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Il Giappone in 10 + 1 punti
Autore: M. Bancora | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Lunedì, 5 Maggio 2008 

ad_japan.jpg


Di ritorno da un viaggio in Giappone, vi propongo alcuni (s)punti di riflessioni circa la seconda potenza economica mondiale.

1. gli orari dei treni, e in genere tutti gli orari, possono essere utilizzati per regolare gli orologi, e non viceversa. Il paragone con uno dei nostri treni risulta umiliante. E l'orario è solo un esempio di quanto l'italia sia indietro.

2. le persone che lavorano nei supermercati tra gli scaffali, una volta sistemata un'isola, corrono, e non lo dico in modo figurato, corrono a sistemare un'altro scaffale.

3. un grande magazzino giapponese sta al pachinko, come una biblioteca sta ad un grande magazzino italiano. In un grande magazzino giapponese sono riuscito a fermarvi per un'ora in orario di punta senza che dopo cinque minuti mi venisse mal di testa, facendo giocare il piccolo e scambiando commenti sui prodotti. Per chi non avesse mai varcato la soglia di un locale di pachinko, si tratta del gioco con cui si intrattegono i giapponesi: fanno cadere una pallina sperando che vada a finire bene, un gioco molto più tedioso delle slot machine italiane, e credo anche molto più remunerativo, che genera un frastuono incredibile moltiplicato per decine di macchine in un singolo locale.

4. Per mancanza fisiologica di spazio il piccolo locale commerciale giapponese ha una quarta dimensione che in Italia e in "occidente" non è normalmente considerata: il piano. Molti negozi infatti sono aperti a piani per noi assurdi, terzo, quarto e anche settimo piano. Di qui lo sviluppo della comunicazione iper-aggressiva stile BladeRunner con immagini e suoni che stordiscono il passante non abituato.

5. Il sushi in Giappone è buono e meno costoso di quello italiano ('sti cazzi).

6. il packaging in Giappone è un'arte: buste dentro buste, fogli che ricoprono buste, buste che si chiudono per evitare l'acqua della pioggia, fiocchi dello stesso colore della scritta del logo del negozio, bustine anti essicamento dei prodotti alimentari dappertutto, ghiaccio per mantenere fresco il pesce take away,...

7. il riciclo in giappone è un'arte. Non ci sono cestini ma, quando si trovano, buchi dove gettare tutto, se si capisse quello che c'è scritto. E se non li trovi, metti tutto in tasca e porti a casa: la sera ti ritrovi in tasca un gomitolo di cartacce che butti nel cestino sperando sia quello giusto. Ho visto anche un museo del riciclo dove portano regolarmente i ragazzi ancora in età scolare. Iamme paisà!

8. La 6 e la 7 sono una evidente contraddizione.

9. L'energia elettrica per i Giapponesi non è un problema.

10. Ho preso un treno che mi ha portato in 3 ore da Tokyo a Kobe, sono circa 600 Km in cui non ho visto soluzioni di continuità nello sviluppo urbanistico: tutte case per 600 maledetti chilometri, una megalopoli di 33 milioni di abitanti!

11. incredibile ma vero: non ho trovato gadget irresistibili, a parte un elicottero radiocomandato di 10 cm a 15€, ma il cinese sotto casa lo vende a meno :)

Cosa possiamo imparare dal sugo per gli spaghetti
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Sabato, 3 Maggio 2008 

ted_logo.gifGrazie ad un articolo sull'ultimo numero di Internazionale ho scoperto (con circa 24 anni di ritardo) TED.

Si tratta di una conferenza in cui si parla di idee e che riunisce alcuni tra i maggiori personaggi nel mondo della tecnologia (T), dell'entertainment (E) e del design (D).
Questo e' il loro about:
The annual conference now brings together the world's most fascinating thinkers and doers, who are challenged to give the talk of their lives (in 18 minutes)

In particolare segnalo questo intervento di Malcolm Gladwell.
Sara' che sto leggendo il suo ultimo libro, Blink, ma il suo intervento, seppure del 2004, mi pare intelligente e pieno di spunti, e in piu' molto piacevole da ascoltare. Se avete 18 minuti liberi ve lo consiglio!

Blogger senza righello
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Martedì, 25 Marzo 2008 

Diciamocelo, Blogbabel per i blogger e' come il righello per gli adolescenti.
Non c'e' bisogna di spiegarla vero? :)

Devo dire che la pagina attuale di Blogbabel e' molto vintage e ha quel suo fascino basic che mi fa pensare ad un Google versione cheap. Potrebbero metterci un bel bottone "I'm feeling blogger".
Il title (Ci siamo stufati) e la url (/basta) inoltre fanno un po' ribelle e un po' Beppe Grillo.

