzo il duro lavoro del marketing e delle vendite!

Google, da squalo a sushi?
Autore: Gianluca.Diegoli | Categoria: Marketing | Data: Giovedì, 8 Settembre 2005 

Interessante la teoria "darwiniana" di Laura Ries nel contestare l'apparente strategia (per il momento di successo, per la verità) di Google di occuparsi di qualsiasi cosa, dal VOIP al WIFI, dai blog alla mail, dai sistemi operativi all'ecommerce.

But today, rich and powerful Google is going backwards on the food chain. Google was once a small nimble fish that became an killer whale, and now looks more like an octopus. Google has its tentacles in way too many divergent businesses.

The problem is that the octopus model for running a business is all wrong. Building a strong base and then stretching out your tentacles in all directions gets your brand in trouble. It confuses the consumer as to what your brand stands for. It confuses the company as it what it stands for. It confuses management as to who the enemy is. It confuses R&D as to what direction to go. It confuses the advertising agency as to what the message is. It confuses the public relations agency as to what the buzz is.

Google starebbe ripetendo l'errore di Microsoft, l'ultimo grande octopus: occuparsi di tutto, dai tablet all'xbox, senza risultare profittevole in nessuna di queste attività collaterali. E alla fine l'octopus diventa sushi nelle fauci del prossimo small killer nimble fish.

Google sushi anyone?

Gmail. A pensare male si fa peccato...ma...
Autore: Federico.Riva | Categoria: Marketing | Data: Sabato, 3 Settembre 2005 

Penso che valga la pena farne un post ad hoc, per questa notizia che - mea culpa - non conoscevo, anche se è strettamente correlata a quanto diceamo due post fa. Cmq il fatto è questo: Google Gmail, come quasi tutti sanno, è 'a invito', come per Orkut e tanti altri prodotti not-google, per avere un account Gmail devi essere invitato da qualcuno che già ce l'ha. E fin qui tutto bene, anche se la cosa potrebbe essere criticabile. Ma le cose adesso finalmente cambiano! Dopo più di un anno di 'beta' (as usual) Google annuncia adesso che sarà possibile iscriversi a Gmail senza essere invitati! Basterà...fornire il proprio numero di cellulare. Il motivo? Solo così Google sa che a iscriversi è stata 'a real person'.

"Sign up for Gmail"
8/24/2005 05:44:00 PM

Posted by Keith Coleman, Gmail Product Manager

It's pretty exciting to see those words on the Gmail homepage. For the last 16 months, a lot of people have been asking us how they can sign up for Gmail, and today we're happy to be able to say, "Just go to gmail.com." From there, you can get an invitation code sent to your mobile phone, and with this code, you can create a Gmail account. Once you have Gmail, you can try out our brand new IM and voice service, Google Talk.

Why use mobile phones? It's a way to help us verify that an account is being created by a real person, and that one person isn't creating thousands of accounts. We want to keep our system as spam-free as possible, and making sure accounts are used by real people is one way to do that.

We're also working on some new mobile features that will make your Google account more useful and secure, such as SMS alerts and password recovery. When you sign up using your mobile phone, you can choose to save your number with your account so you can use these features as soon as they become available.

Right now, sign-ups only work with U.S. mobile phone numbers, but we're eager to support others. With Gmail now available in 29 languages (and counting), we're already working hard to bring you "注册 Gmail 邮箱," "Зарегистрироваться в системе Gmail," "Abra sua conta no Gmail" and many more.

A parte il giudizio di 'not real person' per chi non possiede un telefono cellulare (francamente pazzesco), mi sembra evidente che questo sistema nulla ha a che fare con l'evitare lo spam (che cosa c'entra?), ma con il correlare gmail-google talk e numero di cellulare alla medesima persona (che cosa vuoi di più dalla vita?).

Questa novità non sarà 'evil', ma non mi sembra molto 'fair'...Certo potete dire che uno può non aprirsi Gmail e usare un altro provider. Vero, ma fino a un certo punto; prevedendo l'enorme diffusione di GoogleTalk, ci sarà un momento in cui tutti più o meno saranno 'indotti' a utilizzarlo; un po' quello che è avvenuto con il 'passaggio' da icq a msn messenger. Tutti gli 'amici' con cui parlavo in ICQ (tranne qualche 'incorruttibile') adesso vogliono parlare solo con msn. Quando accadrà questo anche per GoogleTalk (che magari permetterà di telefonare pc2phone gratuitamente) allora accadrà che sarà obbligatorio iscriversi a Gmail (altra anomalia di questo messenger/futuro Voip) e quindi sarà necessario dare il proprio numero di cellulare.

