dttvCi sono idee, che per quanto manifestamente non funzionanti, il mondo delle telecomunicazioni (in senso allargato) non smette di riproporci allo sfinimento.
Ho letto con interesse l’articolo di Roberto Ciacci su TV digitale terrestre su Punto Informatico soprattutto perchè vi ho rivisto, ancora una volta, le tracce di quella Follia Collettiva Creativa del mondo IT e TLC, che pensa di far evolvere artificialmente un media, inoculandogli forzatamente -solo perchè tecnicamente possibili- funzioni e finalità peculiari di un altro.


Un po’ come quando si faceva e-commerce di oggetti improbabilmente acquistabili sulla rete, solo perchè era tecnicamente possibile venderli.

Ecco quindi la TV DTT che vuole, deve, trasformarsi in internet: e allora, come esempio di nuovo valore aggiunto, ecco la massaia che fa interazione (paga la bolletta?) tramite lo stupido telecomando - senza lettere- e collegandosi via telefono a 56k. Si, perchè si dice, la massaia sa già usare la TV ma non il PC, ha già la TV ma non il PC.
Non funzionerà. E, mettetevi il cuore in pace, non funzionerà nemmeno aggiungendo il canale di ritorno in DSL, perchè a quel punto, a cosa le servirà il televisore “interattivo”?
il PC sarà molto più efficiente, pratico, intuitivo di uno scatolotto con un software spartano teleguidato da un guscio Meliconi…

La TV arrivò e arriva “dall’alto”, e si esprime al suo meglio come mezzo di broadcast massificato, a bassissimo costo di fruizione; del resto la sua passata rapida ascesa discende anche in buona parte dal marketing anni sessanta, quello che apriva a forza i mercati con - per usare un paragone non political correct - le armi di distruzione di massa della pubblicità tradizionale, un napalm indistinto in una foresta senza obiettivi visibili, verso un target indistinto. Ma sei vuoi usarla per interagire, non funziona più.

Ma vale anche l’opposto. Internet nasce “dal basso” come strumento di interazione, e si esprime al massimo su questo terreno.
La TV via ADSL, o triple play, alla vecchia maniera
con i “canali” come li conosciamo ora, non funzionerà.
Perchè consuma inutilmente banda che sarà sempre più costosa di quella televisiva, e non solo per questo. Allora meglio il televisore con il divano, le gambe distese, l’occhio sonnecchiante.

Eppure molte telecom pensano che sia la TV la panacea per aumentare l’ARPU. Io dico ancora un’ultima volta: non funzionerà. Se hai il broadband, nessuno riuscirà a obbligarti a stare sintonizzato su TeleAlice, TeleLibero, TeleTiscali. Via, via, via. Lo stesso streaming video, l’antenato del triple play, bandwagon negli anni della new economy, non è mai veramente accaduto. Multinazionali come Akamai o Digital Island sono scomparse, svendute o in affanno.
Semplicemente perchè non ha senso economico e tecnico usare un media, bidirezionale by design, per trasmettere a ognuno la stessa cosa. Il satellite, la TV tradizionale, l’evoluzione digitale, fanno questo lavoro in modo molto più efficiente ed efficace.

Ci sono tanti evidenti motivi per dire che il futuro della TV non sarà nel surrogare internet. Ma quale sarà allora il suo futuro?
Ora, secondo me ha ragione Maurizio Goetz quando suggerisce che il
futuro della TV sia la napsterizzazione
. Ma mi chiedo,
come Luca Sofri, se la TV, napsterizzata, sia ancora “TV”.

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