IMlog
12 milioni di dollari per una figuraccia!
Autore: Giuseppe.Mayer | Categoria: Media | Data: Giovedì, 30 Giugno 2005 

michelin_bibendum.gifQuesta è la cifra offerta da Michelin (Via AdAge) per rifondere gli spettatori che avevano pagato una media di 100$ a biglietto per assistere al Gran Premio di Formula 1 di Indianapolis dello scorso 19 giugno.

Ecco la dichiarazione "Michelin deeply regrets that the public was deprived of an exciting race and therefore wishes to be the first, among the different groups involved in the Indianapolis race, to make a strong gesture towards the spectators".

Pare anche che ci sia da parte della casa francese la disponibilità a "investire" altri 5 milioni di dollari in biglietti per il gran premio del 2006; costoso come PR, no?

Due mondi, due marketing
Autore: Enrico.Bianchessi | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Giovedì, 30 Giugno 2005 

Una mia recentissima esperienza mi permette di aggiungere un piccolo contributo al dibattito aperto da Max in un recente post. Antefatto: a dicembre acquisto a Mediaworld un gioco per PC. Per vari motivi tento di installarlo solo in questi giorni. Risultato: crash di sistema. Installo patch, tento varie strade, nulla. Scrivo all'assistenza italiana. Dopo 6 giorni (6 giorni) mi rispondono una prima volta.

Dopo uno scambio di informazioni la diagnosi è che l'unico modo in cui potrebbe funzionare è utilizzarlo alla risoluzione minima e col minimo indispensabile di colori. Insomma , è come se comprassi una Ferrari e il concessionario mi dice : "Guardi, però sia gentile, usi solo la prima e la seconda, altrimenti salta la trasmissione" . Una risposta francamente inaccettabile, frustrante, e che per di più sembra addirittura ignorare la natura stessa del prodotto.

Non ci provo nemmeno e scrivo all'assistenza della casa produttrice americana.

In 12 ore (in tempo reale se consideriamo il fuso) mi risponde la signora Suzanne (una persona con nome e cognome e email diretto) che in sostanza mi dice: sappiamo che esiste un problema di compatibilità con un aggiornamento di XP, che a volte le patch non riescono a risolvere. Sostituiamo il suo gioco con uno a sua scelta tra i seguenti 7 titoli....

Qualcuno ha notato differenze ?

Terra!
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Avvistamenti | Data: Mercoledì, 29 Giugno 2005 

google_earth_thumb.gifNon è una primizia, la notizia è ovunque: Google ha appena rilasciato Google Earth, il nuovo software che ti permette di visualizzare, grazie al satellite, tutte le parti del mondo, con un livello di dettaglio straordinario (per intendersi, è facilissimo individuare le singole case).

L'acquisizione di Keyhole di 8 mesi fa (di cui era stata data notizia qui su IMlog), dunque, ha già dato i propri frutti. Il che dimostra che le numerose acquisizioni dei ragazzi di Mountain View sono fatte con un certo criterio...

Ho subito, ovviamente, scaricato e provato Google Earth, e devo dire che è galattico! Purtroppo sono abbastanza monotono quando si parla della grande G, ma non posso farne a meno.
Ovviamente il servizio è integrato con tutti i servizi Local, e permette di individuare alberghi, ristoranti, negozi ecc. (cliccate sull'immagine e guardate nella barra di sinistra).

Alla prossima release!

Il marketing italiano dei servizi
Autore: M. Bancora | Categoria: Marketing | Data: Martedì, 28 Giugno 2005 

tube.jpgSarà questo caldo che mi rende insofferente, ma ci sono esperienze di acquisto per cui uno rimane con lo sguardo perso nel vuoto e col pensiero rivolto alle persone che gestiscono il marketing dei servizi di certe aziende. Esperienze per cui se uno chiede di prenotare un parcheggio all'aeroporto di Malpensa, gli viene richiesto un fax e quando chiede se è possibile ricevere il modulo per mail, si sente rispondere che questa possibilità non esiste. La stessa sensazione uno la prova quando visita il sito dell'ATM di Milano, dopo aver interagito per mesi con il servizio della Metropolitana di Londra.

Uccidiamo le best practice
Autore: Maurizio Goetz | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Martedì, 28 Giugno 2005 

graduation.jpgStiamo vivendo un periodo di transizione, molti non se ne sono ancora accorti.
Ora abbiamo una grande necessità di nuovi paradigmi e nuovi modelli di pensiero.
Le best practice sono stati introdotte con grande successo dalle università americane e poi utilizzate anche da quelle europee.

Continua a tornarmi alla mente questa affermazione di Jesper Kunde, autore del libro unique now... or never:
“Companies have defined so much ‘best practice’ that they are now more or less identical.”

I clienti delle agenzie e dei consulenti reclamano a gran voce i casi di successo, invece che soffermarsi su quello che dovrebbe essere fatto per loro.

Ecco perché non posso che concordare pienamente con la provocazione di Michael W. Mc Laughlin, che ci spiega perché oggi fare troppo uso di best practice è poco efficace.

E' se tornassimo tutti a rischiare e ad usare la nostra testa?

20 cose da imparare sul marketing e sul CRM
Autore: Maurizio Goetz | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Lunedì, 27 Giugno 2005 

La gente ama avere dei riferimenti precisi e delle regole. Ogni volta che presento in una lezione o in una conferenza, una slide con un elenco numerato di punti, solitamente molti prendono automaticamente nota, indipendentemente dalla qualità dei contenuti presentati.

Ho trovato su questo sito 20 regole molto interessanti sul marketing e sul crm che vorrei riportare.

Se avete in mente di implementare un progetto di CRM, prima di farlo, vi consiglio vivamente di leggere queste affermazioni che ho letto con grande interesse.


1. If the brand promise cannot be met, don’t waste money on branding

2. Without the right customer culture, any CRM programme WILL fail

3. Customer focus begins and ends with strong leadership

4. If companies spent as much money on selecting and training their customer-facing staff as they do on their advertising and promotions, they would be more profitable

5. Giving customer-facing staff the freedom to deal with customers as they deem appropriate will reduce costs in the long-term

6. Outsourcing of customer service teams creates bland customer experiences and reduces competitive advantage

7. CRM creates an over-reliance on customer data. Data alone will NOT provide the insight a company needs to innovate

8. Without an appreciation of customer context, companies will never understand customer behaviour

9. Most companies use CRM to improve their own profitability and productivity, not their customers’. If they did, they would be more profitable

10. When managers talk about a “single view of the customer”, what they really mean is a single view of their organisation, processes, systems and data

11. If you can't trust your customers, your customers will not trust you

12. Customer loyalty is built on emotions, not promotions

13. The most loyal employees can be the least customer-focused employees

14. Championing the customers’ interests always breeds trust and loyalty in the long-term

15. If you use the brand to set expectations without first assessing the customer experience, the brand will fail

16. Implementing a CRM system without changing employee behaviour will always lead to failure

17. Marketers rarely innovate marketing

18. Knowing when to silence the Voice of the Customer is as important as knowing when to listen

19. Benchmarking is the sincerest form of imitation and the fastest route to commoditisation

20. There are never any answers, just opinions…

Se state leggendo o rileggendo il Kotler, con tutto il rispetto, posatelo, mettete da parte per un istante tutte le case histories che avete imparato nelle business school e all'università.

Rilassatevi, respirate profondamente, mettete su un disco di musica che vi piace, prendete un foglio bianco e cominciate a scrivere...

