IMlog
Google senza Google fornito da... Google!
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Motori di ricerca | Data: Mercoledì, 20 Agosto 2008 

google-google.gifLeggo su Downloadblog di una divertente iniziativa: Google senza risultati appartenenti alle property di Google.

Google minus Google permette di cercare su Google eliminando dai risultati le voci di Knol, i video di YouTube e cosi' via.

In realta' altro non e' che un ulteriore servizio proprio di Google: infatti per realizzare "Google minus Google" e' stato utilizzato Google Custom Search Engine.

Non si scappa...

Flash ha vinto la guerra coi motori di ricerca
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Motori di ricerca | Data: Martedì, 1 Luglio 2008 

flash.pngAnche se Alessio mi ha battuto sul tempo ne parlo lo stesso, perche' e' un argomento che mi sta a cuore: pare che Google, come annuncia sul proprio blog, sara' in grado di indicizzare molto meglio (peggio era difficile) i siti in flash, grazie ad un nuovo player messo a disposizione da Adobe.

Se da un lato sono molto contento di questa cosa, occupandomi del search di un sito completamente in flash, dall'altro la ritengo una sconfitta. In pratica Google (e anche gli altri motori di ricerca, per quel che importa) sta dicendo "Se non puoi sconfiggerli, fatteli amici".

Anni a predicare SEO e ottimizzazione non sono serviti a far cambiare idea ai geniali sviluppatori delle agenzie, che hanno continuato a sviluppare siti interamente in flash.
E a questo punto hanno ragione, perche' Google da' loro ragione.
Non imparate a sviluppare siti accessibili e usabili, non imparate a usare Ajax, non preoccupatevi del contenuto, tanto ci pensiamo noi ad indicizzare il vostro bel filmatone che spacciate per un sito.

Ovviamente estremizzo, e non e' che sia del tutto contrario a flash, se usato consapevolmente, ma questa cosa mi sa tanto di sanatoria, e come tutte le sanatorie non risolve il problema, ma lo ufficializza.

Non credo che da domani tutti i siti diventeranno in flash (se gli sviluppatori non "ascoltavano" Google prima perche' dovrebbero inziare adesso?), ma di sicuro l'usabilita' ha perso una battaglia importante e non e' messa molto bene per la vittoria della guerra.


Fonte: Guardian Technology Blog

SEO RAP
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Motori di ricerca | Data: Mercoledì, 18 Giugno 2008 
Google video guerrilla
Autore: Antonella.Cadeddu | Categoria: Motori di ricerca | Data: Martedì, 20 Maggio 2008 

Non nuovo ma scoperto solo ora...bellissimo

La nuova trademark policy di Google: ok, be evil!
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Motori di ricerca | Data: Domenica, 13 Aprile 2008 

google_evil.PNGLa notizia e' che dal 5 maggio 2008 Google applichera' alcuni cambiamenti alla propria policy riguardo all'uso dei termini protetti da trademark, per i mercati UK e Irlanda.

La nuova policy puo' essere letta per intero qui.

Riassumo: dal 5 maggio chiunque potra' biddare su qualsiasi termine, anche se protetto da trademark. La validita' del trademark potra' pero' essere fatta rispettare per quanto riguarda il testo dell'annuncio, nel quale gli advertiser non potranno usare i termini protetti da trademark, a meno che, ovviamente, non ne siano i possessori.

Non si tratta di un cambiamento inattesa, in quanto e' la stessa policy attiva da tempo negli Stati Uniti.
La motivazione addotta da Google e' la seguente:
Why did Google change its trademark policy?
We want advertisers to use keywords that are most relevant to their business and our user’s interests. Google's goal is to provide our users with the most relevant information, whether it is from our search results or advertisements. A key to achieving this goal with our ads is providing relevant choices and giving users the opportunity to determine which ads they find most relevant.

PPCblog apre il suo post sull'argomento cosi':
"Good news for naughty affiliates. Nightmare for real brands."

