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TVtrip - in hotel niente brutte sorprese
Mancano poche settimane alla fine del concorso di TVtrip, sito di prenotazione viaggi, dove è possibile vedere i video degli hotel prima di prenotare. In Italia se ne vedevano di più negli anni scorsi di questi giochi/concorsi, è da un po' che le OLTA si sono "confinate" nel search marketing, affiliate marketing e un po' di tabellare. Un bravi ai Francesi per aver riportato un po' di divertimento nel web adv dei viaggi! Non sono solo le nostre bottiglie ad essere trasparenti
E invece poi capita, come mi è successo oggi, di avere torto e trovarsi davanti il banner di una notissima azienda del largo consumo che non si limita a fare advertising online (un applauso all'agenzia che l'ha sensibilizzata e convinta :-)) ma che usa questo spazio in modo originale e molto 2.0 per promuovere il suo widget! Dal sito www.coca-colaitalia.it: Per te il GDA Widget Coca-Cola Non ho onestamente idea di quente persone lo scaricheranno (serve Google Desktop) e soprattutto lo useranno, ma mi sembra comunque un tentativo encomiabile anche in un'ottica di creazione della relazione con il cliente attraverso il web, ma al di fuori del sito aziendale. Blogger pelosi...
Non ho ancora capito se è un'iniziativa demenziale o se è geniale (probabilmente nessuna delle due cose), ma la frase è inquietante: Non oso immaginare cosa potrebbe provocare un'ondata di blogger che parlano del loro partner peloso... Per partecipare e vincere un fondamentale Bodygroom (questo il nome dell'arnese) bisogna scrivere un post in cui sia contenuto il link al sito e poi segnalarlo. Sarà che "depilandomi" già la testa il resto dei peli li voglio tenere dove stanno, ma io questo post non lo segnalo :) GPA: Google e CPA sempre più vicini
Hanno infatti appena rilasciato uno "strumento per ottimizzare le conversioni", in rigorosa beta, che permette di fissare un CPA massimo relativo alle conversioni tramite le campagne AdWords. Disclaimer: Posto che le campagne a CPA non sono praticamente state degnate di uno sguardo da nessuno (in primis da Google stessa), questa nuova funzionalità sembra il vero prologo alla partenza di "vere" campagne a CPA. Visto che Steve Rubel inizia a recitare il requiem per il pay per click, anche Larry e Sergey stanno cercando qualcosa di "nuovo". Staremo a vedere! Come vendere sapone, ovvero il viral marketing
Via Maurizio IKEA: la landing page è giusta!
La landing riprende il claim della campagna tv e dà la possibilità di guardare lo spot (un video embedded era meglio, ma non cerchiamo il pelo nell'uovo). Ben fatto! Tubemogul - video upload e statistiche
Give us a chance to impress you with our quick response time. Ebbene nello stesso pomeriggio Brett Wilson, nonchè Co-founder and CEO, ha fugato i miei dubbi aggiungendo, inoltre, che alcune componenti aggiuntive verranno proposte a pagamento per utenti pro. Dalla tv a YouTube? Roba da ninja!
La cosa che mi ha colpito, al di là della creatività e dello stile, è che per YouTube sia stata creato uno spot ad hoc e non semplicemente riutilizzato lo spot. Sono molto d'accordo su questo punto, non basta mettere in circolo un video perchè diventi effettivamente "virale". Complimenti dunque ai ninja, che ci sono riusciti, sperando che questo approccio sia sempre più seguito! Cos'è la performance? Valueclick la pensa così
PS: è o non è 2.0 parlare bene della "concorrenza"? :) Viaggi a impatto zero
Tra i comportamenti decisamente poco "cool", sicuramente c'è il viaggio in aereo. Ma, se proprio non si può evitare di inquinare, si può almeno riparare con azioni positive =). A questo proposito segnalo la bellissima iniziativa di Lastminute.com in collaborazione con Lifegate: in concomitanza dei concerti LiveEarth del 7 Luglio, l'azienda ripagherà (in opere di reforestificazione) i danni delle emissioni di CO2 di ogni volo acquistato quel giorno sul suo sito italiano. Da Ottobre, inoltre, sarà possibile acquistare il proprio volo contribuendo contro i danni ambientali da esso derivanti. Tarjeta bloggers: sei sei un blogger hai lo sconto sull'hotel
Questa card dà diritto a sconti, vantaggi e servizi esclusivi per coloro che dimostrano di avere un blog che sia attivo da più di 2 mesi e non abbia contenuti offensivi. Mi sembra un'iniziativa molto interessante. Poca spesa, e solo "sulla performance" (sconti), molta resa, se non altro a livello di comunicazione e WOM. "queremos premiar a un sector donde practicamente su único beneficio es la satisfacción personal y el intercambio desinteresado de información" Olè! :) Per vedere i video del Corriere ci vuole Internet Explorer???
Usabilità o Usa-l'abilità?