Tutto bene. Ma non ditemi che serve per vedere se sono una persona...reale.
Purtroppo il 99% delle persone se la berrà così.


A proposito di permission marketing
Autore: Maurizio Goetz | Categoria: Marketing | Data: Giovedì, 1 Settembre 2005 

Oramai la parola permission marketing o se vi piace di più marketing collaborativo è entrato nel vocabolario di chi fa marketing digitale.

Spero che oramai la maggior parte dei frequentatori di IMlog siano convinti che un marketing intrusivo, imposto non funziona.

Ho avuto modo di scrivere in passato che la privacy debba a mio parere essere considerata un asset e non un vincolo, ecco perché ritengo che il meccanismo del doppio opt in sia veramente il minimo, da una parte per salvaguardare gli utenti e dall'altra per ottenere leads utili nel proprio database.

Ricordiamoci che chi si iscrive ad una qualsiasi lista ci da un permesso che può:

  1. essere sospeso
  2. essere revocato
  3. avere una validità temporale limitata
  4. essere spostato ad altre aree di interesse

L'utente deve a mio parere, avere la possibilità in ogni momento di modificare le sue preferenze e potere decidere se non ricevere più messaggi, aumentare o diminuirne la fruizione o modificare i contenuti che desidera ricevere.

Ovviamente i messaggi devono essere strettamente attinenti al permesso ricevuto, ciò significa che se un utente ha acconsentito a ricevere informazioni commerciali relative alle promozioni di prodotti di abbigliamento, non è possibile inviare senza la sua autorizzazione informazioni di natura diversa.

Per questa ragione ritengo che un marketer che si rispetti non debba fermarsi al doppio opt in, ma spingersi ancora più in profondità. In questo caso le domande da porsi devono essere quattro e non solo una relativamente al permesso.

Desidera l'utente ricevere messaggi da parte nostra? (opt in)
In quale momento possono essere inviati i messaggi? (opt when)
Con quale frequenza e modalità possono essere inviati i messaggi? (opt how)
Attraverso quali mezzi e dove possono essere inviati i messaggi? (opt where

In questo modo se costruiamo una comunicazione integrata che non utilizza solo la posta elettronica, ma anche il cellulare, diamo un vero servizio ai nostri clienti attuali e potenziali.

Che ne pensate?

Lancio di un nuovo prodotto: come evitare gli 'errori capitali'
Autore: Simone.Lovati | Categoria: Marketing | Data: Mercoledì, 24 Agosto 2005 

Migliaia di nuovi prodotti vengono lanciati sul mercato mondiale ogni anno. Migliaia di essi non si trasformano in successo in gran parte per un’errata strategia di marketing. Perché? Migliaia di errori?

No! In genere un errore solo: non rispettare i fondamentali del marketing, ossia quel processo che sta alla base di ogni strategia vincente: segmentazione del mercato > studio del target > definizione del posizionamento ideale.

Di seguito trovate una sintesi degli errori più comuni che mi è capitato di riscontrare durante gli ultimi cinque anni di consulenza. Per ogni errore ho cercato di proporre un consiglio che vi possa aiutare ad evitare di cadere in inganno in futuro e a trasformare ogni nuovo prodotto in un successo.

Il Marketing e la Ricerca e Sviluppo (o L’ufficio tecnico) non lavorano insieme
Molti marketing manager lavorano con un marketing mix che si riduce ad una P sola: la Promozione.
In molte imprese italiane il marketing si occupa solamente di pubblicità, branding, fiere ed eventi aziendali. Ora, non dico che queste attività non siano fondamentali, ma lavorare solo con esse risulta riduttivo in quanto il prodotto (o il servizio) da lanciare già esiste!

Per migliorare la propria efficacia i marketing manager devono "risalire" il processo decisionale, devono collaborare con il reparto ricerca e sviluppo o con l’ufficio tecnico per segmentare il mercato, identificare il miglior target e costruire con esso un prodotto (o un servizio) che realmente risponda alle sue esigenze.