... ho deciso di migliorare l'ascolto dei miei clienti attuali potenziali in questo modo

1...
2...
3...
....

...ho deciso di utilizzare le informazioni acquisite per aumentare il valore per i miei clienti in questo modo

1...
2...
3...

... sono consapevole che senza la collaborazione di tutta l'azienda, ogni progetto di CRM è destinato a fallire e quindi queste sono le azioni concrete che il top manager farà per mostrare a tutti in azienda che l'orientamento al cliente non è un discorso retorico

1...
2...
3...
....


... mi rendo conto che l'orientamento al cliente passa dalla motivazione e dalla soddisfazione di tutti i dipendenti. Essi devono essere fedeli ai clienti e non genericamente all'azienda, ma devono essere motivati per farlo. L'orientamento al cliente darà i seguenti benefici concreti a tutti i dipendenti

1...
2...
3...
.....


Se per guidare un'automobile ci vuole la patente di guida, non varrebbe la pena rendere obbligatorio prima dell'acquisto di tecnologie per il CRM, il conseguimento di una patente di orientamento al cliente?

Metti Craigslist dentro Google Mappe e ..
Autore: Giuseppe.Mayer | Categoria: Avvistamenti | Data: Lunedì, 27 Giugno 2005 

satellite.jpgE' ciò che ha fatto l'autore del sito Housingmaps.com (via Centralscrutinizer) integrando in un'unica pagina le mappe satellitari di Google con gli annunci immobiliari di Craigslist; l'effetto è notevole!

Grazie a questo combo-site (che, vale la pena di dirlo, non ha alcun rapporto di affiliazione nè con Google nè con Craigslist) posso così ricercare un immobile a partire dalla mappa, andando al dettaglio della strada fin quasi ad individuare l'edificio e riuscendo anche ad avere un idea del quartiere in cui si trova l'immobile oggetto dell'annuncio.

Il servizio è per ora limitato solo ad alcune città nel nord america, ma le potenzialità mi sembrano da non sottovalutare; la domanda che mi pongo io è .. quanto ci metteranno a far chiudere questo sito? :)

Blog e comunicazione interna
Autore: Enrico.Bianchessi | Categoria: Comunicazione | Data: Venerdì, 24 Giugno 2005 

Torno a parlare di blog, stimolato da un post apparso su CorporateBlogging relativo ad una ricerca di Nordisk Kommunikation eseguita su un campione di 12.000 impiegati. La survey vuole fare il punto sullo stato della comunicazione interna aziendale. Pur essendo uno spaccato che si riferisce al mondo scandinavo, credo che i risultati siano comunque interessanti e probabilmente estensibili ad altri paesi europei.

In generale devo dire che, nella mia esperienza, la comunicazione interna è, un po 'come il crisis management, una disciplina largamente ignorata o gestita senza troppa attenzione. I risultati della survey sembrano confermare:

- Il top mangement non è ritenuto credibile e comunque non è visibile. Solo 4 dipendenti su 10 ritengono che i top manager facciano realmente ciò che dicono.

- La comunicazione della strategia non funziona: solo il 50% ritiene di conoscere obbiettivi e strategie aziendali

- il 50% ritiene di non essere sufficientemente informato circa i cambiamenti che interessano l'azienda.

E qui, naturalmente, veniamo al ruolo che i blog interni potrebbero ricoprire nell'informare e nell'ottenere feedback.

Senza naturalmente tralasciare l'eventuale ruolo del "blog del grande capo" ovvero di colui che dovrebbe affermare e rafforzare il suo ruolo di leadership interna.

Ovviamente i blog non bastano, e la perentoria affermazione del buon Jonathan Schwartz (Sun) "If you want to be a leader, I can't see surviving without a blog" può essere condivisa, ma senza eccessi.

Il blog è uno strumento con un grande potenziale in questo senso, ma non può certo essere l'unico. Inoltre, come ho sottolineato in altre occasioni, la natura interattiva , conversazionale, deve essere ben compresa da chi ritiene di utilizzarlo; comunque sempre nell'ambito, sarà bene chiarirlo, di una politica di comunicazione interna complessiva e ben definita nei suoi obbiettivi e strumenti.

Resta il fatto che l'utilizzo di blog, podcast e altre tecnologie di rete offrono una grande opportunità per recuperare il tempo perduto e per focalizzare l'attenzione del management su un tema così rilevante della vita aziendale.

Il post di Corporate Blogging

Novità sul fronte dei formati innovativi per la pubblicità sulle tv digitali
Autore: Maurizio Goetz | Categoria: TV Digitale | Data: Giovedì, 23 Giugno 2005 

Come molti operatori della comunicazione sanno, la direttiva europea Tv Sans Frontiéres , che regola la programmazione televisiva, è molto restrittiva per quanto concerne forme di comunicazione come il product placement che è invece è consentito al cinema ad esempio in Italia essendo stato introdotto dal ministro Urbani.

Il paradosso più volte denunciato dall'Egta, associazione europea, delle concessionarie di pubblicità televisiva è che in nessun programma televisivo sono consentite forme di contestualizzazione dei prodotti all'interno del flusso narrativo, mentre ciò avviene regolarmente con molti film trasmessi in tv.

Questa situazione potrebbe cambiare molto presto, perché da più parti, la Commissione Europea è sollecitata a rivedere la direttiva in senso più liberale per quanto concerne i nuovi formati di comunicazione specificamente progettati per le tv digitali. Da settembre il problema verrà discusso in diversi ambiti, mentre già da ottobre potrebbe iniziare il processo di revisione della direttiva, con tempi difficilmente prevedibili.

E' naturalmente da prevedere una forte reazione da parte delle unioni dei consumatori che insistono sulla separazione tra contenuti e messaggi pubblicitari.

Intanto in Italia si stanno già studiando i formati pubblicitari per il digitale terrestre della terza generazione, sapendo già che quelli visibili attualmente sul DTT sono formati di transizione.

Una nuova "prospettiva" nel marketing ovvero il paradosso di Google
Autore: Maurizio Goetz | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Mercoledì, 22 Giugno 2005 

L'introduzione della prospettiva ha radicalmente cambiato la pittura.
La progressiva diffusione dei mezzi interattivi sta cambiando radicalmente il modo di comunicare.

La comunicazione pubblicitaria ha sviluppato nel corso degli anni schemi ed artifici retorici oramai consolidati. L'idea creativa è la base per sviluppare nuove modalità di generazione e mantenimento dell'attenzione.

Internet ha evidenziato l'importanza della capacità di generare attenzione soprattutto in presenza di audience che tendono a frammentarsi.
I portali, i motori di ricerca i siti a largo traffico, hanno svolto e continuano a svolgere il ruolo di mediatori dell'attenzione ad esempio tra un brand ed i suoi pubblici. Detto in termini molto pragmatici "l'acquisto di traffico" o come molti pubblicitari amano dire "l'opportunity to see".

In rete è possibile acquistare l'attenzione attraverso investimenti pubblicitari esattamente come avviene nel mondo off line, solo che la pianifacazione è a consumo, paghi solo per le esposizioni oppure per i contatti reali.

Il fallimento di molte dot.com ha tuttavia dimostrato che l'attenzione è solo il punto di partenza e non è una condizione sufficiente per generare empatia, partecipazione e per coinvolgere i propri pubblici.

Molte aziende e molte agenzie di pubblicità si trovano oggi in grande difficoltà, perché sono abituate a pensare in termini di pianificazione pubblicitaria, non avendo compreso che nel futuro sarà sempre più importante la capacità di favorire nuove dinamiche relazionali, tra un brand ed i propri pubblici, ma anche all'interno di comunità che vi ruotano intorno.