Ma d'altra parte chi non ha mai fatto un bel post di addio giusto per vedere la reazione dei lettori e leggere i commenti disperati? Beh, chi non l'ha fatto e' perche' (come IMlog) teme che i commenti non ci siano :)

Comunque su Wikio IMlog e' piazzato molto meglio (73 totale e 28 nella categoria High Tech, mica pizza e fichi), quindi tanto meglio cosi'... (e' uno scherzo, che nessuno si arrabbi, che l'ultima volta che ho criticato una blogstar Google ci ha bannato).

Cambiano i righelli ma i blogger sono sempre uguali.

Cross scripting con scappellamento a destra
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Martedì, 18 Marzo 2008 

Sono un po' imbarazzato dalla superficialita' con cui Massimo Mantellini, forse il blogger che stimo di piu' in Italia, affronta la questione della falla di sicurezza su eBay segnalata da Repubblica.

"Il cross-scripting e' un problema di sicurezza noto da anni.
Ebay non e' certo l'unico sito che puo' essere colpito da simili tecniche."

Noto a chi? E se e' noto non se ne parla?
Mi vedo la scena di un automobilista che va a lamentarsi dal concessionario dopo aver avuto un incidente perche' l'auto non ha frenato e si sente rispondere "Ma guardi che i problemi del bloccaggio differenziale in curva dell'ABS sono noti da tempo, e non ce li ha mica solo il suo modello, ce l'hanno tutte"

Non sono certo un fan di Repubblica.it e non mi va di difenderla, ma credo invece che questo servizio sia utile e interessante, soprattutto, com'e' giusto che sia, per i milioni di utenti che comprano tramite eBay pur non essendo tecnici.

E l'imbarazzata risposta di eBay lo conferma.

Come rovinare una buona idea...
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Giovedì, 13 Marzo 2008 

Non vorrei esagerare ma e' il video piu' geniale che abbia visto da un bel po' di tempo a questa parte!

Nokia Morph Concept
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Sabato, 1 Marzo 2008 

Ho trovato questo video (quello originale, ma io preferisco usare YouTube...) sul blog di Andrea.
Non sono sicuro di essere d'accordo con la sua affermazione:
"Il compito di chi si occupa di ricerca e di marketing, pero’, e’ anche far sognare."
Sono convinto che il problema sia l'opposto, ovvero spesso chi si occupa di marketing pensa che il suo compito sia SOLO far sognare.

Il video pero' e' troppo bello, quindi lo pubblico:

What is marketing/communication/PR doing in 2008? (colpa di MiniMarketing)
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Domenica, 13 Gennaio 2008 

Gianluca mi ha coinvolto in un meme, che io a malapena so cos'e' :) sul marketing nel 2008, nome in codice memema.

Maurizio e altri hanno gia' risposto.

Non ho ben capito se bisogna fare i fighi e dirlo in inglese o se basta il dialetto romagnolo, ma siccome uno dei buoni propositi del 2008 e' migliorare l'inglese (anche per necessita'), mi cimento con la lingua di albione, in plurime versioni peraltro:

1) What I hope: Marketing in 2008 will be as different from advertising as possible and will speak people’s language

2) What I believe: Marketing in 2008 will be the same, but with a different date on powerpoint presentations

3) What I know: the evolution of marketing will steadily remain in digital marketing hands. Digital marketing will continue to grow

Va bene cosi' Gianluca? :)

Creatività = ROI? Post complicato...
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Sabato, 5 Gennaio 2008 

In realtà questo post doveva essere solo una segnalazione di una pubblicità che mi aveva fatto sorridere. Questa:

itsagirl.png

L'ho trovata sul blog di Monkey Business, l'agenzia di Massimo Carraro.
Credevo fosse nuova e invece ho scoperto che è del 1998!
(OT: La reazione della chiesa inglese è stata dichiarare che era "tastless", non oso immaginare cosa sarebbe successo in Italia 10 anni fa, ma anche oggi...)

Ho continuato a curiosare sul sito e ho scaricato un simpatico pdf con alcune pubblicità motlo divertenti. Vi consiglio di scaricarlo: alcune le avrete sicuramente già viste ma ce ne sono di straordinarie.

