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Il Giappone in 10 + 1 punti
![]() Di ritorno da un viaggio in Giappone, vi propongo alcuni (s)punti di riflessioni circa la seconda potenza economica mondiale. 1. gli orari dei treni, e in genere tutti gli orari, possono essere utilizzati per regolare gli orologi, e non viceversa. Il paragone con uno dei nostri treni risulta umiliante. E l'orario è solo un esempio di quanto l'italia sia indietro. 2. le persone che lavorano nei supermercati tra gli scaffali, una volta sistemata un'isola, corrono, e non lo dico in modo figurato, corrono a sistemare un'altro scaffale. 3. un grande magazzino giapponese sta al pachinko, come una biblioteca sta ad un grande magazzino italiano. In un grande magazzino giapponese sono riuscito a fermarvi per un'ora in orario di punta senza che dopo cinque minuti mi venisse mal di testa, facendo giocare il piccolo e scambiando commenti sui prodotti. Per chi non avesse mai varcato la soglia di un locale di pachinko, si tratta del gioco con cui si intrattegono i giapponesi: fanno cadere una pallina sperando che vada a finire bene, un gioco molto più tedioso delle slot machine italiane, e credo anche molto più remunerativo, che genera un frastuono incredibile moltiplicato per decine di macchine in un singolo locale. 4. Per mancanza fisiologica di spazio il piccolo locale commerciale giapponese ha una quarta dimensione che in Italia e in "occidente" non è normalmente considerata: il piano. Molti negozi infatti sono aperti a piani per noi assurdi, terzo, quarto e anche settimo piano. Di qui lo sviluppo della comunicazione iper-aggressiva stile BladeRunner con immagini e suoni che stordiscono il passante non abituato. 5. Il sushi in Giappone è buono e meno costoso di quello italiano ('sti cazzi). 6. il packaging in Giappone è un'arte: buste dentro buste, fogli che ricoprono buste, buste che si chiudono per evitare l'acqua della pioggia, fiocchi dello stesso colore della scritta del logo del negozio, bustine anti essicamento dei prodotti alimentari dappertutto, ghiaccio per mantenere fresco il pesce take away,... 7. il riciclo in giappone è un'arte. Non ci sono cestini ma, quando si trovano, buchi dove gettare tutto, se si capisse quello che c'è scritto. E se non li trovi, metti tutto in tasca e porti a casa: la sera ti ritrovi in tasca un gomitolo di cartacce che butti nel cestino sperando sia quello giusto. Ho visto anche un museo del riciclo dove portano regolarmente i ragazzi ancora in età scolare. Iamme paisà! 8. La 6 e la 7 sono una evidente contraddizione. 9. L'energia elettrica per i Giapponesi non è un problema. 10. Ho preso un treno che mi ha portato in 3 ore da Tokyo a Kobe, sono circa 600 Km in cui non ho visto soluzioni di continuità nello sviluppo urbanistico: tutte case per 600 maledetti chilometri, una megalopoli di 33 milioni di abitanti! 11. incredibile ma vero: non ho trovato gadget irresistibili, a parte un elicottero radiocomandato di 10 cm a 15€, ma il cinese sotto casa lo vende a meno :) Cosa possiamo imparare dal sugo per gli spaghetti
Si tratta di una conferenza in cui si parla di idee e che riunisce alcuni tra i maggiori personaggi nel mondo della tecnologia (T), dell'entertainment (E) e del design (D). In particolare segnalo questo intervento di Malcolm Gladwell. Blogger senza righello
Diciamocelo, Blogbabel per i blogger e' come il righello per gli adolescenti. Devo dire che la pagina attuale di Blogbabel e' molto vintage e ha quel suo fascino basic che mi fa pensare ad un Google versione cheap. Potrebbero metterci un bel bottone "I'm feeling blogger". Ma d'altra parte chi non ha mai fatto un bel post di addio giusto per vedere la reazione dei lettori e leggere i commenti disperati? Beh, chi non l'ha fatto e' perche' (come IMlog) teme che i commenti non ci siano :) Comunque su Wikio IMlog e' piazzato molto meglio (73 totale e 28 nella categoria High Tech, mica pizza e fichi), quindi tanto meglio cosi'... (e' uno scherzo, che nessuno si arrabbi, che l'ultima volta che ho criticato una blogstar Google ci ha bannato). Cambiano i righelli ma i blogger sono sempre uguali. Cross scripting con scappellamento a destra
Sono un po' imbarazzato dalla superficialita' con cui Massimo Mantellini, forse il blogger che stimo di piu' in Italia, affronta la questione della falla di sicurezza su eBay segnalata da Repubblica. "Il cross-scripting e' un problema di sicurezza noto da anni. Noto a chi? E se e' noto non se ne parla? Non sono certo un fan di Repubblica.it e non mi va di difenderla, ma credo invece che questo servizio sia utile e interessante, soprattutto, com'e' giusto che sia, per i milioni di utenti che comprano tramite eBay pur non essendo tecnici. E l'imbarazzata risposta di eBay lo conferma. Come rovinare una buona idea...