Il Marketing non si concentra abbastanza sul target
Il marketing non conosce veramente il target da colpire, le sue esigenze, le sue abitudini.

Facciamo un esempio:
Supponiamo che dobbiate invitare dei prospects alla presentazione di un nuovo prodotto e abbiate una buona lista di nominativi che vi hanno dato il permesso di inviare offerte commerciali via email.
Siete sicuri che i nominativi che avete siano realmente interessati a quel prodotto?
Nelle imprese che seguono questo ‘vizioso’ processo i nominativi vengono selezionati per caratteristiche demografiche (età, sesso…), nel B2C, o per fondamentali economici (SIC, ATECO, fatturato, numero addetti), nel B2B. Poi viene inviata loro una o più email di invito.
Ma siamo sicuri che l’email sia di interesse per queste persone? ... Funziona?
Se vi è capitato di ricevere email da società che conoscete e buttarle al volo nel cestino, la risposta la conoscete già!

Ormai le persone sono saturate di impegni, di riunioni e di email. Non si può più pensare di inviare email generiche nella speranza che siano d’appeal per il destinatario.
Bisogna conoscere bene le esigenze dei destinatari, non solo le loro caratteristiche. Bisogna inviare email personali e specifiche sulle esigenze del destinatario, solo così si può pensare di aver successo.

Il Marketing chiude gli occhi e sceglie la strada più sicura
Molti marketing manager preferiscono non rischiare, "vanno sul classico" per non essere poi incolpati di futuri insuccessi. “Nessuno potrà mai dire nulla se per lanciare un prodotto pianifico sulla rivista di settore y su cui pianifichiamo ogni anno” oppure “Nessuno potrà lamentarsi se continuiamo a partecipare alla Fiera x, che facciamo ogni anno”. Ora nulla in contrario con il la rivista y e la fiera x, ma non sempre sono la scelta migliore. Molti sanno di sprecare budget su tattiche consuetudinarie e assolutamente poco efficaci, ma non vogliono assumersi il rischio del cambiamento!

Quante volte mi è capitato di sentire "…lo so, lo so che non è tanto efficace, ma piace all’A.D., quindi si fa!".

L’A.D. vuole risultati, vuole profitti. Ma non è sempre chiaro quali risultati vuole dal marketing. In più di solito il marketing è visto come un costo, perciò è la prima risorsa da tagliare in tempi di crisi.
Quindi molti pensano sia meglio non contraddirlo e "chiudere gli occhi".

Per risolvere il problema per prima cosa dovete da subito chiarire i risultati attendibili da ogni nuova iniziativa di marketing.
Se volete “far passare” nuove iniziative dovete cominciare a calcolare e monitorare il ROI delle vostre attività di marketing. Dimostrarne il valore in termini di profitti, confrontare vecchie e nuove tattiche su tali basi e presentare le vostre fondate decisioni all’A.D.

Il Marketing inizia a pianificare il lancio quando il prodotto è già disponibile
Alcune aziende hanno il vizio di pianificare il lancio di un nuovo prodotto all’ultimo momento!
Ma il piano va studiato nel dettaglio, non si può pensare di iniziare a lavorare quando il prodotto è già in vendita o lo sarà da lì a pochi giorni.

Bisogna convincere il management che tale pianificazione va studiata a partire da quando si decide di entrare in produzione, non quando si è pronti a vendere!

Il Marketing e le vendite non si parlano
La maggior parte dei marketing manager non seguono e non conoscono il ciclo di vendita dei propri prodotti. Credono che il loro ruolo finisca con la generazione dei prospects. In tali casi sembra che Marketing e vendite abbiano obiettivi e metriche diverse. Il Marketing vuole più visitatori sul sito, più iscritti alla newsletter…etc. Le vendite più chiusure.

Il Marketing e le vendite devono sincronizzare di più i loro sforzi.
L’obiettivo è lo stesso per entrambe: la crescita del business sui clienti attuali e sui nuovi!

Il ciclo di vendita deve essere monitorato dal marketing. Il ROI delle tattiche di marketing va monitorato durante il lancio di un nuovo prodotto.