Mi permetto però di far notare a Marco come anche il suo blog abbia un problema simile: riuscite a trovare facilmente il post in questo screenshot? Ricordo, sempre dai tempi di CHL, che una nostra agenzia, di cui ora non ricordo il nome (sul serio!) aveva un sito impossibile da navigare in cui proponeva come concetto di base "usalabilità" al posto di usabilità: ovvero se vuoi qualcosa cercatelo, non vorrai mica che te lo metta subito lì in evidenza! Credo che l'agenzia sia fallita... Search Engine Decoder (by Search-This)
Questo strumento ti permette di vedere raggruppati tutti i principali motori di ricerca, con la possibilità di vedere chi possiede chi, chi prende i risultati da chi o a chi li dà (fonte primaria, fonte secondaria, paid listing ecc.), e la % di copertura del mercato secondo i dati Nielsen. Mi sembra utile e anche bello a vedersi, no? :) Anche Google si converte a pay-per-action (beta)
Pare proprio che anche i ragazzi di Mountain View abbiano deciso di sondare il terreno riguardo alle meravigliose potenzialità del pay-per-action. Il procedimento è chiaro, limpido e lineare. "Pay-per-action ads complement your current campaigns by providing a new pricing model that extends your reach and allows you to pay only when a defined action is completed on your site. This beta feature is currently available to AdWords advertisers in the United States on a limited basis as part of our beta test." Ci vedo diversi messaggi: Anche se in realtà la notizia dovrebbe gettarmi nel panico ritengo invece che sia solo positivo per il mercato, del pay-per-action in particolare ma dell'online in generale. Vuoi vedere che Microsoft è la più 2.0 di tutti?
Ebbene sì, la tanto vituperata M$ alla fine della fiera è quella che ha fatto il passo decisivo ed è arrivata al non plus ultra della filosofia 2.0: pagare gli utenti per utilizzare i proprio servizi! Leggo infatti su MarketingVox e sul blog di Battelle che per promuovere l'uso di Live Search Microsoft ha creato una specia di programma che prevede la possibilità di guadagnare crediti in formazione per un valore fino a 25.000 $ per le aziende che faranno utilizzare il servizio di ricerca ai propri dipendenti. Altro che viral marketing! Altro che brand awareness! Oh, io per provare Windows Vista mi accontento anche di qualcosina meno... :) Update: e comunque secondo Ballmer Google cresce troppo in fretta: Spettacolare! (via Dotcoma) AuctionAds: guadagna con le aste di eBay
In sostanza mostra aste relative alla keyword che indichi e tu guadagni se l'utente clicca, si iscrive e bidda. In ogni caso mi sembra molto ben fatto. Per esempio se adesso qualcuno clicca su questo bel bannerino qui sotto si partecipa all'asta IMlog guadagna! :) Studio su quotidiani e motori di ricerca, by TSW
Segnalo un interessante studio fatto da TSW sul rapporto tra quotidiani online e motori di ricerca. Qui il post, e qui il pdf da scaricare. Complimenti a TSW e buona lettura agli imloggers :) Anche il link devo montarmelo da solo?
No, non è uno screenshot, è proprio una "pagina web"... Chissà, forse anche il link bisogna montarselo da soli a casa :) Release Your Music with SONY (sotto la doccia)
Questa volta si tratta di Release Your Music, un advergame che consiste in fare entrare in un bagno più persone possibili con dei device Sony (wlakman, portatili, cellulari ecc.) in modo da condividere più musica possibile con la ragazza che sta facendo la doccia, che però non deve notarti. Al di là del meccanismo del gioco (non sono riuscito nemmeno a passare il primo livello...) mi sembra significativo come Sony investa e testi nuovi format sull'online, con un occhio alla condivisione e all'intercomunicabilità tra apparecchi. Peccato che alla fine per vedere se hai vinto ti debba registrare :) Clausbuster: alla ricerca di Babbo Natale
Si tratta di scrivere una letterina a Babbo Natale sul proprio blog (o inviarla tramite un form), inserire un trackback al blog di Vivilastminute dedicato all'iniziativa e sperare che sia giudicato tra i più simpatici. Ovviamente a chi non ha un blog viene offerta la possibilità di aprirne uno su Vivilastminute :) Questo il programma dell'avventura: 18 dicembre 19 dicembre 20 dicembre 21 dicembre Mastrota trema, i bloggers sono arrivati!
- nella recensione dovrà essere indicato che la recensione è sponsorizzata - il costo di ciascun blog viene valutato da un minimo di 20 fino a un massimo di 200 dollari (con un sistema che tiene ad esempio conto dei ratings di Technorati e Alexa). - ma soprattutto il blogger potrà decidere se accettare o rifiutare di recensire un prodotto e non sarà in nessun modo vincolato nella espressione del proprio giudizio. La recensione potrà contenere critiche al prodotto... "We view this as a bonus: how else can you quickly and cheaply get feedback on a product or service from influencers?" Accattaaatev'ill
Google Website Optimizer: Analisi delle performance delle landing page
Google Website Optimizer attualmente in versione beta offre la possibilità di testare diverse landing page provenienti dagli annunci di Adwords per definire la migliore performance in termini di conversion rate. Il Website Optimizer permette di testare e misurare le performance di diverse combinazioni di landing page e di sezioni particolari delle stesse. Sappiamo che gli obiettivi principali di un inserzionista sono:
Le sezioni principali di cui è costituita una landing page (ma anche di una pagina di contenuti non finalizzata strettamente ad una call to action) e sulle quali è possibile sperimentare Google Web Optimizer sono:
Il nuovo tool di Google permette quindi di misurare puntualmente, più o meno come avviene l’ottimizzazione della visibilità degli annunci tra link sponsorizzati ottimizzati, diversi parametri di performance generando quindi due tipi di Report, dopo aver inserito opportunamente nelle pagine e sezioni da testare gli script necessari per il tracciamento delle conversioni. Il Report delle combinazioni mostrerà i risultati delle prestazioni relative a tutte le combinazioni effettuate relative alle sezioni delle pagine che sono state inserite nel test per essere variate e sostituite volta per volta. Verranno quindi monitorare le combinazioni di Titolo, immagine, testo per intere. E’ possibile confrontare l’originale con altre combinazioni e scegliere la migliore che ottimizza il Roi della campagna. ![]() Il Report delle Sezioni delle pagine tiene in considerazione quale singola variazione effettuata sulla landing page (Di titolo o di Immagine) ha avuto un maggior effetto positivo. ![]() Secondo Ann-Lee, del team di Website Optimizer, il Quality Score non verrà influenzato fin tanto che si manterrà la landing page di default per lo stesso Ad Group, quando però verranno implementate variazioni sulla pagina di atterraggio dell’annuncio, potranno verificarsi dei conseguenti cambiamenti anche sul punteggio di qualità che il sistema Adwords assegna ai relativi annunci. Potranno integrare il Website Optimizer coloro che usufruiscono già del servizio di Google Analytics. Scappo che mi chiude il conto online...