Non vorrei esagerare ma e' il video piu' geniale che abbia visto da un bel po' di tempo a questa parte! Nokia Morph Concept
Ho trovato questo video (quello originale, ma io preferisco usare YouTube...) sul blog di Andrea. Il video pero' e' troppo bello, quindi lo pubblico: What is marketing/communication/PR doing in 2008? (colpa di MiniMarketing)
Gianluca mi ha coinvolto in un meme, che io a malapena so cos'e' :) sul marketing nel 2008, nome in codice memema. Maurizio e altri hanno gia' risposto. Non ho ben capito se bisogna fare i fighi e dirlo in inglese o se basta il dialetto romagnolo, ma siccome uno dei buoni propositi del 2008 e' migliorare l'inglese (anche per necessita'), mi cimento con la lingua di albione, in plurime versioni peraltro: 1) What I hope: Marketing in 2008 will be as different from advertising as possible and will speak people’s language 2) What I believe: Marketing in 2008 will be the same, but with a different date on powerpoint presentations 3) What I know: the evolution of marketing will steadily remain in digital marketing hands. Digital marketing will continue to grow Va bene cosi' Gianluca? :) Creatività = ROI? Post complicato...
In realtà questo post doveva essere solo una segnalazione di una pubblicità che mi aveva fatto sorridere. Questa: ![]() L'ho trovata sul blog di Monkey Business, l'agenzia di Massimo Carraro. Ho continuato a curiosare sul sito e ho scaricato un simpatico pdf con alcune pubblicità motlo divertenti. Vi consiglio di scaricarlo: alcune le avrete sicuramente già viste ma ce ne sono di straordinarie. Comunque il pdf si conclude con una frase: sense of humor = return on investments. Ovvero la creatività consente di avere migliori risultati commerciali?
Il problema è quello ben noto che possiamo riassumere in "di chi era quella pubblicità con la ragazza sul motoscafo?". Ovvero la pubblicita' diventa fine a se stessa e il prodotto passa in secondo piano. La cosa fondamentale, che finora raramente ho visto, è IMHO la condivisione degli obiettivi tra l'azienda e l'agenzia pubblicitaria: qualsiasi attività creativa deve avere un riscontro concreto e, possibilmente, misurabile. Non dico che tutto deve essere riportato esclusivamente alla performance, ma è un buon inizio per valutare. Mi sa che sono andato off topic sul mio stesso post :) Bignardi: mi si nota di più se non bloggo o se bloggo poco?
Ovviamente il titolo del post riprende la celebre frase di Nanni Moretti in Ecce Bombo. Ci sta, per carità. Il blog era nato il 16 ottobre e conta in tutto 5 post. Cambiano in fretta le cose. Posto che sono da anni segretamente (ora non più) innamorato della Bignardi e quindi non ce l'ho con lei personalmente, mi chiedo se abbia senso giochicchiare così con i blog e quindi anche con le aspettative dei lettori. Mi sa che in famiglia hanno un rapporto un po' conflittuale con i blog: Luca Sofri, che scrive il lettissimo e linkatissimo Wittgenstein, non permette i commenti. Per questo non lo leggo (immagino che l'autore sarà disperato), perchè ritengo che i commenti siano il fulcro di un blog. Boh, forse sarà l'aria olandese che mi rende più polemico :) Ma in Microsoft si googlano? :)
Questo significa ovviamente che in M$ controllano quello che si dice in rete di loro, e questo è molto positivo. In realtà avevo avuto già modo di sperimentare questo, avendo ricevuto commenti piuttosto negativi riguardo al modo in cui parlo di Microsoft in questo blog :) Non ho però potuto fare a meno di immaginarmi Scott Jovane che si guarda attorno furtivamente mentre cerca il proprio nome su Google e trova il post di Enrico... O dite che ha usato Live Search? Indizio: cercando "microsoft pubblicità blog" su Live il post di Enrico non si trova, almeno non nelle prime 3 pagien; cercandolo su Google è al 4° posto... ;-) Applausi o fischi?
Da molte parti si è citato l'intervento di Marco Montemagno, al quale ho assistito e che ritengo divertente e molto adatto all'audience. In particolare si è fatto riferimento al famoso applauso per internet, che tutti i presneti si sono affrettati a fare, se non ricordo male con standing ovation incorporata (non vorrei esagerare). Io non ho applaudito. Ovvero di noi che ci lavoriamo, dei web marketing manager che demandano tutto alle agenzie, delle agenzie che fanno sempre la cosa più facile invece della migliore, dei planner che pianificano sempre gli stessi spazi, dei supermanager che a malapena sanno leggere le email. Ovviamente non volgio generalizzare, in Italia si sviluppano anche progetti molto interessanti e ci sono sia aziende che agenzie capaci e serissime. Però gli applausi bisogna anche meritarseli. Stiamo tanto a parlarci addosso e a fare i fichi tra blog, barcamp, gruppi di Facebook, ma poi nel nostro lavoro (mi ci metto anch'io) non facciamo poi tanto per cambiare le cose, anzi spesso cerchiamo di spremerle fino in fondo. Grillo spam?