Il passaggio dall'attenzione alla partecipazione, sicuramente farà fare un salto di qualità alla comunicazione esattamente come è avvenuto con l'introduzione della prospettiva in pittura. L'elemento centrale è la capacità di alimentare un processo di mutua conoscenza tra i diversi soggetti coinvolti, basato sulla fiducia ovvero il trust.

Nel link che ho proposto in apertura di questo post è visibile una citazione molto bella di Erwin Panowsky, che non conoscevo che dice:

"La storia della prospettiva può essere concepita sia come una sistematizzazione del mondo esterno, sia come un ampliamento della sfera dell'io."

Se mi è consentito il parallelo, mi piacerebbe poter affermare che attraverso la partecipazione "attiva" dei suoi pubblici un'azienda viene a conoscere in profondità quale è il suo vero d.n.a.

E' relativamente facile, avendo i budget pubblicitari a disposizione, pianificare un investimento pubblicitario, molto più difficile, aprirsi, mettersi in discussione ed instaurare un dialogo sincero.

Fare pubblicità attiene alla sfera del dire mentre essere "presenti" in rete attiene a quella del condividere

Come potete leggere dal link che vi ho proposto: scopo della prospettiva in pittura è dare tridimensionalità a un’opera, rendendola più vicina alla realtà.

Attraverso la partecipazione ci si propone invece di rendere un brand più vicino alla realtà che vivono i propri pubblici quotidianamente. L'espressione "in prospettiva vuol dire infine in lontananza, con riferimento al passato o al futuro". Speriamo che questo futuro non sia tanto lontano, quando invece parliamo di una nuova ecologia della comunicazione.

Le tecniche, gli strumenti non servono poi a molto se non si capiscono i principi che ne stanno alla base.

E' ora se volete possiamo tornare a parlare di Google che in questo discorso non c'entra assolutamente nulla ma che mi ha consentito di farvi leggere questo pesante post fino alla fine :)

Oppure mi sbaglio?


Google sempre più local
Autore: M. Bancora | Categoria: Avvistamenti | Data: Mercoledì, 22 Giugno 2005 

Vorrei non dover sempre parlare di Google, ma l'inserimento delle mappe italiane nel servizio di Google Map non mi permette di farne a meno ancora una volta. Qui la sede dell'ufficio inglese per cui lavoro, mentre qui, qui e qui dove rispettivamente io, Giuseppe e Matteo viviamo. Credo che le case di Giuseppe e di Matteo si possano anche distinguere perfettamente, la mia ancora no :).

Fidelizzazione: basta un niente e...
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Web Marketing | Data: Martedì, 21 Giugno 2005 

cameracafe_scorte_esaurite.gifTempo fa, in uno dei primi post che scrissi per IMlog, avevo parlato in toni entusiastici del sito di Camera Cafè, la famosa sit-com di Italia1, definendolo come uno dei rari esempi di integrazione virtuosa tra TV e web.

Una delle iniziative che più ritenevo interessanti era la votazione degli episodi più belli della puntata, che permetteva di accumulare punti che poi sarebbero valsi ad ottenere vari gadget, dalle magliette, ai cappellini, ai portabadge. In ottica di fidelizzazione sicuramente è stato un successo, e ammetto che anch'io mi ero appassionato alla cosa e ogni giorno andavo sul sito a votare.

Grazie ai forum, alla possibilità di dare suggerimenti e ad altri community tools erano riusciti a creare una comunità di utenti molto numerosa ed affezionata, devo dire meritatamente.

Non scopro certo l'acqua calda dicendo che per fidelizzare un utente/cliente sono necessari tempo e fatica mentre per perderlo basta un piccolo errore.
Beh, a mio avviso questo errore, e nemmeno tanto piccolo, quelli di Camera Cafè l'hanno fatto!
Cosa è successo? Ad un certo punto sul sito hanno iniziato ad apparire avvertimenti circa l'imminente esaurimento delle scorte di premi (loro li chiamavano "Premi di produzione"). Dopo pochi giorni è stata inserita l'immagine che vedete qui nel post e tutti coloro che avevano richiesto i gadget, dopo aver votato tutti i giorni per mesi, si sono sentiti dire che "i premi di produzione sono esauriti, ma non preoccupatevi, non è stato lavoro sprecato! Stiamo già pensando a un modo per valorizzare la vostra carriera in azienda".

Analizziamo la cosa: che senso ha dire che i premi sono esauriti? Il sito di una trasmissione Mediaset che guadagna miliardi in pubblicità ci sta davvero dicendo di non avere budget per stampare qualche maglietta? Visto che era stato prevista una produzione limitata dei premi, non era il caso di avere un'alternativa già pronta in caso di esaurimento? Possibile che non sia stato valutato l'impatto negativo a livello di immagine di una comunicazione del genere?

La risposta, parziale, a tutte queste domande c'è, ed è ben evidenziata in home page: il nuovo shop on-line, nel quale le magliette sono ovviamente vendute e non regalate (a ben 15,64 € + IVA: la scelta del prezzo rivela altre gravi carenze di marketing IMHO).
Il punto è quindi che le magliette non sono affatto esaurite, ma sono state destinate all'e-commerce. Chi ha alimentato la community per mesi, ha votato, ha fatto accessi al sito, ha contribuito al successo dell'iniziativa si è visto togliere i premi promessi per lucrare sul merchandising.
Ma le famose iniziative per premiare chi è rimasto a bocca asciutta? Ecco qua: un bello sconto sull'acquisto!

A mio modo di vedere si tratta di un clamoroso autogol, che ha generato moltissimi utenti scontenti ed arrabbiati (non ho numeri precisi ma credo che senza dubbio si possa parlare di migliaia) e che poteva essere facilmente evitato. La gestione delle lamentele poi è ancora peggiore: ad un mio collega è stato risposto che la sua richiesta non poteva essere processata perchè non aveva fornito il codice fiscale, dato evidentemente non obbligatorio in fase di registrazione. A me, come credo a molti altri, non hanno nemmeno risposto.

Pochi giorni fa sempre qui su Imlog avevo citato il plumber di Bloglines come un perfetto esempio di crisis management, che trasformava un disservizio in una feature positiva. In questo caso siamo di fronte all'opposto: un'ottima iniziativa si è trasformata in un boomerang, solo per scarsa attenzione, ancor meno interesse, e soprattutto per la smania di voler monetizzare al più presto l'attenzione del pubblico.
Sarebbero bastati pochi giorni per avere la botte piena e la moglie ubriaca: una community soddisfatta e uno shop di successo.
Occasione sprecata, peccato!

Clienti pubblicitari in cerca di valore
Autore: Maurizio Goetz | Categoria: Advertising | Data: Martedì, 21 Giugno 2005 

In Italia si avversa il cambiamento quando non si è in grado di fronteggiarlo, perché in una ottica molto miope, cambiare potrebbe significare perdere potere.
La dura verità è che il cambiamento non può essere fermato come nel selvaggio west non è stato possibile fermare l'avanzata della ferrovia

La maggior parte dei grandi investitori pubblicitari americani è perfettamente consapevole che le vecchie logiche di comunicazione basate sull'interruzione e sulla ripetizione dei messaggi non funzionano più e chiedono alle loro agenzie di comunicazione un approccio nuovo.