Difficile non essere d'accordo con questa affermazione.
In che modo permettere a chiunque, contraffattori e competitor compresi, di biddare sulle keyword di un brand migliora la scelta dell'utente?
Se fossi malizioso penserei che questa mossa e' destinata a portare motli piu' dollari nelle tasche di Sergej e Larry:
- ci saranno piu' advertiser che bidderanno sulle parole prima "proibite", con un conseguente aumento della concorrenza e dei CPC
- gli advertiser non possessori del trademark sul quale vogliono biddare saranno constretti ad utilizzare un CPC piu' alto, essendo meno rilevanti e avendo di conseguenza un quality score piu' basso

Effettivamente la mission di Google e' "Don't be evil", non "Don't let others be evil using your tools"...

Nota finale: sono certo che la nuova policy varra' anche per Google stessa, che quindi permettera' agli advertiser di biddare sui propri termini protetti da trademark, come Google o PageRank, per i quali al momento non appare alcun annuncio...

Se Google dovesse indicizzarsi su Google
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Motori di ricerca | Data: Mercoledì, 17 Ottobre 2007 

Trovo da Massimo il link a questa animazione geniale, che ipotizza un'ottimizzazione della home page di Google come se la pagine dovessere essere ottimizzata per apparire nelle serp.

Vi consiglio di seguire tutti gli step, ma vi anticipo cosa viene fuori:

google_optimized.jpg
KeyCompete: scopri le keyword dei tuoi competitor (pagando)
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Motori di ricerca | Data: Martedì, 10 Luglio 2007 

logo_keycompete.gifHo scoperto, navigando qua e là, questo strumento "interessante": KeyCompete.

Si tratta di un tool che ti permette di sapere chi sta biddando su una specifica keyword, di farti report e altre analisi. Permette soprattutto di vedere le keyword utilizzate da una specifica azienda, o meglio quelle riconducibili ad una specifca URL.

Sicuramente utile per chi fa campagne estese di keyword e per chi ha "poca fantasia" :)

Peccato sia a pagamento: 299 $ per un anno. Alla fin fine però non è un grosso investimento...

Ranking su Google: che il TrustRank sia con te
Autore: Michele.DeCapitani | Categoria: Motori di ricerca | Data: Giovedì, 21 Giugno 2007 

trustrank.jpgCome viene attuata da Google la catalogazione e l'ordinamento dei propri indici? Mediante l'introduzione del TrustRank, un nuovo algoritmo in grado per l'appunto, di valutare la qualità di ogni singolo sito, in funzione di caratteristiche ed attributi che vedremo fra poco.

Prima di iniziare, vorrei sottolineare il fatto che del Trustrank si conosce molto poco e che ogni spunto presente in questo articolo è puramente personale, derivante da esperienze e discussioni fatte sul campo con esperti nel settore SEO e Web Marketing. Vediamo le motivazioni che hanno spinto il "motorone" californiano ad utilizzare/affiancare questo algoritmo a quelli già esistenti:
- eliminazione/riduzione dello SPAM dalle SERP (risultati delle ricerche)
- premiazione dei siti validi con contenuti ottimi
- miglioramento qualitativo delle SERP
- incremento della soddisfazione dell'utente finale
- fidelizzazione degli utenti e quindi dei clienti Adwords

In questi termini, passiamo ora a vedere la logica sul quale si fonda l'algoritmo:
- i siti di elevata qualità non linkeranno mai spontaneamente un sito SPAM
- da qui il passaggio di fiducia dal sito linkante a quello linkato
- il valore del trustrank passato da un sito all'altro è inversamente proporzionale alla distanza fra i due siti. Più i siti si allontanano meno trust viene passato
- il punto di partenza sono alcuni siti considerati importanti oppure SPAM da Google: i siti con elevato trust vengono chiamati HUBS mentre i siti "spazzatura" SEEDS HUBS o SEEDS

Non ci soffermiamo su come Google abbia determinato i siti Hubs (buoni) da quelli Seeds (cattivi) "cattivi" in quanto non si conosce di preciso ne le liste ne il procedimento attuato (probabilmente fatto in parte algoritmica ed in parte umana).

Tralasceremo anche il discorso dell'ottimizzazione algoritmica che i tecnici di Mountain View hanno apportato nel tempo al calcolo del trustrank introducendo parametri di tematicità (topic) delle matrici di link e del distrust che praticamente si oppone al trustrank in funzione dei link SPAM.