Comunque il pdf si conclude con una frase: sense of humor = return on investments. Ovvero la creatività consente di avere migliori risultati commerciali?
Non credo sia facile, e forse nemmeno possibile, rispondere a questa domanda, viste le centinaia di variabili che possono intervenire, ma vale la pena rifletterci.


Credo che ai due estremi del continuum ci siano le pubblicita' che danno al consumatore solo quello che vuole da un lato e quelle che lo stupiscono e lo destabilizzano dall'altro.
Nel dubbio la maggior parte delle aziende si posiziona in un'aurea mediocritas, probabilmente più spostata a sinistra.
Il punto è: una pubblicità di successo crea un prodotto di successo? Per esempio questa pubblicità ha fatto vendere più gioielli? E quest'altra più reggiseni? A malincuore la mia risposta e' no.

Il problema è quello ben noto che possiamo riassumere in "di chi era quella pubblicità con la ragazza sul motoscafo?". Ovvero la pubblicita' diventa fine a se stessa e il prodotto passa in secondo piano.
Questo significa che bisogna essere piatti e poco creativi? Ovviamente no! Semplicemente che la creatività non basta da sola: la pubblicita' deve servire a vendere più prodotti non a decreatre il successo delle agenzie e far vincere i premi a Cannes. Questa e' la differenza tra advertising e marketing, o almeno dovrebbe essere.

La cosa fondamentale, che finora raramente ho visto, è IMHO la condivisione degli obiettivi tra l'azienda e l'agenzia pubblicitaria: qualsiasi attività creativa deve avere un riscontro concreto e, possibilmente, misurabile. Non dico che tutto deve essere riportato esclusivamente alla performance, ma è un buon inizio per valutare.

Mi sa che sono andato off topic sul mio stesso post :)

Bignardi: mi si nota di più se non bloggo o se bloggo poco?
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Sabato, 1 Dicembre 2007 

Ovviamente il titolo del post riprende la celebre frase di Nanni Moretti in Ecce Bombo.
Il riferimento però è a Daria Bignardi, che ha da poco annunciato la chiusura del blog delle Invasioni Barbariche, sul sito de La7. La scusa è quella solita: "non riesco a starci dietro". Una sorta di "ti lascio perchè non ti amo come meriteresti".

Ci sta, per carità. Il blog era nato il 16 ottobre e conta in tutto 5 post. Cambiano in fretta le cose.
Tra l'altro la nascita del blog era stato annunciato dall'altro blog della Bignardi, quello su Style, la sopravvivenza del quale era stata a sua volta messa in discussione solo il mese prima, con questo post (all'apparenza un po' paraculo...).

Posto che sono da anni segretamente (ora non più) innamorato della Bignardi e quindi non ce l'ho con lei personalmente, mi chiedo se abbia senso giochicchiare così con i blog e quindi anche con le aspettative dei lettori.
Non è meglio pensarci prima, fare un progetto e capire se è gestibile o meno?

Mi sa che in famiglia hanno un rapporto un po' conflittuale con i blog: Luca Sofri, che scrive il lettissimo e linkatissimo Wittgenstein, non permette i commenti. Per questo non lo leggo (immagino che l'autore sarà disperato), perchè ritengo che i commenti siano il fulcro di un blog.

Boh, forse sarà l'aria olandese che mi rende più polemico :)

Ma in Microsoft si googlano? :)
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Martedì, 20 Novembre 2007 

google_tshirt.jpgEnrico mi segnala, non senza una punta di orgoglio, un suo post su Microsoft che ha ricevuto un commento di Pietro Scott Jovane, country manager di Microsoft Online Services.

Questo significa ovviamente che in M$ controllano quello che si dice in rete di loro, e questo è molto positivo. In realtà avevo avuto già modo di sperimentare questo, avendo ricevuto commenti piuttosto negativi riguardo al modo in cui parlo di Microsoft in questo blog :)

Non ho però potuto fare a meno di immaginarmi Scott Jovane che si guarda attorno furtivamente mentre cerca il proprio nome su Google e trova il post di Enrico...

O dite che ha usato Live Search?

Indizio: cercando "microsoft pubblicità blog" su Live il post di Enrico non si trova, almeno non nelle prime 3 pagien; cercandolo su Google è al 4° posto... ;-)

Applausi o fischi?
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Lunedì, 19 Novembre 2007 

applausi.jpgTorno su un argomento già passato, lo IAB Forum di quest'anno.