Il servizio online però, che in teoria è rivolto ad un target più evoluto e dovrebbe svincolare l'utente dagli orari, presenta dei limiti abbastanza stupefacenti. Inoltre il conto non si può aprire online e addirittura per richiedere la password bisogna recarsi presso un ufficio postale... E' ancora lunga la strada! HP virale: il computer è di nuovo personal
Il giochino consiste nell'inviare ad un amico l'invito dopo aver selezionato alcune caratteristiche che lo contradistinguono, "lasciandolo di stucco" a causa della miracolosa conoscenza delle sue abitudini sessuali o del suo lavoro che avviene appoggiando la mano sullo schermo... Molto meno bella la sezione del sito dedicata ai prodotti. Poco usabile e con rimandi esterni al sito istituzionale. Il telefono sempre occupato
Se qualcuno riuscisse ad entrare nel sito Vodafone mi potrebbe chiarire qual è l'offerta che propongono (sono graditi consigli allargati: meglio TIM? Meglio 3? Wind?)? È già la terza volta che ci provo ma il sito pare essere in perenne manutenzione. Salva le tue orecchie con Sony
Per farlo ha scelto il marketing virale online e gli user generated media, creando Saveyourears.it, una sorta di YouTube tematico in cui gli utenti possono uploadare i loro "video musicali" o comunque le loro gesta canore. Chiaramente le stonature sono frequenti ed "importanti". Il messaggio è: salva le tue orecchie con il nuovo walkman mp3! La realizzione è a cura degli amici di Ebola Industries. IL fatto che un colosso come Sony abbia scelto il viral marketing online ed ancora di più i contenuti generati dagli utenti è sicuramente un buonissimo segno! Mi porti un wi-fi, grazie!
Per chi non lo conoscesse, il sistema è semplice: negli aeroporti ci sono punti di accesso wi-fi dove è possibile registrarsi (pagando) e accedere a internet con una connessione a banda larga. In una di queste registrazioni mi sono ritrovato con la ricevuta dell'avvenuto pagamento, ma senza avere la username e la password per accedere al servizio. Ho scritto la mia brava email per avere dei chiarimenti, ma il problema non si è risolto: non sono riuscito a connettermi. Poco male, sono tornato a leggere Internazionale senza sapere cosa avesse postato Matteo quel giorno. Avevo quasi dimenticato l'accaduto, ma non i 6 Euri addebitati sulla carta di credito, quando con piacere ho ricevuto questa deliziosa email da Annalisa della customer service di Linkem: Scusandoci per il disagio arrecatole, le confermiamo che è stato già predisposto il riaccredito di tutte le somme eventualmente addebitatele per acquisti effettuati in quelle date. Speriamo di farle cosa gradita nell'offrirle in omaggio un account "linkem One Day " (durata 24 ore dal primo log-in) che potrà utilizzare in uno dei 140 hotspot linkem. Questi i dati di accesso del suo account omaggio: Con l'augurio di averla nuovamente come cliente, le porgiamo distinti saluti Linkem Customer Care Un piccolo gesto, ma un grande passo verso la mia eterna connessione negli aeroporti attraverso i loro servizi. Bravi! Compra Viagra e parti per un gran bel viaggio!
In rete se ne sta parlando da qualche giorno e ieri grazie alla segnalazione dei ragazzi di Altura e del post pubblicato su SEO black hat sono riuscita a vivere in diretta il mutamento e (quasi) annientamento di questi spammer.