Bisogna capire perché alcuni prospect non vengono conquistati o sembrano avere un processo d’acquisto molto lento. Per migliorare il marketing e aumentare continuativamente la propria efficacia.

Podmarketing?
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Marketing | Data: Mercoledì, 20 Luglio 2005 

ipod_ad.gifOrmai fa figo far cominciare tutte le parole per pod, quindi ero molto contento di aver pensato alla parola podmarketing, salvo poi scoprire che era già stata utilizzata da tale Frank Salerno il 1 luglio...

Che sia originale o meno questa parola a mio modo di vedere ha senso eccome! L'iPod è attualmente l'epicentro di una tempesta mediatica, on e off-line, di rara intensità: è il must have del momento, accomuna smanettoni e newbies, non ha più a che fare solo con la musica, non è più solo uno status symbol, ci sono centinaia di libri dedicati. Il termine "lettore Mp3" non si usa più: ipod è come scottex, kleenex, post-it.


Il podcasting esiste da pochi mesi ed è già sulla bocca di tutti, così come il conseguente podvertising. Ma l'ipodmania sta dilagando anche e forse soprattutto in ambienti che poco o nulla hanno a che fare con la tecnologia, e sta acquisendo visibilità sui media tradizionali in un modo e con una forza difficilmente vista in precendenza per apparechi tecnologici, se escludiamo ovviamente il cellulare.

E' per questo che si può a pieno titolo parlare di podmarketing: tutto ciò che ruota attorno a questo oggetto fa discutere e riscuote interesse, e le iniziative sono le più varie e disparate.
Io, per non saper nè leggere nè scrivere, ho acquistato il dominio www.podmarketing.it ;-)

Il vero competitor di Google? L'Rss!
Autore: Giuseppe.Mayer | Categoria: Marketing | Data: Mercoledì, 20 Luglio 2005 

Mi risveglio dal torpore estivo per segnalare (via Micropersuasion) l'analisi di Kavin Hale sull'importanza dell'Rss e sulle ripercussioni che il suo sviluppo può avere anche per il futuro di Google.

L'articolo mi sembra davvero illuminante nell'inquadrare il tema della rilevanza delle informazioni e dei suoi attributi (velocità di aggiornamento, flessibilità degli strumenti d'accesso etc)

Cito un breve passo: "I think what they (Google ndr) are afraid of is the rise of applications that seem to be tracking importance and trends better than search. In the race to find what deserves face-time, services like del.icio.us, Technorati and Digg.com in combination with the rapid adoption of web apps like bloglines, newsgator, feedster and kinja are making Google’s search seem very, very slow. And it’s all being accomplished with RSS technology."

Buona lettura!

Logos for sale
Autore: Enrico.Bianchessi | Categoria: Marketing | Data: Lunedì, 18 Luglio 2005 

Una breve "provocazione" (proviene dal buon Seth Godin) circa il reale significato del logo. Pixellogo è un sito dova si trovano centinaia di loghi per ogni tipologia di business, pronti all'uso, a partire da poche centinaia di dollari. Ho navigato un po' tra le varie categorie e devo dire di averne visti alcuni veramente interessanti. Ma non è questo il punto.
Il nostro Seth si domanda, giustamente, se valga la pena di investire tempo e danaro ( a volte se ne investe davvero parecchio ) per creare un logo che dovrà stamparsi indelebilmente nelle menti di tutti quelli che lo vedranno. Il logo non è di per se' un valore, se non DOPO che l'esperienza di consumo gli associa valore e reputazione. Da pensarci. Il post di Godin

Il marketing italiano dei servizi
Autore: M. Bancora | Categoria: Marketing | Data: Martedì, 28 Giugno 2005 

tube.jpgSarà questo caldo che mi rende insofferente, ma ci sono esperienze di acquisto per cui uno rimane con lo sguardo perso nel vuoto e col pensiero rivolto alle persone che gestiscono il marketing dei servizi di certe aziende. Esperienze per cui se uno chiede di prenotare un parcheggio all'aeroporto di Malpensa, gli viene richiesto un fax e quando chiede se è possibile ricevere il modulo per mail, si sente rispondere che questa possibilità non esiste. La stessa sensazione uno la prova quando visita il sito dell'ATM di Milano, dopo aver interagito per mesi con il servizio della Metropolitana di Londra.