I piccoli e medi clienti pubblicitari, stanno lentamente scoprendo che esistono nuovi intermediari di creativita come questo, questo o questo in grado di studiare un logo, un'immagine coordinata, a livelli qualitativi accettabili.

Ebbene si siamo arrivati alla comoditizzazione della creatività pubblicitaria grazie ad internet e queste società presto arriveranno anche in Italia.

Le agenzie pubblicitarie sono quindi accerchiate, dal basso da questi nuovi intermediari e dall'altro da società di consulenza che attraverso una rete di partner sono in grado di estendere i loro servizi in ambiti che una volta erano di "competenza" delle agenzie di pubblicità.

Se poi aggiungiamo la presenza di un esercito di consulenti, flessibili e molti di essi anche competenti che si stanno organizzando a network, possiamo renderci conto della portata dei cambiamenti che stanno già oggi impattando sul settore della comunicazione, uno fra i settori che appare tra i più conservativi nell'industria italiana.

Esaurita la fase delle fusioni, delle acquisizioni, delle riorganizzazioni, occorrerà innovare perché il livello di progresso di un Paese si può anche misurare dal livello della sua industria della comunicazione.

Ci sono in Italia tantissimi talenti, nelle scuole di comunicazione, nel mondo delle professioni che non vengono utilizzati come dovrebbero. Il caso di Serpica Naro è a mio parere emblematico di un sistema completamente ingessato, che potrebbe se solo volesse aprirsi e dare spazio a nuovi talenti a beneficio di tutti.

La rete è anche questo.

Il declino di (certi) brands
Autore: Maurizio Goetz | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Lunedì, 20 Giugno 2005 

Nel novembre del 2004 è uscito un articolo provocazione davvero illuminante pubblicato da Wired dal titolo: the decline of brands.

E' sicuramente vero che non tutti hanno accesso ad internet e alla società dell'informazione, e sono ancora pochi quelli che dispongono degli "strumenti" per potere mediare l'informazione oggi disponibile, ma è altrettanto vero che in una società del surplus, soprattutto in un periodo di crisi come quello in cui viviamo, i consumatori, tutti i consumatori, anche quelli con limitato potere di acquisto richiedono di più.

Se volete fare un esercizio interessante, prendete i top 10 brands a livello globale del 1994, del 1984, del 1974 e confrontateli con quelli odierni, ad esempio utilizzando una rilevazione di Interbrand pubblicata su Brandchannel. (selezionate un'area geografica o l'intero globo)

Sappiamo tutti molto bene che non tutti i brand sono in crisi, ma solo alcuni di essi, quelli che non riescono a offrire valore ai loro clienti attuali e potenziali. Quanti degli attuali brand saranno nella stessa lista di Interbrand nel 2014?

Molte aziende non riescono proprio a comprendere la portata dei cambiamenti in atto, aumentano i loro investimenti pubblicitari, fanno fusioni ed incorporazioni, ristrutturano, cambiano il management, ma non hanno ancora imparato ad ascoltare.

Per loro vi è una strategia di sviluppo di sicuro successo:

FORMAT C:



Google Wallet
Autore: M. Bancora | Categoria: Avvistamenti | Data: Lunedì, 20 Giugno 2005 

Via MarketingVox la notizià secondo cui Google si sta preparando a lanciare un nuovo servizio che entrerà nel mercato dei sistemi alternativi di pagamento; un business che rappresenta il 25% del fatturato di eBay. Iniziano veramente a destare dei timori monopolistici.

Quelli di internet
Autore: Maurizio Goetz | Categoria: TV Digitale | Data: Venerdì, 17 Giugno 2005 

Ma cosa vuoi che ne capiscano quelli di Internet, quando parlano di diavolerie strane come il Digital Video Recorder che sicuramente da noi non arriveranno mai o se arriveranno succederà non prima di cinque anni.
Ma cosa sono questi blog? A noi non servono abbiamo già un sito.

Non sono queste affermazioni che mi sorprendono. Ma quando una testata prestigiosa come DailyNet si meraviglia e ritiene una notizia shock, il taglio da parte della Procter&Gamble del 25% sul budget della pubblicità televisiva, allora ho l'impressione che in tutti questi anni abbiamo veramente scritto e discusso a vuoto.

La comunicazione nei prossimi anni è destinata a cambiare radicalmente, mettiamocelo in mente
.

Quando anche da noi i budget televisivi verranno tagliati, quando qualche agenzia pubblicitaria verrà disintermediata, quando i "ragazzi di internet" verranno presi sul serio, quando non ci sarà più la distinzione tra below the line e above the line, perché non esisterà alcuna line....

....... potrebbe essere troppo tardi.

Anche Amazon come IMlog...
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: E-commerce | Data: Venerdì, 17 Giugno 2005 

amazon_toolbar.gifAnche Amazon come IMlog ha deciso di rifarsi il look :)
Forse arrivo tardi, me ne sono accorto solo oggi. E, sarà che sono indaffarato con la grafica di IMlog (ancora work-in-progress) e quindi sono maggiormente sensibile a questi aspetti, ma... lo dico sottovoce: non mi piace tanto.

O meglio, la grafica mi piace, il nuovo colore anche, l'integrazione con la ricerca A9 pure, ma c'è una cosa che secondo me è molto grave: il logo solo nel tab della toolbar.
Guardando la pagina non riesco a scacciare la sensazione che manchi un pezzo, e quasi mi viene da scrollare per vedere se in alto a sinistra appare il logo.

E' vero che Amazon non è mai stata particolarmente apprezzabile dal punto di vista del layout e che i suoi meriti sono altri. E' altrettanto vero che non è certo il branding la sua preoccupazione principale, ma mi sembra davvero un passo falso: cambi la grafica una volta ogni 10 anni ed è questo quello che ne viene fuori?

Voi che ne pensate?

892 Fastweb; tanta cartomanzia, poca trasparenza
Autore: Giuseppe.Mayer | Categoria: Marketing | Data: Venerdì, 17 Giugno 2005 

fastweb.jpgQuello dei micropagamenti online è IL problema per molte piccole realtà che cercano strumenti flessibili e affidabili per far pagare, ad esempio, i propri contenuti online.

Nel nostro paese, non potendo contare su una larga diffusione della carta di credito, molti piccoli e medi editori si sono orientati ad utilizzare i numeri a tariffazione speciale del tipo 899 e, negli ultimi tempi, 892 (in teoria riservato a servizi di carattere "sociale-informativo").

Il punto è che, come tutti sappiamo, in questo settore i servizi più redditizzi (anche per gli operatori di telefonia) sono quelli legati al mondo "incontri" ed alla "cartomanzia"; si tratta di servizi spesso poco chiari e trasparenti, ma che, per la loro natura, tendono ad avere (purtroppo) un largo bacino di utenti "interessati".

Proprio in merito a queste numerazioni, nelle ultime settimane, ho scoperto, sulla mia pelle, un fatto curioso (e preoccupante) che vado a raccontare; di fatto le numerazioni che si possono acquistare del tipo 892 sono due, a 6 e a 9 cifre.

Chiaramente le numerazioni a 6 cifre hanno un costo annuo importante (intorno ai 26.000 euro) contro un costo quasi simbolico per le numerazioni a 9 cifre; nella mia ingenuità pensavo che il costo delle numerazini a 6 cifre fosse giustificato dal fatto di poter in pratica disporre di una numerazione esclusiva (per 999 numeri)

In realtà non è così; Fastweb infatti può vendere ad un cliente un numero 892.xxx e poi RIvendere lo stesso numero 999 volte per tutte le estensioni possibili creando però evidentemente notevoli disagi per chi acquista il numero a 9 cifre.