La morale: Le PMI italiane ed il WEB - 2a parte
Non è il prodotto/servizio a fare la differenza ma la relazione. Nella prima parte di questo articolo, ripensare il marketing, si sono evidenziate le diverse modalità di approccio al web delle imprese italiane e come ancora ci si trovi davanti ad aziende hightech (quindi in grande confidenza con il media Internet) ed aziende lowtech (cioè ancora poco avvezze all'utilizzo di un media strategico come il web). Il fermento di questi ultimi mesi però mi induce a pensare che finalmente la maggior parte delle PMI si stia accorgendo che non salire sul treno della rete si può rivelare un film drammatico per il futuro delle imprese; questa fretta che possiamo anche assimilare all'ansia da risultato porta però a prendere decisioni troppo avventate o comunque poco ponderate che si tramutano poi nella progettazione e nella realizzazione di siti che si rivelano, rispetto al sistema internet, come strumenti poco idonei alla realizzazione di una corretta politica di marketing web. Si pensa ancora che il sito sia solo una mera vetrina o comunque uno strumento che non serve a vendere, e non c'è nulla di più sbagliato. Affrontare il web con superficialità o con poca conoscenza del media porta alla dispersione delle risorse ed al raggiungimento di scarsi risultati rispetto alle aspettative; di contro un'analisi approfondita relativamente alle modalità comunicative, ai sistemi di ottimizzazione dei siti web, all'utilizzo ed alla presenza strategica nei motori di ricerca, consente, come dimostrano numerosi studi in merito, il conseguimento di eccellenti risultati. Quindi il pensiero, ancora prima che ad una visualizzazione grafica del sito, va alla definizione di una precisa e concreta strategia di comunicazione web atta ad ottenere ed instaurare una consolidata e duratura relazione con il target di riferimento. Oggi conosciamo tutto rispetto a prodotti/servizi, non ci sono segreti, non esistono listini che possano rimanere riservati; il mercato è quindi alla ricerca di qualcosa di differente, che sia distintivo, caratteristico, che dimostri stile e coerenza, trasparenza ed accessibilità, che consenta un dialogo real time e che ci faccia sentire partecipi e coinvolti emotivamente: il mercato cerca la relazione. Bisogna che tutto il sistema azienda sia proiettato alla creazione di una ragnatela relazionale condivisa ed inserita adeguatamente nelle prassi e nelle modalità operative, essendo consci che solo partendo da una profonda conoscenza del mercato, dei clienti acquisiti e dei prospect, si possa affrontare il futuro con personalità e caratteristiche distintive. La gestione della informazioni e la capacità di analisi rispetto a quanto emerge durante "la relazione" consente l'ottimizzazione del rapporto prodotto/cliente e di instaurare un clima di fiducia e di affetto verso la marca che oggi, molto più di quanto si possa credere, si rivela determinante. Ma la relazione è qualche cosa di più profondo di un semplice scambio di informazioni di primo livello, sottintende la capacità di operare attraverso l'ottica del Precision Marketing ( Marketing di precisione, cioè mirato espressamente ad un piccolo segmento del target di riferimento) ed al rapporto One2One (uno ad uno, considerando il mercato come sistema di singole persone uniche ed irripetibili, assimilabili si a micro segmenti, ma sempre e comunque persone). Il web consente di attivare un sistema relazionale profondo, concreto ed estremamente importante. Le grandi aziende lo hanno intuito e lo stanno applicando; le PMI ci stanno arrivando, alcune con passi da sprinter altre ancora non hanno sentito il colpo dello starter. Gli strumenti ci sono, il media è perfetto (anche se perfettibile), il mercato è pronto; mancano, in alcuni casi, la visione rispetto a quanto ottenibile attraverso il web, la volontà di approfondire l'argomento o, e questo è ancor più grave, la capacità imprenditoriale di mettersi in discussione. Affrontare il mercato a viso aperto significa mostrare il fianco, i propri pregi e le proprie debolezze, ma è proprio questo che il mercato vuole, trasparenza, dignità ed umiltà. Davanti a queste modalità comunicative la relazione prende vita, si scalda, diventa costruttiva, partecipe, consente alle imprese di migliorarsi ed ai clienti di ottenere un prodotto/servizio sempre più "tagliato a misura" modello "drop" per intenderci. Il sito web, le news letter, la precisione e-mail marketing, i form per il dialogo con il cliente, i forum, i gruppi di interesse... quante sono le possibilità di incontrare il proprio mercato? Lascio a voi la riflessione in merito. Prima di chiudere questo articolo desidero però aprire un'altra porta del corridoio internettiano: Non si può prescindere dal fatto che oggi la maggior parte degli acquisti effettuati off line (cioè acquisti non fatti in internet ma nei negozi B2C o nei luoghi deputati al B2B) sia guidato ed influenzato da internet. Meditiamo imprese, meditiamo! Lycos + spam engine= Comundo.it
Più oscuro rimane un altro passaggio. Ossia la necessità di un azienda di affidare il proprio brand e il proprio business model ad una pratica, quella dello spamdexing, molto poco politically correct, e soprattutto, almeno in linea teorica, di breve veduta, considerando gli algo dei vari motori che si evolvono o almeno dovrebbero evolversi. Questa politica è poi contro ogni decente guideline che miri a contenuti e servizi di qualità invece che a tricks for dummies. Perchè se anche motori di ricerca li inganni in mille modi, anche con gli spam engine di cui si è scandalosamente dotata Lycos, i navigatori, specie i più attenti, li inganni meno facilmente. Tutto questo per dirvi che se vi capitasse di trovarvi sulle pagine di Comundo.it, sappiate fin d’ora che state navigando in uno spam engine di Lycos.Speriamo non sia tutto qui quello a cui si riduce il search marketing model che i vary player hanno da offrire. Search Engine Marketing in crisi? Si, no, boohh... Macchè!