Una settimana da Google: ovvero 5 cose che farei se fossi Google
![]() Il tema, lanciato da Dabid Naylor sul suo blog, è molto interessante. Cosa faresti se fossi Google?
1) Stop displaying Pagerank it only drives link buying and selling 2) Stop showing Site: and use true page clustering. so two pages per site will be displayed, This will stop people worrying about how many pages are in the index also stops link hunting, webmaster central will be the only place you can get that data. 3) on redirects, a site that redirects to more than ONE site will be deemed has potentially damaging and will not be Indexed, this would stop the tinyurls been indexed and affiliate tracking URLs like in the recent Bedstar case 4) sub-domains would get clustered there for only showing 2 pages, yes I know it will upset wordpress hosted user, but i don’t care buy a domain it’s 5 bucks 5) and finally I would not display paying Adsense blocks on pages that aren’t in the index Anche su E-gain la cosa viene portata avanti. Io... 1) spingerei su Orkut, o comprerei Facebook 2) ribrandizzerei Blogger in Gblog 3) darei la possibilità ai publisher di vedere il dettaglio dei guadagni di AdSense 4) abbandonerei ogni tentativo di performance based marketing :) 5) chiuderei tutte le sedi nazionali e lascerei AdWords solo self-service
Commenti degli utonti: che fare?
L'ultimo "simpatico" commento al post su Doretta82 mi ha un po' preso per sfinimento e sta facendo vacillare la mia convinzione che i commenti non vadano cancellati. Vale proprio per tutti i commenti? La cosa che mi preoccupa è che chi commenta si rivolge direttamente all'azienda o al personaggio di cui si parla nel post, cosa che testimonia una totale assenza di attenzione e quindi di interesse riguardo a quello che l'autore ha scritto nel post stesso. Gli esempi si sprecano: - nel post che parlava di Sportitalia il mitico Mauro scrive: "Stefano, potresti far vedere più raw e più sci?" e la dolce Francj "NEL MOTOCROSS MX2MATTEO BONINI NON é DI CASTELNUOVO NE MONTI MA DI CARPINETI E PER ESSERE PRECISI DELLE CASETTE DITELO A TRAVERSINI GRAZIE SIETE STUPENDI" - nel post su Ikea, Tiziana dice "ho saputo che entro la fine del 2006 baronissi(sa)avrà il suo centro ikea... vorrei sapere dove inviare il mio curriculum vitae e se posso inviarlo anche tramite e-mail qual'è il vostro indirizzo di posta elettronica.grazie per l'attenzione. Cordiali saluti tiziana" - il post su una campagna esterna di Zuritel è diventato un forum per precari che lavorano nel call center. Interessante, per carità, ma un po' OT Quello che mi chiedo è: ma le blogstar come fanno? Su Manteblog, Pandemia o Macchianera dovrebbero essecene 10 volte tanti. Questi commenti non sono spam, e quindi mi sento in colpa a cancellarli, ma non sono nemmeno commenti coerenti con i post che scriviamo. PS: se a qualcuno servisse qualche cv di candidati per un lavoro all'Ikea di Baronissi io ne ho a pacchi! Predicare bene e razzolare male...
Volevo commentare questo post apparso sul blog di Marco Pratellesi riguardante Google e la privacy. Già che ci siamo, per la registrazione vengono richiesti molti dati, tra cui, tra gli obbligatori, data di nascita, sesso, indirizzo, e tra i non obbligatori il numero di figli e il titolo di studio. Tradotto: se non do l'autorizzazione all'utilizzo dei miei dati non posso utilizzare il "servizio" dei commenti! Vado a leggere la posta su Gmail e a chattare su Gtalk, che è meglio... Nòva100: ma Domiziana Giordano è ricerca, innovazione o creatività?
"Scrivere in un blog è come farsi la doccia nudi di fronte a tutti. Sai che scrivi e tutti stanno lì a guardarti. C'è chi dice Mò quasi quasi la doccia me la faccio anch’ io oppure c’è quello che dice Anvedi, s'è dimenticata di lavarsi i piedi e c'ha pure la cellulite!" e, nella descrizone: "ecco: un cut and paste dal mio sito www.domizianagiordano.com Ma questo blog in che catagoria rientra??? Shift happens
E se Google fosse nero?
Probabilmente questi sembreranno ancora numeri ridicoli, ma immagino che nel giro di pochi anni diventeranno sempre più significativi e che il tema del risparmio energetico anche correlato ad Internet inizierà a farsi strada. Un altro punto di Vista
The power of Google: the masterplan!