892 Fastweb; tanta cartomanzia, poca trasparenza
Autore: Giuseppe.Mayer | Categoria: Marketing | Data: Venerdì, 17 Giugno 2005 

fastweb.jpgQuello dei micropagamenti online è IL problema per molte piccole realtà che cercano strumenti flessibili e affidabili per far pagare, ad esempio, i propri contenuti online.

Nel nostro paese, non potendo contare su una larga diffusione della carta di credito, molti piccoli e medi editori si sono orientati ad utilizzare i numeri a tariffazione speciale del tipo 899 e, negli ultimi tempi, 892 (in teoria riservato a servizi di carattere "sociale-informativo").

Il punto è che, come tutti sappiamo, in questo settore i servizi più redditizzi (anche per gli operatori di telefonia) sono quelli legati al mondo "incontri" ed alla "cartomanzia"; si tratta di servizi spesso poco chiari e trasparenti, ma che, per la loro natura, tendono ad avere (purtroppo) un largo bacino di utenti "interessati".

Proprio in merito a queste numerazioni, nelle ultime settimane, ho scoperto, sulla mia pelle, un fatto curioso (e preoccupante) che vado a raccontare; di fatto le numerazioni che si possono acquistare del tipo 892 sono due, a 6 e a 9 cifre.

Chiaramente le numerazioni a 6 cifre hanno un costo annuo importante (intorno ai 26.000 euro) contro un costo quasi simbolico per le numerazioni a 9 cifre; nella mia ingenuità pensavo che il costo delle numerazini a 6 cifre fosse giustificato dal fatto di poter in pratica disporre di una numerazione esclusiva (per 999 numeri)

In realtà non è così; Fastweb infatti può vendere ad un cliente un numero 892.xxx e poi RIvendere lo stesso numero 999 volte per tutte le estensioni possibili creando però evidentemente notevoli disagi per chi acquista il numero a 9 cifre.

Nel mio caso, ad esempio da quando abbiamo attivato questo servizio riceviamo quotidianamente decine di email e telefonate di proteste da parte di clienti che cercano di raggiungere il nostro servizio editoriale (9 cifre) e che invece vengono reindirizzati ad un servizio di cartomanzia (che ha acquistato il numero radice a 6 cifre) creando un notevole danno d'immagine.

Dopo innumerevoli richieste di chiarimenti a Fastweb, tutte più o meno delicatamente rimbalzate (assistenza clienti? naaa), abbiamo scoperto che questo inconveniente può capitare perchè, ad esempio, chi compone il numero è troppo lento nella digitazione (?!) oppure perchè, chiamando da cellulare, l'operatore mobile passa i toni di chiamata troppo lentamente.

Ora non so come si regolano gli altri operatori, ma di fronte ad un disservizio simile (legale o meno, non discuto) viene da chiedersi quanto veramente Fastweb e gli altri siano interessati a far crescere il mercato e quanto invece non siano semplicemente interessati a mungere il più possibile la "nuova" numerazione per poi, alle prime denunce, battere rapidamente la ritirata in attesa di tirar fuori un nuovo numero riservato a servizi di "sociale-informativo".

Non chiamatelo posizionamento, please
Autore: Maurizio Goetz | Categoria: Marketing | Data: Giovedì, 16 Giugno 2005 

David Aaker, Jack Trout e Al Ries, sono forse tra i principali studiosi del brand come asset strategico per qualsiasi organizzazione.

Il libro "Positioning", di Jack Trout e Al Ries, pubblicato per la prima volta nel 1979, è uno dei capisaldi della letteratura di marketing.

Al Ries ha sempre detto che il posizionamento è nella testa dei consumatori, ma esso è attualmente la risultante di un processo che parte da una precisa strategia aziendale.

Nick Wreden, brand futurist, come ama definirsi ed autore del best seller Fusion Branding, ritiene che il concetto di posizionamento top down sia superato e che oggi si debba parlare di wikificazione del brand come processo collettivo dinamico di creazione di senso.

Il concetto in linea generale è assolutamente interessante e condivisible, anche se non è stato ancora ben spiegato. La strategia di Wreden è chiara, creare un po' di curiosità, su un libro che sta per uscire.