Nel mio caso, ad esempio da quando abbiamo attivato questo servizio riceviamo quotidianamente decine di email e telefonate di proteste da parte di clienti che cercano di raggiungere il nostro servizio editoriale (9 cifre) e che invece vengono reindirizzati ad un servizio di cartomanzia (che ha acquistato il numero radice a 6 cifre) creando un notevole danno d'immagine.

Dopo innumerevoli richieste di chiarimenti a Fastweb, tutte più o meno delicatamente rimbalzate (assistenza clienti? naaa), abbiamo scoperto che questo inconveniente può capitare perchè, ad esempio, chi compone il numero è troppo lento nella digitazione (?!) oppure perchè, chiamando da cellulare, l'operatore mobile passa i toni di chiamata troppo lentamente.

Ora non so come si regolano gli altri operatori, ma di fronte ad un disservizio simile (legale o meno, non discuto) viene da chiedersi quanto veramente Fastweb e gli altri siano interessati a far crescere il mercato e quanto invece non siano semplicemente interessati a mungere il più possibile la "nuova" numerazione per poi, alle prime denunce, battere rapidamente la ritirata in attesa di tirar fuori un nuovo numero riservato a servizi di "sociale-informativo".

Non chiamatelo posizionamento, please
Autore: Maurizio Goetz | Categoria: Marketing | Data: Giovedì, 16 Giugno 2005 

David Aaker, Jack Trout e Al Ries, sono forse tra i principali studiosi del brand come asset strategico per qualsiasi organizzazione.

Il libro "Positioning", di Jack Trout e Al Ries, pubblicato per la prima volta nel 1979, è uno dei capisaldi della letteratura di marketing.

Al Ries ha sempre detto che il posizionamento è nella testa dei consumatori, ma esso è attualmente la risultante di un processo che parte da una precisa strategia aziendale.

Nick Wreden, brand futurist, come ama definirsi ed autore del best seller Fusion Branding, ritiene che il concetto di posizionamento top down sia superato e che oggi si debba parlare di wikificazione del brand come processo collettivo dinamico di creazione di senso.

Il concetto in linea generale è assolutamente interessante e condivisible, anche se non è stato ancora ben spiegato. La strategia di Wreden è chiara, creare un po' di curiosità, su un libro che sta per uscire.

Una cosa ci appare invece molto chiara. Blogs, wiki, rss, non devono essere intesi solo in termini tecnologici, ma soprattutto come abilitatori di nuove dinamiche relazionali tra un brand ed i suoi pubblici, i cui risvolti cominciamo ad intuire solo ora. Siamo infatti solo all'inizio di una profonda trasformazione culturale, in cui al centro ci sarà un'economia sempre più basata sugli intangibles, unica risorsa per poter competere con una Cina sempre più agguerrita sotto il profilo commerciale.

Gli strumenti per comunicare e per ascoltare non ci mancano, ora abbiamo un disperato bisogno di sviluppare nuovi modelli di marketing e di comunicazione che ci consentano creare e arricchire la notra proposizione di offerta e di significato di un nuovo valore per i clienti attuali e potenziali e per la società nel suo complesso.

Google portatile
Autore: M. Bancora | Categoria: Avvistamenti | Data: Giovedì, 16 Giugno 2005 

Apprendo da Google Blog che la nuova versione mobile è stata lanciata. In molti la stavano aspettando, forse perchè segna la prima evoluzione del passaggio di Google dal PC al telefonino. A seguire, immagino, Google Local Mobile. A quando la sua portalizzazione? :)

Comunicazioni destabilizzanti
Autore: Thomas.Grones | Categoria: E-commerce | Data: Mercoledì, 15 Giugno 2005 

Lettura di un comunicato stampa da un addetto ai lavori: Ecommerce

Ogni mese tradedoubler, nota società legata al mondo del pay per action esce con i propri report che lega all’andamento del mercato e-commerce. Sempre crescite a due cifre, sempre positivo il trend dell’e-commerce o interpretazioni a rischio. Sarebbe auspicabile che le aziende italiane operanti nei servizi web fossero così puntuali e sollecite nelle comunicazioni al pubblico, soprattutto perché in tal modo si eviterebbe la confusione che ogni mese tradedoubler crea nel mercato, soprattutto negli addetti stampa delle testate che si giovano dei comunicati per scrivere i propri pezzi.

Il punto è che tradedoubler comunica come dati di mercato i propri dati, rimanendo sulla labile differenza che intercorre tra mercato dei propri clienti sul circuito e mercato complessivo. La differenza è una sottile differenza non di poco conto.

Tradedoubler è una società di servizi il cui numero di clienti cresce di mese in mese su base internazionale e cambia di mese in mese la scena degli attori su base locale, ed è per lei un bene, segno che l’azienda è sana ed il proprio modello di business regge bene. Al contempo cresce il numero di inserzionisti che offre parte dei propri spazi di advertising al circuito di tradedoubler per monetizzare il traffico. E’ quindi ovvio che a fronte di queste crescite cresca il rapporto tra gli introiti maturati e generati dall’azienda nel mese trascorso rispetto allo stesso periodo di riferimento dell’anno precedente, ed ovvie anche le fluttuazioni determinate da entrate o uscite di scena dal suo panel di clienti.

Proprio ovvio pero’ questo non è. Sebbene l’azienda comunichi che “Il TradeDoubler Tracker™ è un report mensile che illustra volumi e trend delle vendite online in Europa sulla base dei dati di rilevazione raccolti da TradeDoubler all’interno del suo network europeo. I dati riportati dal Tracker illustrano i risultati tracciati e generati all’interno della rete di TradeDoubler, presente in 16 Paesi europei con clienti operanti in diversi settori.” …Ovvero si tratti di dati evinti dal proprio panel e non dal mercato di riferimento composto da tutti gli attori che ne fanno parte, molte testate poi omettono questo dato e molti lettori meno attenti al valore dell’informazione rilasciata leggono in tradedoubler il termometro del mercato del commercio elettronico.

Ecco quindi che l’informazione diventa distorta. Così non è poi infrequente ritrovarsi il giornalista che chiama per conferme, per sentire altre campane, ed ecco che va spiegato nuovamente il polso del mercato ecommerce italiano. Verifiche possono essere fatte sulle riprese di varie testate… che copiaincollano il comunicato senza assimilarlo, facendosi prendere dai numeri ovviamente positivissimi del mercato. Ma mi ripeto; le fluttuazioni, gli aumenti sono direttamente correlati all’azienda che comunica, non al mercato.

Il mercato è un'altra cosa e sarebbe auspicabile che tutti gli operatori del mercato ecommerce italiano realmente si associassero iniziando a comunicare in maniera puntuale il termometro dell’andamento del mercato. Sarebbe un bene per tutti.

Nuovo Look
Autore: Redazione | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Mercoledì, 15 Giugno 2005 

Finalmente in una serata di pioggia e gelo la nuova versione di IMlog è andata online. Stiamo ancora sistemando alcuni dettagli, ma i vostri consigli sono come sempre benvenuti e utili.

Google Vs Yahoo!: questione d'interfacce
Autore: Giuseppe.Mayer | Categoria: Avvistamenti | Data: Martedì, 14 Giugno 2005 

Dopo aver letto la discussione nata dal post "La portalizzazione di Google" di Federico Riva, vi segnalo l'interessante analisi di confronto sulle interfacce dei servizi di Google e Yahoo! realizzata da Luke Wroblewski sul suo blog Functioning Form.