Buon Natale e buon 2.0(07)
![]() L'efficacia del contextual advertising
L'latro giorno in metro ho assistito ad una scena, e non per la prima volta, che mi ha fatto pensare alla reale efficacia del contextual advetising. Ero seduto in una delle prime carrozze, la quale aveva una porta fuori servizio, con il relativo foglio A4 recante la scritta "Porta fuori servizio" (appunto) appiccicato proprio sul vetro ad altezza faccia. La carrozza si ferma e i 4 attendono l'apertura della porta, che come ovvio non avviene. Dopo qualche secondo realizzano (sempre senza leggere il foglio) e si precipitano veros l'altra porta, spintonando i malcapitati che stavamo tranquillamente leggendo Leggo e Metro. Ora, mi rendo conto che il paragone forse è azzardato, ma mi pare che il messaggio ("porta rotta") fosse il più contestuale possibile all'azione ("uscire dalla suddetta porta"). I destinatari del messaggio lo hanno però ignorato completamente. Le motivazioni possono essere le più diverse, ma la ad blindness può essere altissima anche sul contextual. Sono fisime mie o il dubbio è venuto anche a qualcun altro? Pancakes, YouTube e Google
Ma come sfruttare questa "combinazione" a livello commericale? Il video ha una musichetta in tema molto orecchiabile e a suo modo, seppur tralasciando dettagli pedanti come le quantità di latte e farina, è anche educativo, insomma una versione più trendy dei video del canale tematico Gambero Rosso e meno maliziosa dei video di Nigella Lawson. Già si vedono i primi banner in italiano sopra i video, presto potrebbero arrivare i pay-per-view magari posti prima dei video stessi (non credo che questa soluzione piaccia agli utenti). O ancora, aumenteranno gli adwords nella pagina, oppure aumenteranno i finti video amatoriali, in realtà commissionati dalle aziende. Apriamo il banco delle scommesse... Si è spento il Sole e chi l'ha spento... sei tu! :)
Scherzi a parte tutti sappiamo che un premio vale quel che vale e che in particolare questo premio non ha un valore qualitativo così attendibile... ma saremmo bugiardi se dicessimo che non ci ha fatto piacere essere in classifica. Fuga dall'educazione: Netiquette addio
Qualche sera fa stavo guardando "Un giorno in pretura". Avete presente il programma su Rai3 dove mandano gli spezzoni di quanto avviene in un tribunale? Ricevo quotidianamente tante, troppe email, che iniziano senza un saluto, finiscono senza una firma e con toni mai, dico mai, gentili o quantomeno educati. - "Ok, domani l'aggiustiamo, vedete di essere on-line perchè ho bisogno del responso immediato…" - "Ha degli aggiornamenti? Chiamami che coordiniamo." - "Ho ricevuto solo una panoramica dei servizi offerti. Vorrei subito una presentazione. Distinti saluti, XYZ" Per un attimo stavo dimenticando il mio fiore all'occhiello: Non pretendo email melense o eccessivamente rigorose: solo del rispetto e della cortesia che spero non manchino mai nelle mie comunicazioni. Anche qui però le insidie sono dietro l'angolo. Quando una volta mi sono permesso di iniziare una mail con: "Buongiorno Giancarlo…" mi sono sentito replicare così: "non si usa chiamare per nome in Italia, se non gli amici frequentati. Mi chiami per favore Sig. XXX, grazie, preferirei." E' che ci rimango male. Lavorare nel commerciale e a contatto con i clienti si prendono sempre pallonate in faccia, fa parte del mestiere. Ma perché non provare a conservare un rapporto comunque rispettoso? I contenuti generati dagli utenti
Nell'ultima edizione del Miptv di Cannes Gary Carter, Chief Creative Officer sulle nuove piattaforme di Freemantle Media, una tra le maggiori società di produzione di format televisivi, nel suo keynote, ha invitato caldamente tutti i detentori di diritti televisivi a non ostacolare il riutilizzo creativo dei loro contenuti, perché questo è quello che succederà ugualmente, perchè “noi (operatori televisivi ndt) non abbiamo il possesso della creatività”. Aggiunge Gary Carter: “ora che anche le audience hanno gli stessi tool di cui dispongono i broadcaster è ovvio che non vogliano più rimanere spettatori passivi ma che desiderino anche progettare i propri contenuti”. Ci sono agenzie creative che sanno produrre spot pubblicitari che possono essere considerati autentiche opere d'arte. In molti casi invece la spontaneità, la freschezza di un "dilettante" riesce a trasformare un divertissement in un autentico spot virale, come nel caso di questo video dal titolo "I'm addicted to you tube", che in poco tempo sta facendo il giro della rete. Sui contenuti generati dagli utenti è necessario fare delle riflessioni, perchè sarà un campo che riserverà tante sorprese a chi si occupa di marketing. Il Governo, le scommesse e il petrolio