Una cosa ci appare invece molto chiara. Blogs, wiki, rss, non devono essere intesi solo in termini tecnologici, ma soprattutto come abilitatori di nuove dinamiche relazionali tra un brand ed i suoi pubblici, i cui risvolti cominciamo ad intuire solo ora. Siamo infatti solo all'inizio di una profonda trasformazione culturale, in cui al centro ci sarà un'economia sempre più basata sugli intangibles, unica risorsa per poter competere con una Cina sempre più agguerrita sotto il profilo commerciale.

Gli strumenti per comunicare e per ascoltare non ci mancano, ora abbiamo un disperato bisogno di sviluppare nuovi modelli di marketing e di comunicazione che ci consentano creare e arricchire la notra proposizione di offerta e di significato di un nuovo valore per i clienti attuali e potenziali e per la società nel suo complesso.

Flying Marketing
Autore: Enrico.Bianchessi | Categoria: Marketing | Data: Mercoledì, 8 Giugno 2005 

I viaggiatori di un volo Alaska Airline diretti a Washington, hanno potuto sperimentare l'ultima trovata delle linee aeree per "fare cassa".

Nel periodo in cui i suddetti viaggiatori erano in attesa dell'atterraggio (30 minuti rigorosamente seduti e con cinture allacciate, in ossequio ai severi standard di sicurezza americani) gli altoparlanti in cabina passeggeri hanno diffuso la voce di uno steward che li incoraggiava a sottoscrivere una carta di credito della Bank of America, mentre i suoi colleghi giravano tra i viaggiatori (impossibilitati a fuggire...) con i contratti pronti da firmare.

In caso di successo l'equipaggio tutto viene premiato in sonanti dollaroni. Pare che il fenomeno sia in crescita e le compagnie aeree siano entusiaste di poter vendere questi "spazi" promozionali in tempi finanziariamente così difficili.

I commenti naturalmente sono i più diversi.

C'è chi raccomanda di comprarsi un bel paio di cuffie fono-isolanti, chi accetta la cosa dicendo che se è il "prezzo" da pagare per un volo a basso costo, ben venga.

Personalmente, voglio la cuffia.

Il cliente ha sempre ragione, ma a che prezzo?
Autore: Giuseppe.Mayer | Categoria: Marketing | Data: Lunedì, 9 Maggio 2005 

Qualche mese fa parlavamo di Wall*Mart, del suo successo e della capacità di competere in mercati diversi con una mission chiara e lineare: vendere a meno.

Nei commenti a quel post, giustamente, qualcuno sollevò obiezioni in merito al trattamento riservato dalla compagnia ai dipendenti citando le cause in corso e le mobilitazioni dei piccoli commercianti contro l'apertura di nuovi mega-store.

Nelle ultime settimane le proteste dei dipendenti RyanAir contro la nuova politica aziendale di contenimento dei costi mi sembra ripropongano la questione; in pratica ai dipendenti è stato chiesto di NON ricaricare il proprio cellulare utilizzando la rete elettrica aziendale permettendo così, moltiplicando il risparmio della singola ricarica per la somma dei dipendenti in un anno, di abbassare ulteriormente i prezzi dei biglietti.

La domanda allora è: fino a che punto è giusto e corretto "spremere" il costo "umano" per portare un vantaggio al cliente finale?

E' chiaro che non sto parlando di "sfruttamento" del lavoro, ma di quella sottile linea d'ombra che permette, restando nella legalità, di limitare i costi generali che migliorano la qualità di vita dei dipendenti in azienda.

Quando il rischio del malcontento del personale diventa più importante della conquista di un punto percentuale nelle vendite?

Il mercato dei classified (USA) in calo del 20% nel 2007
Autore: Giuseppe.Mayer | Categoria: Marketing | Data: Martedì, 3 Maggio 2005 

il logo della NaaE' quanto hanno dichiarato due analisti McKinsey (Luis Ubinas e Jochen Heck) nel corso di un intervento alla conferenza annuale della Newspaper Association of America.

L'effetto internet, di fatto, si sta traducendo in una corsa al ribasso di prezzi pubblicitari; le tariffe una volta applicate dai giornali cartacei e giustificate da un lato dai costi di distribuzione/carta e