Ho avuto modo di partecipare alla recente tappa nuovayorkese del Search Engine Strategies (evento che farà tappa anche a Milano alla fine di aprile), ed in alcuni momenti mi sono trovato di fronte una situazione contraddittoria: da una parte l'ennesimo record sia di pubblico partecipante (oltre 6.500 secondo gli organizzatori) sia di aziende espositrici, dall'altra una domanda posta da molti sottovoce, quasi con timore: "ma quanto durerà il boom del search marketing?". Probabilmente è vero, negli Usa nel 2006 (o forse nel 2007) per la prima volta il search marketing potrebbe registrare un rallentamento nella sua folle corsa, ma ritengo questo una cosa del tutto naturale, visto che, come in questi giorni hanno scritto molti giornali, alla fin fine il tempo che passiamo a cercare nei motori è il 5% del tempo complessivamente passato online (e le aziende, scoperta l'efficacia del web attraverso i motori, vogliono cercare di raggiungere in maniera altrettanto efficace il proprio target anche nel restante 95% del suo tempo passato su Internet) o che, come invece ha detto Chris Sherman, associate editor di SearchEngineWatch.com, "Google has optimized the black box as much as it can to squeeze the most revenue out of its advertisers. There's a limit to how good the algorithm is going to get", e quindi il re dei motori deve guardare al di là delle ricerche per incrementare il fatturato ed arrivare ai fantomatici 100 miliardi di Dollari. Il Search Engine marketing entra quindi ora nella sua fase più interessante e stimolante, quella della sua "maturità", di un utilizzo più avanzato delle possibilità offerte (integrando il search con il behavioral marketing, per fare un esempio), senza limitarsi a fare qualche doorway page o ad acquistare a casaccio parole chiave attraverso il pannello self service dei network pay per click. Corporate Blog Noia? No grazie!
Quando uno strumento, ancora giovanissimo come il blog, diventa di moda si rischia di assistere ad usi impropri o a vuoti formalismi stilistici; un caso emblematico è quello dei corporate blog che rischiano, inevitabilmente, di essere noiosi o di rappresentare, con poche eccezioni, solo un variazione sul tema delle più classiche PR. Ma può un blog uscire dalla mera istituzionalità e rappresentare invece la "cultura" di un brand o di una azienda? Ci sta provando Benetton che ha recentemente lanciato un blog all'interno del sito benettontalk.com. Si tratta di un area collaborativa dove è possibile non solo commentare, ma anche postare le proprie "storie" su temi come ambiente, diritti, diversità, comunità locali, sviluppo: si tratta di temi che, come si può leggere dal comunicato stampa, "l'attualità propone ogni giorno, ma che rischierebbero di annegare nella marea informativa." "Sponsorizzato da Benetton, tradizionalmente sensibile ai temi sociali come all'evoluzione dei media, il blog non ne riflette necessariamente la corporate view." Ok, forse non rifletterà la corporate view, ma la corporate colture è tutta qui! :) Insomma, esperimento decisamente interessante. Il primo blog bancario: IWbank
L'iniziativa è assolutamente lodevole, considerando soprattutto il settore, da sempre poco incline ad un rapporto trasparente e diretto. Il blog in sè è molto semplice, con aggiornamenti non troppo frequenti (2 soli post a gennaio e 2 a febbraio...) e senza categorie, ma il tono è quello giusto, ai commenti viene data risposta e mi sembra si entri nel merito delle cose. In generale credo sia un primo passo significativo per il rapporto aziende/blogosfera in Italia. Le PMI italiane ed il WEB - 1a parte
Ripensare il marketing E' indubbio che oggi si stia vivendo un momento di trasformazione del mercato il cui processo ha avuto origine già qualche anno addietro. Come spesso capita però, solo chi ha avuto buon orecchio (aziende) si è attivato cercando di seguire o ancor meglio cavalcare l'onda della rivoluzione internettiana. Un nuovo movimento di persone il cui credo è l'informazione sopra ogni cosa, informazione allargata, partecipata, diffusa e soprattutto condivisa, si è dato appuntamento on line. Mentre alcune aziende si muovono come dinosauri sul cammino dell'estinzione, il mondo è in fibrillazione chiedendosi quali saranno i nuovi orizzonti, i nuovi mercati, le nuove speranze; così alcuni imprenditori si interrogano ancora rispetto al proprio prodotto/servizio ed alle sue qualità intrinseche mentre altri li stanno già scavalcando offrendo lo stesso prodotto/servizio dialogando on line. Ecco dunque: la relazione con il cliente, il marketing one to one, il precision marketing, il web! Quante paure? Quali pregiudizi? Quale "ignoranza"? Diciamo la verità: sebbene se ne parli da molto ed in maniera concreta e documentata, c'è ancora chi ha paura di internet. Molti dirigenti con la sindrome conclamata per la "cadrega" piuttosto che affrontare il web, tendono a relegarlo a media di riserva o ad ultima alternativa invece di prenderlo per quello che realmente rappresenta: una grande opportunità per le aziende. Un esempio lampante? 