Detto questo vorrei sottolineare il differente approccio del governo italiano di fronte allo stesso problema (certo la coerenza non è una dote comune). Le dichiarazioni dei nostri dipendenti sembrano essere alquanto mutevoli nel rispondere a problematiche identiche: - Fini: "Quella del governo francese è una scelta chiaramente di tipo protezionistico che si scontra con i valori e con le regole del libero mercato europeo" - Frattini: "Il protezionismo, chiunque lo pratichi, è negativo per l'Europa" - Scajola: "la logica dell’introduzione dell’euro era proprio quella di consentire un sistema integrato, nell’interesse dei cittadini, perché più concorrenza vuol dire prezzi più bassi, con le imprese che investono più in ricerca" UPDATE: anche Mantellini ne parla. Link all'articolo apparso su Punto Informatico. La competizione per l'acquisizione dei talenti
Tra le ultime notizie, Edelman, quotatissima società di pubbliche relazione ha deciso di avvalersi della collaborazione di Steve Rubel, uno dei blogger più influenti e curatore del seguitissimo blog Micropersuasion. In Italia sembra che i diversi operatori del Marketing e della Comunicazione, vogliano fare tutto da soli e questo potrebbe comportare un ritardo sul time to market per i servizi avanzati di comunicazione, a vantaggio di nuove strutture specializzate che si stanno affacciando sul mercato. Sono infatti ben poche le agenzie italiane pronte ad esempio ad affrontare le nuove sfide del Web 2.0, o della progettazione della pubblicità multicanale, perché hanno sottovalutato la portata dei grandi cambiamenti in atto. Sembra una storia già vissuta, quando le agenzie di pubblicità, hanno perso il treno della comunicazione interattiva a vantaggio delle web agencies, che hanno saputo cogliere con prontezza le opportunità offerte da un nuovo mercato di internet. Errare umanum est...... Quali saranno gli scenari per la Comunicazione Digitale 2.0?
Economia digitale alla riscossa
Leggo tramite la Stampa: Dopo anni di scarsi investimenti, la tecnologia sta tornando ad essere la principale voce di spesa delle aziende- dichiarano i gestori azionari internazionali. (...) "Ma non tornano a credere in Internet solo i mercati finanziari: è la Rete, che ha fatto strada. Dieci anni fa il 66% degli utenti Internet era negli Usa: oggi lo è solo il 23% e in tutto il mondo ci sono un miliardo di persone online e quasi 180 milioni di loro usano la banda larga per collegarsi, con una crescita del 45% solo rispetto a un anno fa. Tra i leader per utilizzo di banda larga c’è la Corea del Sud (70%) e la Cina, dove la maggior parte hanno meno di 30 anni. Le ricerche su Google sono aumentate del 75% da un anno all’altro e nel 2005 sono state calcolate intorno ai 7,6 miliardi. I motori di ricerca più vengono usati, più diventano intelligenti." E ancora: "si diffonde il Voip (in Danimarca ha superato il tradizionale); il commercio elettronico comincia a funzionare; decolla sempre di più il mobile; i blog imperversano". Un 2006 dove internet spadroneggia insomma. Poi mi collego al sito del Ministero dell'innovazione e leggo un intervento di Stanca in proposito al convegno dell’Ocse riunita a Roma, ...e intuisco come mai giustamente il nostro paese sta sprofondando nella classifica della competitività. La censura è iniziata
Inutile ricordare che anche questo è un fenomeno difficilmente arrestabile e che troverà nuova linfa su qualche altro server, sotto un altro dominio, in un'altra nazione. Ho come l'impressione che in qualche ufficio dell'amministrazione pubblica qualcuno abbia scoperto le blacklist e che pensi che sia possibile censurare l'accesso ai siti internet come se fossimo in Cina. Ma oltre ai blogger chi ne sta parlando? La Stampa e basta? Perchè no?