Da molte parti si è citato l'intervento di Marco Montemagno, al quale ho assistito e che ritengo divertente e molto adatto all'audience. In particolare si è fatto riferimento al famoso applauso per internet, che tutti i presneti si sono affrettati a fare, se non ricordo male con standing ovation incorporata (non vorrei esagerare).

Io non ho applaudito.
Non perchè internet o il suo sviluppo non meritino un applauso, anzi, ma perchè se il web in Italia è così indietro rispetto ai maggiori paesi europei ed agli Stati Uniti (e lo è, eccome se lo è), la colpa è principalmente proprio di tutte le persone che sedevano in quella sala.

Ovvero di noi che ci lavoriamo, dei web marketing manager che demandano tutto alle agenzie, delle agenzie che fanno sempre la cosa più facile invece della migliore, dei planner che pianificano sempre gli stessi spazi, dei supermanager che a malapena sanno leggere le email.

Ovviamente non volgio generalizzare, in Italia si sviluppano anche progetti molto interessanti e ci sono sia aziende che agenzie capaci e serissime. Però gli applausi bisogna anche meritarseli.

Stiamo tanto a parlarci addosso e a fare i fichi tra blog, barcamp, gruppi di Facebook, ma poi nel nostro lavoro (mi ci metto anch'io) non facciamo poi tanto per cambiare le cose, anzi spesso cerchiamo di spremerle fino in fondo.
Mi direte "Parla per te!". Qualcuno me lo può dire con ragione, altri molto meno... o no?

Grillo spam?
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Mercoledì, 26 Settembre 2007 

Voglio sperare che sia "sano" spam... :)

grillo_spam.jpg
Una settimana da Google: ovvero 5 cose che farei se fossi Google
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Mercoledì, 12 Settembre 2007 
settimana_google.jpg

Il tema, lanciato da Dabid Naylor sul suo blog, è molto interessante.

Cosa faresti se fossi Google?


David farebbe queste 5 cose:

1) Stop displaying Pagerank it only drives link buying and selling

2) Stop showing Site: and use true page clustering. so two pages per site will be displayed, This will stop people worrying about how many pages are in the index also stops link hunting, webmaster central will be the only place you can get that data.

3) on redirects, a site that redirects to more than ONE site will be deemed has potentially damaging and will not be Indexed, this would stop the tinyurls been indexed and affiliate tracking URLs like in the recent Bedstar case

4) sub-domains would get clustered there for only showing 2 pages, yes I know it will upset wordpress hosted user, but i don’t care buy a domain it’s 5 bucks

5) and finally I would not display paying Adsense blocks on pages that aren’t in the index

Anche su E-gain la cosa viene portata avanti.

Io...

1) spingerei su Orkut, o comprerei Facebook

2) ribrandizzerei Blogger in Gblog

3) darei la possibilità ai publisher di vedere il dettaglio dei guadagni di AdSense

4) abbandonerei ogni tentativo di performance based marketing :)

5) chiuderei tutte le sedi nazionali e lascerei AdWords solo self-service


E voi cosa fareste?

Commenti degli utonti: che fare?
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Martedì, 17 Luglio 2007 

L'ultimo "simpatico" commento al post su Doretta82 mi ha un po' preso per sfinimento e sta facendo vacillare la mia convinzione che i commenti non vadano cancellati. Vale proprio per tutti i commenti?

La cosa che mi preoccupa è che chi commenta si rivolge direttamente all'azienda o al personaggio di cui si parla nel post, cosa che testimonia una totale assenza di attenzione e quindi di interesse riguardo a quello che l'autore ha scritto nel post stesso.

Gli esempi si sprecano:

- nel post che parlava di Sportitalia il mitico Mauro scrive: "Stefano, potresti far vedere più raw e più sci?" e la dolce Francj "NEL MOTOCROSS MX2MATTEO BONINI NON é DI CASTELNUOVO NE MONTI MA DI CARPINETI E PER ESSERE PRECISI DELLE CASETTE DITELO A TRAVERSINI GRAZIE SIETE STUPENDI"

- nel post su Ikea, Tiziana dice "ho saputo che entro la fine del 2006 baronissi(sa)avrà il suo centro ikea... vorrei sapere dove inviare il mio curriculum vitae e se posso inviarlo anche tramite e-mail qual'è il vostro indirizzo di posta elettronica.grazie per l'attenzione. Cordiali saluti tiziana"

- il post su una campagna esterna di Zuritel è diventato un forum per precari che lavorano nel call center. Interessante, per carità, ma un po' OT

Quello che mi chiedo è: ma le blogstar come fanno? Su Manteblog, Pandemia o Macchianera dovrebbero essecene 10 volte tanti.
Oppure sbaglio qualcosa io e do adito ad ambiguità?