4 anni fa durante una mia consulenza presso una PMI italiana ben affermata e con un prodotto di eccellenza, sollevai le problematiche inerenti il sito web e le opportunità che un buon utilizzo dello strumento internet avrebbe portato nel corso degli anni a venire... inutile dire che l'imprenditore mi rispose che "già c'erano le fiere, le riviste, e poi che internet non sarebbe mai esploso, ecc, ecc...". Proprio la scorsa settimana sono stato interpellato dall'azienda in questione con la seguente prefazione" ci siamo accorti che on line ci sono i nostri concorrenti, si trovano i prodotti di altre aziende, altri che rivendono il nostro prodotto, ... il nostro sito non si trova, nei motori di ricerca non siamo presenti, dobbiamo fare assolutamente qualche cosa, devi aiutarci,..." Quante PMI si trovano nella stessa situazione? Ma la questione non è quante è piuttosto sul come si debba intervenire. Il mago di Oz, pur con tutta la sua magia e volontà, ben poco potrà fare rispetto ad un mondo che non è retto dalla possibilità economica ma dalla effettiva capacità comunicativa delle aziende. Recuperare il terreno perso on line non è un fattore economico ma una strategia frutto di una politica imprenditoriale ben precisa, seguita da un'operatività concreta e ben indirizzata, da una grande capacità comunicativa e da molta, molta pazienza... purtroppo non si può comprare il posizionamento nei motori di ricerca (se non pagando le sponsorizzazioni che sono comunque ben evidenti e che i navigatori riconoscono in quanto tali), nemmeno se voi foste l'uomo più ricco del mondo il vostro sito potrebbe trovarsi primo in graduatoria se non ne avesse i requisiti. Dunque RIPENSARE IL MARKETING e rivedere i modelli comunicativi utilizzati, rivedere gli investimenti e ridefinire gli obiettivi seguendo una politica commerciale rivolta alla personalizzazione ed alla individuazione di un bisogno piuttosto che alla mera somministrazione di un prodotto/servizio. Oggi non si parla di maggior investimento nella comunicazione marketing ma di riallocazione delle somme budgettate, cioè della riassegnazione delle capacità di investimento delle aziende rispetto ai media disponibili, e se quelli tradizionali segneranno il passo è indubbio che in internet si avrà invece un'ulteriore crescita, una grande crescita, così come dimostrato in questi ultimi anni. Se questo è valido per le grandi aziende lo è ancor di più per le PMI italiane che si trovano a fronteggiare un mercato agguerrito, accanito e scaltro. Un mercato relativamente giovane nato nello stesso momento in cui è nata internet, cioè con gli stessi modelli comunicativi, non essendo figlio di una tradizione secolare e consolidata, non vivendo sullo slancio della capacità imprenditoriale di genitori, zii e prozii ma sulla capacità di ascolto del mercato e sulle modalità comunicative dei modelli relazionali. Ripensare il marketing dunque o per altri pensare il marketing, dato che per anni l'attenzione degli imprenditori e soprattutto delle PMI si è rivolta esclusivamente a modelli produttivi e non a ponderazioni sul valore del brand, sulla brand image, sui modelli comunicativi, sulla relazione con il cliente o sulla costruzione di un percorso di evoluzione programmatica in funzione del mercato e delle sue aspettative/richieste. La capacità di dialogare con il mercato tipica del modello internettiano delle imprese, non è una passeggiata ma piuttosto un sentiero impervio, ricco di scenari ed atmosfere che a volte assumono dettagli imprevisti ed impensati, un panorama accecante ma nello stesso tempo appagante, ripido e poi in discesa, che solo le aziende con grande capacità di ascolto, flessibilità mentale e grande operatività sapranno cogliere in tutte le sfumature disponibili, traendone vantaggi e soddisfazioni, ritorni di immagine, affermazione nel mercato target ed interesse da parte di quello prospect. Fine prima parte Nokia: 'Dicono di noi' stile Web 2.0
Leggo su Adverblog che Nokia, per il lancio del nuovo modello N90 ha deciso di utilizzare una modalità nuova ed originale: un Bloggers Relations Blog. In cosa consiste? Usando le parole del sito: "Here you will find blogger and media information that you can repurpose and utilize in your blog postings about the N90". In pratica, se interpreto bene, si tratta della versione stile Web 2.0 della vecchia sezione "Dicono di noi". La differenza, oltre che nella forma (in pratica un metablog: un blog che parla di blog), sta nel fatto che l'utilizzo delle informazioni e del materiale non solo è concesso, ma addirittura auspicato. C'è anche una sezione "Podcast", non molto aggiornata (promette l'inserimento di podcast a dicembre...) ma con un invito interessante: "Want to Record A Podcast with a Nokia Representative for Your Blog Site?". Devo dire che trovo l'iniziativa di estremo interesse e di un'aderenza al mezzo che sinceramente non mi aspettavo da Nokia, la quale non ha mai brillato per inziative particolarmente interessanti sul web. Zucca virale
Secondo quanto riportato sul sito www.mettetevelonellazucca.it, che prende il nome ovviamente dal claim delle campagne pubblicitarie dell'azienda, è di "portare un'ulteriore ventata di freschezza nel mondo della comunicazione finanziaria". Devo dire che ci riesce: i 5 video sono molto divertenti (il mio preferito è quello del maiale) e non sono affatto "pubblicitari", anzi, sono del tutto slegati dal business di ING. A volte il viral marketing è visto con scetticismo o addirittura criticato, adducendo motivazioni che vanno dall'inutilità, alla perdita di tempo, alla negatività per il brand. Nel caso specifico ING non ha certo bisogno di fare ulteriore branding o di utilizzare questo sito per ottenere nuovi clienti. Semplicemente l'obiettivo, se lo interpreto correttamente, è quello di costruire una corporate image più friendly, cosa non facile per un istituto di credito, ed utilizzare la brand awareness acquisita con una coomunicazione serrata per creare nuove relazioni col pubblico. In ogni caso ING Direct si conferma un'azienda capace di comunicare online e in grado di sfruttare meglio della maggior parte dei competitor (se vogliamo considerare competitor le altre banche). Blogging platforms: chi manca all'appello?
