Il problema dell’usabilità dei progetti di comunicazione digitale è molto dibattuto in Italia tanto e vero che ci sono diversi siti, articoli e libri che ne parlano diffusamente anche se molto spesso vengono approfonditi più i requisiti formali più che sostanziali che afferiscono alla sfera dell’usabilità dei contenuti.

Molto meno diffusa è infatti la cultura dell’usabilità del marketing. Mi spiego meglio, sono ancora poche le imprese che si interrogano in profondità sull’impatto che le loro strategie di comunicazione e di marketing hanno nei confronti dei loro pubblici. La realtà è sotto gli occhi di tutti. Una buona parte dei siti web aziendali, ad esempio, sono ancora “autoreferenziali”, i contenuti concepiti soprattutto in funzione di chi “emette il messaggio” e non di chi “ne fruisce


Alla crisi generalizzata dell’attenzione e alla progressiva frammentazione delle audience si continua a rispondere con la ripetizione del messaggio e con la sua spettacolarizzazione, poiché qualcuno in virtù di una folta letteratura disponibile sul marketing esperienziale, ritiene che la risposta sia la “teatralizzazione del marketing”. Questa strada che in alcuni casi ha funzionato molto bene, in altri si è rivelata scarsamente efficace.

Di usabilità del marketing se ne sta parlando molto poco, per questo ho cominciato a scrivere su questo argomento, con l’obiettivo di diffonderne la cultura.

Ma il marketing non dovrebbe per sua definizione porre il cliente al centro dell’attenzione? In teoria si, ma come ognuno di noi sa molto bene, questo avviene molto raramente. C’è purtroppo un totale disallineamento tra la promessa che viene fatta in pubblicità e l’esperienza reale vissuta quotidianamente nei momenti e nei luoghi di contatto con un brand, come ho già avuto modo di scrivere

In quale modo i mezzi interattivi come un blog, un sito web, un buon call center, i chioschi digitali, le newsletter e via discorrendo, possono essere ridisegnati in termini di progettazione dei contenuti per realtà diverse che hanno obiettivi e necessità differenti e che si rivolgono a pubblici differenti? Questo è forse un tema che non è stato dibattuto a sufficienza nel nostro Paese.

Utilizziamo spesso a sproposito il termine interattivo, senza averne compreso a pieno tutti i risvolti. Che cosa è realmente l’interattività, in che modo può accrescere il valore di un progetto di comunicazione agli occhi di chi lo deve fruire? Questa mancanza di cultura è ancora più evidente se esaminiamo i primi progetti di pubblicità interattiva sulla televisione digitale terrestre.

Stiamo facendo le prime esperienze con le tecnologie digitali, ma abbiamo bisogno di lavorare molto su nuovi linguaggi, per arrivare a far compiere alla “comunicazione” quel salto qualitativo che le permetta di colmare il gap ancora troppo ampio tra le aspettative spontanee o indotte e le esperienze realmente vissute” dai clienti attuali e potenziali destinatari delle diverse campagne.

Modificare per un’impresa il proprio approccio di comunicazione senza adattare la propria organizzazione in una direzione più orientata al cliente sarebbe davvero un lavoro incompiuto, per questo dovremo lavorare più intensamente per una comunicazione ma anche e soprattutto per un marketing più usabile.

Condividi:
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • Technorati
  • LinkedIn
  • Digg
  • StumbleUpon
  • Tumblr
  • email
  • Print
  • FriendFeed
  • Twitter

Nessun post simile.