Quello che mi colpisce di questa analisi, completa e dettagliata, è la tendenza alla "somiglianza" che è possibile verificare nell'evoluzione dei due prodotti; da un lato Yahoo! sta cercando di semplificare e rendere più efficente la sua offerta, togliendo e massimizzando gli spazi, dall'altro Google, sta diversificando la sua offerta di servizi forse anche per giustificare una quotazione azionaria che, considerando il solo search, risulterebbe davvero "gonfiata".

Buona lettura!

video search engine: la battaglia della ricerca video si inasprisce
Autore: Maurizio Goetz | Categoria: TV Digitale | Data: Martedì, 14 Giugno 2005 

Negli ultimi 3 mesi, Blinkx.tv , un nuovo competitor nell'arena dei video search engine, ha costantemente migliorato la sua qualità di ricerca, incrementato il numero di contenuti indicizzati e si appresta a sfidare i giganti della ricerca.

E' evidente che gli incumbent della rete non potevano stare a guardare e la ricerca su contenuti video, ma più in generale una focalizzazione sui contenuti video tout court, è diventata una priorità per Google e Microsoft anche se in modo diverso, come anticipato qui e qui

Ecco perché i motori di ricerca, in un futuro neanche tanto lontano, potranno essere considerati dai broadcaster dei "competitor" in senso molto ampio.

E' chiaro a tutti che non saranno molti a decidere di vedere una partita di calcio o un film sul computer, se avranno a disposizione buone alternative sul grande schermo. Possiamo tuttavia prevedere che il tempo speso davanti al pc, potrebbe aumentare in funzione del tasso di penetrazione della banda larga e dei contenuti (anche video) disponibili.

Se quindi consideriamo il tempo degli spettatori limitato e quindi una risorsa scarsa, il gioco è a somma zero, tutto il tempo speso su internet è potenzialmente tempo sottratto ad altre attività analoghe, tra cui guardare la televisione.

Ecco perché la BBC ha deciso di essere presente su tutte le piattaforme possibili, mentre le nostre emittenti televisive, prese dal quotidiano, ci stanno solo pensando.

Sono molti gli analisti a ritenere che una gran parte di contenuti video verranno fruiti sul web. Sarà un modo differente di guardare la tv, più breve, on demand, ma sicuramente che obbligherà nel medio lungo termine le tv tradizionali a ripensare i loro palinsesti.

Yahoo, Google e Blinkx.tv rappresenteranno ben fresto i nuovi mediatori tra i content provider e i loro diversi pubblici sulla rete.

Se lavorassi in una emittente televisiva, sicuramente un pensiero su questo scenario lo farei.

Alla ricerca dell'innovazione
Autore: Maurizio Goetz | Categoria: Advertising | Data: Lunedì, 13 Giugno 2005 

L'Italia è un Paese dove si fa poca ricerca. Il comparto della "Comunicazione" ne fa meno di tutti. Nelle filiali italiane delle agenzie di pubblicità internazionali, molte scelte creative vengono fatte altrove, il lavoro è frenetico e i clienti non valorizzano l'innovazione.

Le piccole agenzie non hanno le risorse per fare ricerca. Eppure ci sarebbe tanto bisogno di ricerca per sperimentare nuovi modelli creativi, nuove tecnologie di comunicazione, per progettare test di acceptance e per diffondere nuovi approcci di marketing.

Sappiamo tutti molto bene che la gente guarda sempre meno spot in televisione, che i modelli di comunicazione dell'affissione sono obsoleti, che i mezzi digitali sono utilizzati al minimo delle loro potenzialità, che la comunicazione integrata è preistoria......

Perché le associazioni di categoria come l'UPA, insieme a quelle della comunicazione come Assocomunicazione e Unicom non si mettono insieme per un serio progetto di ricerca sulla comunicazione? Perché non coinvolgono gli studenti delle scuole di comunicazione? Perché ai convegni vengono sempre invitati i soli noti? Ho frequentato molto recentemente diverse scuole di comunicazione e posso dire di avere incontrato diversi grandi talenti a cui spesso non viene offerta neanche una possibilità.

Perché qui in Italia è tutto così maledettamente complicato? Perché dare sempre la colpa a qualcun altro quando le cose non funzionano, quando basterebbe rimboccarsi le maniche?

Se in Italia si mettessero insieme le forze, se la gente smettesse di pensare al proprio orticello, se si pensasse più in grande, sono convinto che le risorse le troveremmo anche qui. Ne sono assolutamente certo.

Voi non ci credete? E' possibile cambiare qualcosa?

Blog e Stampa
Autore: Giuseppe.Mayer | Categoria: Comunicazione | Data: Lunedì, 13 Giugno 2005 

wiki.jpgLe interazioni tra blog e stampa tradizionale sono un fenomeno in forte crescita negli ultimi tempi, specie negli States; questa mattina, aprendo la mia rassegna "stampa" su Bloglines, ho trovato tre news tutte sul medesimo tema.

La prima viene da Poynteronline: pare che nelle prossime settimane Newsweek inizierà a pubblicare, vicino agli articoli, anche i link rilevanti trovati su Technorati copiando in un certo senso il modello di Google con gli AdWords. In questo modo chi, leggendo l'articolo, sarà interessato ad approfondire le tematiche in esso contenute potrà andare online e seguire la traccia di Technorati.

La seconda news riguarda il New York Times (via Micropersuasion) che, nella sua edizione cartacea, ha iniziato a pubblicare una rubrica con gli spunti più interessanti provenienti dalla blogosfera (What's Online).

Ultimo, ma non per rilevanza, l'annuncio del L.A. Times che ha messo a disposizione dei suoi lettori un wiki che permette di riscrivere, modificare o integrare l'editoriale del giornale cartaceo.

Tutte iniziative molto interessanti che mostrano come l'incontro tra queste due realtà non necessariamente debba essere uno scontro; a me piacerebbe poter "wikare" un editoriale di Vittorio Feltri :)

La portalizzazione di Google
Autore: Federico.Riva | Categoria: Web Marketing | Data: Lunedì, 13 Giugno 2005 

Qualche settimana fa scrissi che Google si sarebbe portalizzato (che era la sua 'via' naturale...); molti di IMLI non erano d'accordo, ma a quanto pare non avevo tutti i torti. Leggete qui.

Parole, parole, parole
Autore: Maurizio Goetz | Categoria: Comunicazione | Data: Domenica, 12 Giugno 2005 

godin_liar.gif Parole, parole, così si intitolava un grandissimo successo di Mina del 1972. Parole, parole sono queste le promesse non mantenute di alcune società telefoniche che pubblicizzano un servizio che non ci sarà, di alcune linee aeree che annunciano strabilianti promozioni con prezzi stracciati a caratteri cubitali e supplementi di costo vari in corpo 4. Parole, parole sono le strategie di comunicazione di quelle società che credono che ripetendo all'infinito il loro messaggio diventeranno più credibili, o quelle che fanno scrivere ai propri dipendenti sotto mentite spoglie commenti lusinghieri sul proprio conto in blog ben frequentati, per cercare di "controribattere" alle critiche di consumatori insoddisfatti.

Parole, parole sono quelle delle società che utilizzano le promozioni come strumento strategico anzicché tattico, perché non hanno reali "argomentazioni" per fidelizzare la propria clientela.

Forse Seth Godin ci marcia, oramai lui ama sbalordire con titoli ad effetto per vendere più copie dei suoi libri. Sappiamo molto bene che l'ultima sua opera è una provocazione. Non tutti i marketers sono bugiardi, ma è altrettanto vero che sono ben poche le aziende ad avere una "customer policy" chiara e rigorosa.