Penso spesso a quali sono le resistenze culturali (se ci sono) che impediscono agli italiani di avere a disposizione servizi come quelli che offre Starbuck's ai suoi clienti. Non riesco a capire se si è stabilito un circolo vizioso per cui le aziende non offrono servizi che gli utenti non chiedono esplicitamente, e gli utenti non chiedono servizi dei quali non immaginano l'esistenza (perché le aziende non si sognano di offrirli...e spesso siamo isolati da ciò che viene creato fuori dai nostri confini). Se di resistenza culturale si può parlare, è forse che siamo un pò troppo conservatori...nel senso che, ad esempio, pensiamo al bar come a un posto dove si beve il caffè; non riusciamo a immaginare che potrebbe essere un luogo dove, nello stesso modo in cui si passa il tempo con un buon caffè caldo, si può anche farlo in mille altri modi. L'innovazione è quindi percepita come fonte di "promiscuità e mescolanza", di "sfondamento di rassicuranti categorie"? Per questo si rifugge dall'innovazione (sia come utenti che come potenziali creatori)? Ci sono cause sociologiche (e antropologiche) per la scarsa ricerca di base e per la poca innovazione in Italia? O forse c'entra anche la scarsa competizione a cui sono abituate le imprese italiane, per cui non innovare o innovare in maniera moderata è anche un modo di proteggere, in uno scenario poco competitivo (quasi di cartello, dove la strategia "me too" è dominante), posizioni di rendita investendo il meno possibile? Non lo so...ma sarebbe interessante indagare. Nanopolemica
Mentre Gianluca Neri e il buon Zambardino, alimentano inutili polemiche sul futuro del nanopublishing, sul business che c'è, non c'è, ci sarà, o che ci potrebbe essere, gli americani, discutono sul futuro dei business model dei blog, ritenendo che il problema oggi non sia quello di definire tout court un business model per i blog , ma di scegliere quello più appropriato visto che i modelli cominciano a moltiplicarsi. Lo so anche io che l'Italia non è l'America, ma che ci costa dare un po' di fiducia ai "nanopublisher" che stanno lavorando senza dar fastidio a nessuno e non hanno bisogno di grossi investimenti. Se son rose fioriranno, altrimenti non saranno stati fatti grandi danni. Tutta questa polemica mi suona sospetta. A chi stanno dando fastidio i nanopublisher? Distributori automatici come nuovi canali di vendita
I confini di mercato per l'elettronica di consumo allora si allargano, mutano e con loro cambiano logiche di vendita e marketing. In alternativa ai canali di vendita tradizionali, se ne sperimentano di nuovi come le "vending machines" ossia le macchinette da cui siamo soliti acquistare merendine e coca cola. Si pensi alla notizia della recente installazione di due Vodafone QuickPhone a Manchester da cui è possibile acquistare tre tipi di cellulare a partire da £30. I modelli cambiano mensilmente e possono essere corredati direttamente al distributore automatico di una SIM pre-caricata. Oppure al distributore automatico di iPod installato da Zoom Shop all'aereoporto di Atlanta. E' collegato via gprs o umts alla centrale per la gestione del magazzino e il monitoraggio del suo funzionamento, perciò riduce al minimo l'utilizzo di personale. Insomma alcuni dispositivi elettronici sono diventati così comuni ed hanno un marketing così solido da poter essere venduti ai distributori automatici? Che ne pensate?...Una cosa è certa se lo dovessero fare anche in Italia, dovrebbero mobilitare un paio di uomini della Folgore per proteggere il distributore! :) Il costo dei blog
Dei vantaggi che le aziende possono trarre dai blog abbiamo abbondantemente scritto. Per andare un po' controccorrente, riporto l'articolo di AdAge.com che avrebbe calcolato in 551.000 anni (commerciali), l'ammontare totale del tempo sprecato nell'anno 2005 da oltre 35.000 dipendenti delle aziende americane per visitare i blog. Queste sono le classiche notizie di tipo sensazionalistico che non offrono alcun valore al lettore. Si potrebbe calcolare l'ammontare del tempo perso davanti alla macchinetta del caffè, o al bagno o a visitare siti di diversa natura. Mi sembra di tornare indietro alla demonizzazione di internet come luogo di pedofili e pornografi. Siamo sicuri che eliminando i blog, tornerà la voglia di lavorare? ERRATA CORRIGE: Per una svista mi sono saltati tre zero, leggasi 35 milioni di impiegati Il marketing della conoscenza
Alcuni anni fa, quando ho iniziato ad occuparmi di comunicazione interattiva, mi sono imbattuto in un articolo di un consulente che denunciava il fatto di avere speso più di quarant'anni per sviluppare quella conoscenza in grado di renderlo competitivo sul mercato e che ora a causa di internet, questa conoscenza era a disposizione di tutti. Non voglio certamente mettermi qui a disquisire sulla differenza tra informazione, dati, conoscenza, sapere, competenza, abilità, potrei anche restarne ingarbugliato. Quello che mi preme invece dire è che la condivisione delle proprie conoscenze sicuramente non può che fare bene al mercato e si ripercuote sempre positivamente sull'immagine di un consulente il cui business vive e si alimenta di "conoscenza". Prendete Tom Peters, uno dei più affermati consulenti di management a livello internazionale. Troverete sul suo sito tutte le slides delle conferenze in cui è relatore. Questa pubblicazione non ha certamente mai avuto effetti negativi sul suo business di conferenziere e di autore di successo i cui libri continuano a vendersi bene, nonostante che gli stessi contenuti siano resi disponibili in rete. E' evidente che quello che un consulente mette a disposizione è solo un'idea, un modello, una riflessione oppure una serie di case histories. E' vero che tutte queste idee vengono molto spesse "prese in prestito" anche senza alcuna citazione dell'autore, ma questo fa parte della vita. Quando un consulente rende pubblico del materiale, ciò significa che lui sta già lavorando a nuovi modelli e nuove case histories. Il mondo anglosassone è più aperto, non è vero che in Italia non ci sia cultura della tecnologia, del management e del marketing, solo che molti credono (erroneamente) che condividere le idee alimenti solo il plagio. Tutte le volte che lavoro ad un progetto innovativo, non mi viene mai chiesto, quanto io realmente sappia di un determinato argomento, mi si chiede invece di trovare una soluzione creativa ad un problema. Ogni volta si riparte da zero, anche se con l'esperienza dei progetti passati. Recentemente una nota azienda che organizza convegni, ha pubblicizzato una nuova edizione di una conferenza che avevo progettato e che aveva riscosso grande successo. Per risparmiare sui costi, questa società ha deciso di non coinvolgermi più. Alcune persone riconoscendo l'approccio al programma, mi hanno telefonato e chiesto come mai replicassi, sapendo bene che ogni mio progetto è solitamente irrepetibile. Sono stato molto felice di apprendere che avevo creato uno stile riconoscibile e che il tentativo di imitazione era stato riconosciuto come tale. Non bisogna avere paura di condividere il proprio sapere, l'unica salvaguardia è la capacità di crearsi un proprio stile, che forse non piacerà a tutti, ma che sicuramente ci renderà differenti. Quota 500, auguri!