A mio avviso, invece, potremmo soffermare la nostra attenzione sull'aspetto e le possibilità di trasmissione del Trustrank da un sito ad un altro.

A tal proposito, vorrei sottolineare il fatto che, al contrario del Pagerank, il Trustrank non è un valore attribuito in funzione di una precisa funzione matematica ad una singola pagina, ma all'intero sito. Da questa affermazione quindi possiamo dedurre che il Trustrank è un valore qualitativo (non definito) che Google attribuisce ad un dominio.

Come viene trasferito il Trustrank?
Come già abbiamo anticipato, questa valutazione viene trasmessa principalmente tramite i link da un sito trust ad uno senza trust.

Quindi bastano solamente i link per avere un forte Trustrank?
A mio avviso no, e vi riporto un esempio che per deduzione mi ha portato a crederlo. Fino a 7 mesi un mio sito personale risultava essere molto ben posizionato (in prima pagina) in una serp estremamente competitiva "Web Marketing". Questo sito, infatti, gode attualmente ancora di un elevato trustrank (dedotto dal fatto che per essere in prima pagina con quella keypharse non può esimersi dall'averne). Purtroppo, il sito ha un nome di dominio poco studiato a livello di marketing e non adatto per una società, ho deciso di comprare un nuovo dominio accattivante ed effettuare un redirect 301 da quello vecchio a quello nuovo. Difatti, questa tipologia di redirect garantisce un trasferimento di tutti i backlink acquisiti nel tempo dal vecchio al nuovo sito (compreso il passaggio di PageRank).

Dopo alcuni giorni, infatti le pagine del nuovo sito hanno sostituito quelle vecchie acquisendo, all'aggiornamento successivo, anche il pagerank. A questo punto, se il trustrank dipendesse solamente dai link che un sito riceve, il nuovo sito doveva sostituire (grosso modo) le posizioni in serp di quello vecchio.

Niente affatto! Il sito è tuttora invisibile per quella keypharse... perchè? A mio avviso, la spiegazione viene dal calcolo non puramente matematico nel conteggio dei link del trustrank, che si basa anche sull'anzianità del dominio e dal suo comportamento nel tempo (BigTable).

Seguendo questa teoria, ho eseguito alcuni test su altri miei siti e dai quali ho dedotto, in sintesi, che il trustrank:

1) Riguarda il dominio e non le pagine del sito

2) Si acquisisce in due modi:
- tramite i link (tipo pagerank)
- dal sito madre ai domini di terzo livello, difatti i siti residenti su sottodomini di siti che offrono per esempio spazio web gratuito, non subiscono alcun effetto SandBox (anche se questa in realtà non esiste, gli effetti del trustrank sugl'indici produce effetti simili). Questo perchè appunto i domini di terzo livello ereditano tutto o in parte (difficile a dirsi) il trustrank del sito madre

3) Nella sua formula, molto probabilmente considera:
- età del dominio (trust direttamente proporzionale all'età del sito)
- tematicità del dominio nel tempo (più il sito ha trattato quegli argomenti nel tempo, più il sito avrà trust)
- tematicità e trust dei backlink
- durata e crescita dei backlink nel tempo
- SPAM e distrust dei backlink (trust inversamente proporzionale alla quantità e "spudoratezza" di siti spam che cedono il link)

Detto ciò, possiamo affermare che, paradossalmente una pagina potrebbe avere un trustrank elevato (perchè derivante dal dominio in cui risiede) senza ricevere alcun link e quindi: pagerank nullo ed elevato trustrank. Questo, non sarebbe possibile se il trustrank si trasferisse solamente con in backlink e fosse un termine di valutazione per singole pagine.

Concludendo, attualmente circa l'80% del posizionamento su Google è determinato da questo algoritmo pertanto ogni singola informazione, deduzione ed intuizione di questo può rivelarsi vincente in una strategia di promozione organica.

I consigli sono sempre gli stessi: buoni contenuti, una "sana" promozione on-line e di linkbuiling, ma soprattutto un augurio che ricorda tanto gli anni 80: che il Trustrank sia con te e con il tuo sito! :)


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