Dopo l'acquisto di Weblogs Inc. da parte di AOL, per circa 35 milioni di dollari, si conferma un trend iniziato con l'acquisizione di Blogger da parte di Google. Ricapitoliamo: Google ha Blogger, MSN ha la propria piattaforma (vabbè), ASK ha Bloglines (ok, non è la stessa cosa ma è comunque nel settore), AOL ha Weblogs Inc. Ciò che sicuramente si evince è che anche il blogging, in un modo o nell'altro, si sta avviando a diventare strategico a livello di business, anche se le possibili integrazioni sono ancora abbastanza fuzzy. www.italia.it
Certo la pubblicità per promuovere l'iniziativa negli altri paesi costa parecchio ma 45 milioni di euro non sono tanti? Se state pensando di partecipare alla gara purtroppo siete in ritardo, è stata già vinta da IBM (ma Stanca non viene da lì?), ITS e Tiscover. Nuovi dati sulla cookie deletion. E l'inganno continua...
Nielsen Netratings ha appena pubblicato i dati relativi ai nuovi studi sulla cookie deletion. Ovviamente, i siti a farne più 'le spese' sarebbero quelli più frequentati (search engine e portali), mentre ne verrebbero fuori 'meglio' siti frequentati sporadicamente (viaggi e assicurazioni). Dal momento che nel caso dei motori di ricerca il 'delta' è di circa il 50% possiamo dire che la % di deletion 'generale' è molto vicina a quella ipotizzata da Jupiter qualche mese fa. Purtroppo, i dati di Nielsen (almeno quelli pubblici) non danno un breakdown delle varie categorie di user, del sesso, dell'età, della propensione a spendere online etc e quindi ci servono poco; a me interessa maggiormente dimostrare come questa 'moria' dei cookie sia responabile non tanto di un sovrapprezzo della vendita degli spazi pubblicitari (come vorrebbe far credere Nielsen) quanto piuttosto di una sottovalutazione delle performance di chi pubblicizza programmi in pay per action che, soprattutto per quanto concerne prodotti e non servizi e prodotti di un certo valore economico, si vede 'non riconosciute' (o non si vede 'riconosciute) anche più della metà delle vendite effettivamente effettuate 'grazie a utenti che sono passati dal proprio sitio'. Ovviamente, non meno importante è la 'errata' delusione di chi compra in CPM o ppc e fa poi il calcolo di costo di acquisizione clienti. Mentre da un lato abbiamo società che hanno sistemi sempre più sofisticati per tracciare il comportamento di un utente, per seguirlo, controllarlo etc (potenzialmente), dall'altro lato abbiamo delle società (i clienti) che non sono in grado di capire quanto stia loro facendo bene la pubblicità online. Non solo, non hanno nemmeno idea di quanto internet sia positivo in termini di infocommerce (nel caso la vendita non avvenga soltanto online); un mio amico che sta investendo molto in internet (rifacimento del sito, indicizzazione etc.) mi ha detto che è estremamente deluso dei risultati del web, nonostante una crescita delle vendite dei prodotti del 96% rispetto all'anno scorso (offline). Di fatto, nell'ultimo anno il sito ha ottenuto 120.000 navigatori trageted in più rispetto a prima, ma 'nessuno' è diventato cliente. Gli ho chiesto come faceva a trarre questa conclusione, dal momento che non vende online, non usa cookie, non ha sistemi di tracking, non mette a disposizone coupon elettronici di sconto o condizioni migliorative, non fa indagini sulla propria base clienti etc etc. Mi ha risposto che capisce che internet non funziona perché nessuno gli hai mai detto 'hey, ho visto il prodotto su internet e vorrei comprarlo..". Sono rimasto abbastanza schockato da questa ingenuità (visto che parlo di una persona molto intelligente e non di un minus habens). Gli ho semplicemente fatto notare (anche se il paragone è volutamente eccessivo) che se la Nike dovesse giudicare i propri investimenti pubblicitari dal numero di coloro che entrano in un negozio e dicono "hey ho visto la pubblicità alla tele, vorrei lo stesso modello di Zidane!", probabilmente avrebbero già smesso di comprare spot da tempo. Ancora una volta, la 'misurabilità' del mezzo internet ha portato più danni che benefici per tutta l'industria. Il fatto che io 'possa' misurare (dimenticando il fatto che non abbia la minima idea di come farlo) e la richiesta di 'prove' che invece non vengono richieste per altri media, fa sì che il web sia ancora la cenerentola del mercato pubblicitario. Certo, non è l'unico motivo, ma fa molto; moltissimo. L'altra metà del marketing digitale
In questo giorno di dieci anni fa, scrissi in un articolo che "il marketing digitale ha la necessità di concentrarsi su due elementi centrali: la creazione di credibilità Per credibilità intendo, la ricerca di un'identità distintiva e di una "proposta di valore" in grado di attrarre i destinatari del progetto di comunicazione on line. Detto in parole semplici, è la risposta alla domanda: per quale ragione dovrebbe un utente dedicare parte del suo tempo a prestare attenzione a contenuti o a elementi di un sistema di offerta, proposti da un'impresa o da un'organizzazione, che attraverso la rete si propongono di raggiungere degli obiettivi specifici? Per visibilità intendo invece le modalità con cui l'emittente di un progetto di comunicazione digitale riesce ad attrarre e coinvolgere i diversi pubblici a cui intende rivolgersi Se esaminate l'insieme dei servizi di quei soggetti che si propongono come consulenti di web marketing, noterete