Quota 500 è un bel traguardo, ma anche un punto di partenza per lanciare Blogger ossessionati dalle classifiche?
Technorati non è perfetto come rilevano alcuni blog, ma non è questo il punto. Considerare la qualità di un sito o di un blog solo dagli accessi o dal numero dei link è come giudicare un libro dalla sola copertina. La rincorsa alla popolarità provoca su Linkedin la ricerca forsennata del numero di "connection" e rende meno efficace il tool di social network, poiché è la qualità dei contatti che conta. Spesso non sono i blog che hanno più link quelli più interessanti, ecco perché mi rifiuto di considerare le classifiche come parametro di giudizio. Ecco perché inserisco su Linkedin non tutti i contatti che potrei, ma solo quelli per me rilevanti oltre che quelli di chi desidera entrare a far parte del mio network personale. Spesso alcuni blog molto presenti nei blogroll non sono particolarmente interessanti, ma sono popolari per una sorta di mutuo scambio di visibilità. Per quanto concerne i nuovi blog, preferisco fare affidamento alle segnalazioni dei blog che già frequento, oppure in base a classifiche qualitative da parte di testate internazionali che leggo e apprezzo. Leggiamo pure le classifiche, tanto lo facciamo tutti, ma cerchiamo di non esserne ossessionati. Chi passa il suo tempo ad aumentare artificiosamente il numero dei link o dei contatti, a mio parere perde il suo tempo, perché alla fine, le persone frequentano i blog con i contenuti da loro considerati migliori e personalmente non ho mai ritenuto che chi ha 5000 contatti su Linkedin sia per me una persona più interessante rispetto a chi ne ha solo 100 o 10. Internet vuol dire misurazione. Il mio invito è di non limitarsi a contare ma cominciare anche a pesare. Blog, istruzioni per l'uso: le persone pensano e non si fanno manipolare
I blog possono essere molto efficaci come strumento di comunicazione, ma anche molto pericolosi. Un suo recente post in cui è stato richiesto ai frequentatori del suo blog, di utilizzare un servizio a pagamento anzicché quelli disponibili gratuitamente in rete, per permettere agli stessi di incontrarsi ed organizzarsi in modo più attivo, ha scatenato le loro ire, soprattutto alla luce di post precedenti, come questo e questo. Per questa proposta Beppe Grillo è stato infatti molto criticato soprattutto dalle persone che lo seguono più fedelmente. Il blog di Beppe Grillo nonostante sia un sito di grande successo, sembrerebbe non ascoltare i suggerimenti, le critiche e le opinioni della sua base di frequentatori, infatti a differenza di altri blog, a parte il post iniziale, Beppe Grillo non sembra partecipare alle varie discussioni che contribuisce a creare. Da osservatore del mondo della comunicazione interattiva, ho seguito con grande interesse anche se in modo passivo il fenomeno Blog di Beppe Grillo e questo episodio mi ha fatto comprendere alcune cose sui blog: 1) i commenti sono molto importanti e parte integrante di un blog, occorre pertanto prestare attenzione alle persone che si prendono il disturbo di scrivere 2) quando si utilizza un mezzo interattivo è molto importante non solo l'ascolto attivo, ma anche la conferma che quanto gli altri scrivono viene effettivamente preso in considerazione. 2) il successo non è eterno, va conquistato giorno dopo giorno 3) trasformare l'attenzione in partecipazione attiva è un processo lungo è certamente non facile 4) non importa quanto un blogger sia popolare, può essere smentito o contestato in ogni momento. La fiducia è un processo di lungo periodo. Può venire revocata nello spazio di un click. Si aggiunga...