Credo (come ho già avuto modo di scrivere), che ogni azienda debba incorniciare questa frase di Jeff Bezos, CEO di Amazon.com in un mega poster da appendere all'entrata in una posizione ben in vista:

“It has always seemed to me that your brand is formed primarily not by what your company says about itself, but what the company does"

Personalmente ritengo che sia questa l'essenza di un brand, tutto il resto sono parole, parole, parole.


Feedo: in arrivo il nuovo aggregatore rss di Kataweb
Autore: Giuseppe.Mayer | Categoria: News | Data: Venerdì, 10 Giugno 2005 

feedo.jpgE' questa l'anticipazione che Tedeschini Lalli si è lasciato sfuggire nel corso del convegno "Il Blog si mangia?" che si è tenuto questa sera preso la Città del gusto del Gambero Rosso a Roma.

La notizia si è rapidamente diffusa nella blogosfera (grazie anche alla free wi fi zone a disposizione dei partecipanti al convegno) e se ne parla anche qui e qui; non è dato al momento conoscere ulteriori dettagli sulle funzionalità che saranno rese disponibili per cui bisognerà attendere il lancio ufficiale (forse già la settimana prossima) per vedere in che modo Kataweb risponde al Libero Blog che tante polemiche ha suscitato nei mesi scorsi.

Aggiornamento: via Pandemia scopro solo ora che in realtà la versione beta di Feedo è già attiva online (anche se non c'è "link" da altre aree di Kataweb) ed è raggiungibile qui.

Ho completato quindi l'iscrizione al servizio e ho cominciato a girellare per il sito; ben fatto, non c'è dubbio, ma mi sembra emerga da subito una dicotomia imposta editorialmente, ed emersa anche ieri nei discorsi del convegno, tra blog d'autore ed il resto. Ecco perchè nelle "categorie" precompilate (Finanza e Business, Media e Tecnologie etc) compaiono i blog dei giornalisti del gruppo mentre nella categoria Blog c'è una accozzaglia di siti diversi (da Macchianera a ... IMlog).

Ma esiste davvero una caratteristica per cui vale la pena parlare di Blog d'autore?

Flying Marketing
Autore: Enrico.Bianchessi | Categoria: Marketing | Data: Mercoledì, 8 Giugno 2005 

I viaggiatori di un volo Alaska Airline diretti a Washington, hanno potuto sperimentare l'ultima trovata delle linee aeree per "fare cassa".

Nel periodo in cui i suddetti viaggiatori erano in attesa dell'atterraggio (30 minuti rigorosamente seduti e con cinture allacciate, in ossequio ai severi standard di sicurezza americani) gli altoparlanti in cabina passeggeri hanno diffuso la voce di uno steward che li incoraggiava a sottoscrivere una carta di credito della Bank of America, mentre i suoi colleghi giravano tra i viaggiatori (impossibilitati a fuggire...) con i contratti pronti da firmare.

In caso di successo l'equipaggio tutto viene premiato in sonanti dollaroni. Pare che il fenomeno sia in crescita e le compagnie aeree siano entusiaste di poter vendere questi "spazi" promozionali in tempi finanziariamente così difficili.

I commenti naturalmente sono i più diversi.

C'è chi raccomanda di comprarsi un bel paio di cuffie fono-isolanti, chi accetta la cosa dicendo che se è il "prezzo" da pagare per un volo a basso costo, ben venga.

Personalmente, voglio la cuffia.

Basta poco...
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Comunicazione | Data: Martedì, 7 Giugno 2005 

bloglines_plumber.gifQuesta mattina, tornato dalle vacanze, sono andato su BlogLines per dare un'occhiata alle decine di feed nuovi da leggere e mi sono ritrovato davanti l'immagine che vedete qui a lato (cliccateci sopra per ingradirla).

Ora, non voglio dire che sono stato contento di non poter leggere i miei feed, ma il modo di comunicare il problema non ha alterato il mio mood e ha fatto sì che aspettassi con pazienza invece che con irritazione che il servizio tornasse up.

Devo ammettere che invece di incavolarmi per il disservizio mi è scappato un sorriso. Ho contattato Giuseppe via instant messenger per segnalargli la cosa e anche lui mi ha detto che era "delizioso" e che aveva già salvato lo screenshot.

Mi è subito venuto in mente che già un'altra volta avevo avuto la stessa esperienza, e sono andato a rivedermi la pagina Error 404 di ThinkGeek.
Al contrario ricordo con esterma irritazione la pagina azzurra di Splinder con 2 righe di testo a speigare che "stanno migliorando il sistema ecc. ecc.".

Probabilmente sono dettagli, e io sono fanatico dei dettagli, ma ritengo che questo tipo di comunicazioni influiscano e non poco sulla considerazione dell'azienda da parte dell'utente (o cliente) e che contribuiscano a creare un'immagine positiva. Quindi semplicemente con un'idea divertente e una pagina ad hoc è possibile trasformare un problema addirittura in uno strumento di marketing.

Certo, ammetto che se mentre sto prenotando il mio treno il venerdì pomeriggio mi apparisse l'immagine di un simpatico ferroviere che mi spiega che il servizio è in manutenzione forse il sorriso non ci scapperebbe, ma probabilmente chiamerei il numero verde molto meno arrabbiato... :)

Axe: per niente pentita dell’advergaming e della sensualità
Autore: Roberto Cucco | Categoria: Comunicazione | Data: Martedì, 7 Giugno 2005 

AxeFeather è un advergaming virale di grande successo. In Uk in 2 settimane ha visto 2 milioni di downloads. Axe Feather consiste in un'animazione con la quale l'utente, manovrando la piuma tramite mouse, solletica un'avvenentissima ragazza sdraiata su di un letto.

L'obiettivo aziendale è quello di promuovere il deodorante Axe al target maschile 16-20. E' un gaming totalmente maschile e sensuale, ma, se il primo punto è una scelta ben precisa, la sensualità è invece un trend di gran parte dell'advertising offline ormai da molti anni. Le agenzie creative fanno comunicazione integrata e riprendono questi temi anche per la rete utilizzando, in questo caso molto ben sfruttando, l'interattività e la multimedialità. Axe Feather infatti è una composizione di video, non proprio economica dal punto di vista dell'investimento in tecnologia.

Si dice che la grande sensualità utilizzata distrae dagli obiettivi comunicativi e l'awareness del prodotto va a farsi benedire. In realtà il nome di dominio e il meccanismo virale basato sulla circolazione dell'URL garantiscono il ricordo anche del brand.

Per eliminare ogni dubbio sulla perfetta associazione tra il brand e il messaggio, per niente pentita dell'utilizzo della sensualità, Axe si evolve, usando sempre il multimediale in rete in Axe Mojo Master. In questo advergaming in 3D, avvenenti girls seducono pretendenti guys, il quale obiettivo è la conquista di queste sempre più difficili partner, man mano che il gioco prosegue. Il direttore marketing di Unilever lo definisce un gioco dove le opzioni di mosse a disposizione sono illimitate. Il gioco sarà disponibile dal 20 di giugno (adesso sul sito trovate wallpapers e interessanti anticipazioni) e ha tutte le potenzialità per ripetere o migliorare AxeFeather. Del resto, sembra che l'investimento stavolta sia stato molto più impegnativo.