che la componente visibilità prevale. La pubblicità on line negli ultimi anni ha lavorato molto intensamente per migliorare la rilevanza, ovvero l'opportunità che il messaggio esposto sia di interesse per le persone a cui viene proposto. Le tecniche di pianificazione media e di segmentazione della domanda (in senso ampio) si sono raffinate e propongono oggi forme di pubblicità molto sofisticate sui mezzi digitali (contestuali, comportamentali, geo referenziate) Il mercato oggi offre compentenze estremamente specialistiche come gli esperti di search engine marketing, di persuasive copywriting, di media buying ecc. Esistono ovviamente grandi spazi di miglioramento che le tecnologie offriranno nei prossimi anni, per rendere la comunicazione on line ancora più precisa e più misurabile. Dove invece il marketing digitale non è progredito è sul fronte dei contenuti sia negli aspetti sostanziali sia in quelli formali. Che cosa è un brand digitale? Quale reale valore può offrire la rete alla comunicazione di un'impresa? sono domande ricorrenti, ma sui cui non si sono viste fino ad ora grandi risposte. Se la comunicazione in rete è una comunicazione attrattiva e non selettiva, quali sono i bisogni e le aspettative di chi naviga in rete? Come rendere la comunicazione più efficace, quali sono i principali cambiamenti dei linguaggi? Perché la creatività digitale stenta ad affermarsi? E' evidente che rispondere a queste domande vuol dire dare un impulso alla pubblicità on line, che spesso viene accusata di non essere efficace, quando non è efficace l'intero progetto di comunicazione on line. Ma anche il comparto della pubblicità on line ha la sua responsabilità. Perchè ci si ferma alla visibilità, perché si insiste sul awareness? Mi diceva anni fa il responsabile marketing della Nikon negli Stati Uniti, " a me non interessa l'awareness quando investo su internet, questo lo fa molto bene la televisione, da internet mi aspetto di raggiungere e di motivare quei segmenti di utenza che non riesco a raggiungere con gli altri mezzi." Essere conosciuti non vuol dire essere scelti, avere un'identità non vuol dire avere anche una personalità. Ecco perché a mio parere il marketing digitale è cresciuto, ma solo a metà. Lo dico con tutto il rispetto. La rabbia di Microsoft
Qualcuno avrà certamente letto delle dichiarazioni 'colorite' di Steve Ballmer di Microsoft. All'ennesimo collaboratore che ha deciso di lasciare MS per andare a lavorare da Google, Ballmer si è infuriato e, condendo con gli americanicissimi f***ing ha detto che avrebbe fatto a pezzi (ovviamente metaforicamente...:) il Ceo di Google. Molti sono rimasti scandalizzati dal comportamento e dalle frasi di Ballmer, ma ritengo che la sua rabbia fosse giustificata; mi stupirei se avesse reagito gandhianamente dicendo: "Hey, beh allora buona fortuna e salutami Brin e Page!". Spero sempre che la 'guerra' fra i tre grandi nella web search porti a dei vantaggi per gli utenti (non se ne vedono ultimamente), ma Ballmer non avrebbe dovuto prendersela con il 'povero' Lee, avrebbe dovuto incazzarsi amaramente con se stesso e William Gates, che - nel 1993 - dichiarò con grande secchezza: "The Internet? We are not interested in it"-- Bill Gates, 1993 Qualche anno dopo, forse si rese conto di essere stato un po' miope e disse (sorpreso): -- Bill Gates, Jul, 1998 Vale anche la pena di ricordare che quando Google era già sulla bocca di tutti Microsoft si dilungava in spiegazioni in merito ai colori utilizzati per il marchio di msn.com e che hanno cominciato a darsi da fare per mettere in piedi un motore di ricerca solo due anni fa. Chi sbaglia, a volte, paga. Questo è uno dei casi. Chi ha paura della privacy...non ha paura di Google
Si sente sempre parlare di privacy. Tutti sono preoccupati della privacy nella propria casella di posta (anche se gli spammer non sanno nemmeno chi siamo) o delle immagini registrate dalle telecamere del centro (nel 50% dei casi non funzionano e dopo poche ore i dati vengono cancellati), ma nessuno si preoccupa del fatto che la crescita di Google sta mettendo sempre più a rischio (questa volta veramente, anche se solo potenzialmente perché non sappiamo che cosa facciano) la nostra privacy. Tutti usiamo Google. Google tiene i cookie sino al 2038. Google sa chi registra i siti e quando li registra e da dove li registra etc. (è anche registrar infatti) Gmail è sempre più diffusa (google sa tutti i messaggi che ci mandiamo con gmail). Google, con la toolbar conosce tutti i siti che visitiamo e conosce tutte le ricerche che effetuiamo. Con Talk, Google sa anche quello che chattiamo. Con il Desktop sa quali sono i documenti all'interno del nostro pc. Adesso faranno anche Googlepay (tipo PayPal) e quindi sapranno anche che cosa compriamo e quanto lo paghiamo. Ci sono centinaia di aziende che sanno una parte di tutte queste cose, ma Google le riunisce tutte. Il fatto che poi Google collabori con Washington per la lotta al terrorismo e che nemmeno ai tempi d'oro di Hoover (fondatore dell'FBI) c'erano così poche garanzie per la riservatezza dei cittadini, e il fatto che Google è transnazionale, unito al fatto che stanno assumendo ex agenti CIA e NSA, mi fa pensare: e se dovessimo preoccuparci di più dello strapotere (di intelligence) di Google piuttosto che delle spam su Cialis e Viagra spedite a vedove ottantenni? | ||||