Mi inserisco anche io nel filone dei "pensieri laterali" per introdurre una questione che mi sta molto a cuore. Se il DNA "biologico" trascrive se stesso, ed è normale che sia così, il DNA "culturale" (e delle conoscenze/competenze tecniche/manageriale) è invece ricombinante. Si lascia "inquinare" ben volentieri...basta volerlo! Penso che nel campo dei media (che in questo periodo sto conoscendo da vicino) e in particolare quello dei media digitali, ci sia un forte bisogno di lavorare anche con spirito immaginativo. I media digitali, fortunatamente, stanno ancora evolvendo. Penso che in questa fase, ma in verità sempre, l'ideale non sia quello di affidarsi alle tecniche di marketing accademico; ciò che ognuno dovrebbe sperimentare è l'andar a cogliere gli stimoli in campi poco o per nulla collegati all'ambito professionale. Personalmente ho sperimentato che è così che nascono le idee. Una nuova "prospettiva" nella comunicazione ovvero guida all'uso dei farmaci
In un mio vecchio post ho proposto un parallelo tra il marketing e la pittura. Oggi vorrei proporre un nuovo parallelo tra la pubblicità e la farmacologia. In questo sito si definisce assuefazione da un punto di vista farmacologico un fenomeno caratterizzato da una diminuita efficacia dei farmaci sull'organismo, dovuto ad un aumento della soglia di sensibilità cellulare ai farmaci stessi oppure ad un aumento della loro metabolizzazione tessutale. Parallelamente, possiamo definire assuefazione da pubblicità il fenomeno per cui l'efficacia di una campagna pubblicitaria diminuisce, in seguito a ripetute esposizioni per una sorta di accresciuta resistenza culturale o per la capacità di attivazione di filtri di protezione dall'overload di messaggi pubblicitari. Nel soggetto assuefatto ad un determinato medicamento quest'ultimo risulta inefficace oppure manifesta l'effetto originario solo a dosi più elevate di quelle terapeutiche. In pubblicità la sovra esposizione di un messaggio di una campagna di comunicazione può risultare inefficace oppure manifestare l'effetto originario solo a dosi più elevate di quelle "terapeutiche". L'eccessiva assunzione di farmaci non solo può essere poco efficace, ma risultare controproducente. In pubblicità l'eccessiva esposizione a messaggi e a forme di comunicazione sempre più intrusive non solo può essere poco efficace, ma risultare controproducente. Quando un trattamento non è efficace molto spesso non serve aumentare le dosi, questo sito suggerisce di a) verificare se la diagnosi è incompleta o scorretta
a) verificare se brand promise e brand delivery sono coerenti E' sconsigliabile curarsi da soli, meglio fare affidamento ai consigli di medici qualificati; mai dare retta ai consigli di amici e parenti, ogni caso è un caso a sè.
Per l'efficacia di una campagna di comunicazione è molto importante la volontà di offrire valore ai propri interlocutori. Per guarire non basta agire solo contro il dolore, occorre rimuovere le cause del malessere o della malattia. Per progettare una buona comunicazione, non basta fare uso di incentivi o gratificazioni istantanee, occorre lavorare in profondità in comunicazione altrimenti l'efficacia sarà solo transitoria come quando si prende un'aspirina. Funziona, ma solo nel breve periodo. I am fine
For all of you who are asking if I'm fine, well I am. I am in Italy in these days. Una DAB? No, grazie!
Due mondi, due marketing
Una mia recentissima esperienza mi permette di aggiungere un piccolo contributo al dibattito aperto da Max in un recente post. Antefatto: a dicembre acquisto a Mediaworld un gioco per PC. Per vari motivi tento di installarlo solo in questi giorni. Risultato: crash di sistema. Installo patch, tento varie strade, nulla. Scrivo all'assistenza italiana. Dopo 6 giorni (6 giorni) mi rispondono una prima volta. Dopo uno scambio di informazioni la diagnosi è che l'unico modo in cui potrebbe funzionare è utilizzarlo alla risoluzione minima e col minimo indispensabile di colori. Insomma , è come se comprassi una Ferrari e il concessionario mi dice : "Guardi, però sia gentile, usi solo la prima e la seconda, altrimenti salta la trasmissione" . Una risposta francamente inaccettabile, frustrante, e che per di più sembra addirittura ignorare la natura stessa del prodotto. Non ci provo nemmeno e scrivo all'assistenza della casa produttrice americana. In 12 ore (in tempo reale se consideriamo il fuso) mi risponde la signora Suzanne (una persona con nome e cognome e email diretto) che in sostanza mi dice: sappiamo che esiste un problema di compatibilità con un aggiornamento di XP, che a volte le patch non riescono a risolvere. Sostituiamo il suo gioco con uno a sua scelta tra i seguenti 7 titoli.... Qualcuno ha notato differenze ? Uccidiamo le best practice
Continua a tornarmi alla mente questa affermazione di Jesper Kunde, autore del libro unique now... or never: I clienti delle agenzie e dei consulenti reclamano a gran voce i casi di successo, invece che soffermarsi su quello che dovrebbe essere fatto per loro. Ecco perché non posso che concordare pienamente con la provocazione di Michael W. Mc Laughlin, che ci spiega perché oggi fare troppo uso di best practice è poco efficace. E' se tornassimo tutti a rischiare e ad usare la nostra testa? | ||||