Se volevamo la conferma che i brand di largo consumo stanno utilizzando la rete con le modalità necessarie per fare dell'ottimo webmarketing, ce l'abbiamo. Potremmo disquisire sull'utilizzo della sensualità come chiave di successo, ma in tal caso dovremmo reinventare tutta la comunicazione pubblicitaria. Limitandoci all'aspetto più terreno e meno moralista del marketing online, l'osservazione è che Unilevel, titolare del marchio Axe, non usa solo la rete per fare semplice branding. E' un'ulteriore testimonianza del sempre maggiore utilizzo della rete da parte dei marchi di largo consumo, forse gli ultimi a credere nelle potenzialità di Internet per l'advertising. Gli altri grandi marchi del largo consumo, se non l'hanno già fatto, seguiranno ben presto l'esempio.

Chi risponde all'email ?
Autore: Enrico.Bianchessi | Categoria: Avvistamenti | Data: Lunedì, 6 Giugno 2005 

Leggo un articolo relativo ad un rapporto del Customer Respect Group, che analizza il modo in cui le aziende rispondono ( o meno) agli email inviati dai propri clienti, e trovo una percentuale di mancate risposte pari al 27%.

Beh, qualcuno dirà, non è poi così malvagia. Il fatto è che il campione di aziende sottoposte al test è composto dalle 38 maggiori aziende hi-tech del mondo. E qui il giudizio sicuramente cambia e sorge spontanea la domanda: se questi, che dovrebbero essere i campioni del marketing online, offrono queste percentuali , la media generale dove sarà ? Qualcuno ha dati attendibili ?

In ogni caso va rilevato che qualche dato positivo è emerso: sia sotto il profilo del "customer respect" in generale, sia sotto quello del rispetto della privacy, la ricerca del CRG indica dei miglioramenti.

Lo schermo è il messaggio?
Autore: Maurizio Goetz | Categoria: TV Digitale | Data: Lunedì, 6 Giugno 2005 

Chi proviene dal mondo propriamente televisivo ha più difficoltà (rispetto a chi ha iniziato a lavorare ad esempio sul web) a comprendere cosa significhi progettare contenuti ottimizzati per essere fruiti in modalità differenti.

In un futuro prossimo ci saranno contenuti che verranno resi disponibili su differenti schermi e altri che verranno progettati per schermi ben specifici.

double screen.jpg

Credo che sarà sempre più difficile trovare dei confini ben tracciati tra concetti come televisione, video comunicazione, telecomunicazione ecc.

Finora di questi aspetti si sono occupati soprattutto tecnologi ed esperti di usabilità, mentre all'interno della maggior parte delle agenzie di comunicazione siamo ancora fermi al concetto di declinazione di una campagna di pubblicità.

Se ieri la comunicazione era indifferenziata , oggi con una crescente frammentazione delle audience ci dobbiamo concentrare sui target , domani, dovremo tenere in considerazione anche le modalità di fruizione dei contenuti e le caratteristiche dei device con cui tali contenuti potranno essere fruiti. Come ci mostrano gli esempi di schermi tratti da questo sito.
bigscreens.JPG

La televisione si sta digitalizzando ed in futuro anche la comunicazione outdoor subirà grandi cambiamenti. Provate a pensare a quanto diverse debbano essere le tecniche di ripresa, le tecniche di montaggio, la risoluzione per un contenuto video in funzione delle piattaforme di distribuzione e degli schermi in cui questo contenuto verrà visualizzato.
E' forse pensabile che uno stesso messaggio pubblicitario possa avere eguale efficacia se visualizzato da persone diverse in momenti diversi e su schermi diversi?

Ecco perché quando si parlerà di Tv Digitali si dovrà usare il plurale, perché rispetto al passato, nuovi schermi, nuove modalità di fruizione ci imporranno di ripensare la progettazione della comunicazione attraverso i contenuti video.

Questa è la punta dell'iceberg. Siamo solo agli inizi e noi qui ancora a discutere di vecchi contenuti sul digitale terrestre. Temo proprio che se vogliamo parlare del futuro della pubblicità, sarà necessario allargare i nostri orizzonti.

La tv al singolare è morta
Autore: Maurizio Goetz | Categoria: TV Digitale | Data: Venerdì, 3 Giugno 2005 

Chi ha avuto modo di conoscermi sa molto bene che sono diversi anni che sostengo che l'era della televisione al singolare si sia oramai definitivamente conclusa. Con il processo di digitalizzazione, vecchi e nuovi player, stanno proponendo sul mercato differenti "modi di intendere la televisione", proprio perché essa verrà fruita in modi diversi, su schermi diversi, attraverso device diversi.

Fino all'altro giorno pensavo di essere fra i pochi a pensarlo, visto che nel mondo "broadcast" si continua a ragionare al singolare.

Come al solito le nuove idee non vengono prese in considerazione, fintanto che non ottengono un grande risalto mediatico. Chissà se questa copertina di newsweek non contribuirà a scardinare un modello già obsoleto.

Credo che i broadcaster abbiano molto da perdere se non vorranno accettare il nuovo, e non parlo di tecnologia ma di mindset.

Che lavoro fai? Il Chief Blogger!
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Internet per le aziende | Data: Mercoledì, 1 Giugno 2005 

Secondo questo articolo del Wall Street Journal fare il blogger in molti casi sta diventando un lavoro, proprio nel senso che si può essere assunti per farlo!
Viene citato in particolare l'esempio di tale Christine Halvorson, che fa la chief blogger in un'azienda del gruppo Danone.

Un dato interessante (fonte eMarketer) è questo: il 4% delle aziende americane ha un blog visibile all'esterno. Nell'articolo si dice "only 4%"...
Only? Qual è la % delle aziende italiane?

Così per sfizio ho provato a cercare "blog" su Monster e su TrovoJob. Qualcuno indovina il risultato?

Sommare pere e mele fa bene al business?
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Web Marketing | Data: Mercoledì, 1 Giugno 2005 

symantec_lastminute.jpgIn questi giorni mi sono imbattuto in una promozione (pubblicizzata anche con skyscraper su Repubblica.it) in co-branding Symantec-Lastminute: 100 € di sconto su un pacchetto vacanza a fronte dell'acquisto di un software antivirus.
Bello il claim ("Il viaggio è scontato, la meta no"), bella la grafica, bello tutto. Ma mi chiedo: ha senso?

Quello che mi lascia perplesso è l'associazione tra due prodotti così diversi e slegati tra loro.

E' vero che chiunque usi un PC ha bisogno di un antivirus e che le vacanze sono uno dei prodotti meno di nicchia immaginabili, ma davvero quello che mi fa decidere di acquistare l'antivirus può essere uno sconto, e nemmeno fantasmagorico, per un viaggio?
A meno che l'obiettivo sia non un incremento del fatturato quanto la fidelizzazione del cliente: tu, che avresti comunque comprato il mio antivirus, hai come regalo 100 euro di sconto, e sei un cliente più che soddisfatto.
Ma allora forse avrebbe avuto più senso un concorso con un premio in palio, invece che un regalo subordinato ad un ulteriore acquisto.

Symantec sta promuovendo pesantemente questa iniziativa anche sul proprio sito ma a mio modo di vedere è LastMinute soprattutto ad averne un vantaggio sia di immagine sia eventualmente economico.

Il fatto che esistano tante altre promozioni simili (mi viene in mente quella di ING Direct su Mediaworld e su ePlaza che regala un buono acquisto a fronte delle sottoscrizione del Conto Arancio), mi fa pensare che funzionino, ma mi piacerebbe avere qualche dato in merito.


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