Questi commenti non sono spam, e quindi mi sento in colpa a cancellarli, ma non sono nemmeno commenti coerenti con i post che scriviamo.
Che faccio, continuo a farci su due risate?

PS: se a qualcuno servisse qualche cv di candidati per un lavoro all'Ikea di Baronissi io ne ho a pacchi!

Predicare bene e razzolare male...
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Mercoledì, 11 Luglio 2007 

Volevo commentare questo post apparso sul blog di Marco Pratellesi riguardante Google e la privacy.
Avrei voluto dire che viviamo in situazioni ben peggiori quotidianamente con i telefonini, le carte di credito eccetera, ma non l'ho detto, perchè per commentare è obbligatorio registrarsi, e io francamente non ne vedo il motivo!

Già che ci siamo, per la registrazione vengono richiesti molti dati, tra cui, tra gli obbligatori, data di nascita, sesso, indirizzo, e tra i non obbligatori il numero di figli e il titolo di studio.

Tradotto: se non do l'autorizzazione all'utilizzo dei miei dati non posso utilizzare il "servizio" dei commenti!

Vado a leggere la posta su Gmail e a chattare su Gtalk, che è meglio...

Nòva100: ma Domiziana Giordano è ricerca, innovazione o creatività?
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Mercoledì, 27 Giugno 2007 

nova100.jpgFino ad oggi non avevo un'opinione precisa riguardo all'iniziativa Nòva100 de ilSole24ore.
Dopo aver letto però qualche riga dei post del blog di Domiziana Giordano devo ammettere che la mia fiducia vacilla...

"Scrivere in un blog è come farsi la doccia nudi di fronte a tutti. Sai che scrivi e tutti stanno lì a guardarti. C'è chi dice Mò quasi quasi la doccia me la faccio anch’ io oppure c’è quello che dice Anvedi, s'è dimenticata di lavarsi i piedi e c'ha pure la cellulite!"

e, nella descrizone:

"ecco: un cut and paste dal mio sito www.domizianagiordano.com
E' in inglese perchè è la lingua più utilizzata."

Ma questo blog in che catagoria rientra???

Shift happens
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Martedì, 12 Giugno 2007 
E se Google fosse nero?
Autore: Laura.Cocorempas | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Giovedì, 22 Febbraio 2007 

blackgoogle.gifA dispetto del titolo, non stiamo parlando di razze, per fortuna, ma semplicemente dello sfondo della schermata di Google, che ad oggi è un nodo così trafficato della rete mondiale che qualcuno si è divertito a calcolare quale impatto si avrebbe in termini di risparmio energetico se Google optasse per una schermata nera...
Ecco in merito il post di EcoIron.

Probabilmente questi sembreranno ancora numeri ridicoli, ma immagino che nel giro di pochi anni diventeranno sempre più significativi e che il tema del risparmio energetico anche correlato ad Internet inizierà a farsi strada.

Un altro punto di Vista
Autore: M. Bancora | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Giovedì, 22 Febbraio 2007 
The power of Google: the masterplan!
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Giovedì, 15 Febbraio 2007 
Buon Natale e buon 2.0(07)
Autore: Redazione | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Venerdì, 22 Dicembre 2006 
L'efficacia del contextual advertising
Autore: Matteo.Balzani | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Mercoledì, 22 Novembre 2006 

L'latro giorno in metro ho assistito ad una scena, e non per la prima volta, che mi ha fatto pensare alla reale efficacia del contextual advetising.
Che poi io abbia dei gravi problemi ad uscire dal frame lavoro è un altro discorso :)

Ero seduto in una delle prime carrozze, la quale aveva una porta fuori servizio, con il relativo foglio A4 recante la scritta "Porta fuori servizio" (appunto) appiccicato proprio sul vetro ad altezza faccia.
All'approssimarsi della fermata Sant'Agostino (irrilevante ai fini del racconto) almeno 4 persone si sono posizionate di fronte alla porta, in stato di semi-trance.

La carrozza si ferma e i 4 attendono l'apertura della porta, che come ovvio non avviene. Dopo qualche secondo realizzano (sempre senza leggere il foglio) e si precipitano veros l'altra porta, spintonando i malcapitati che stavamo tranquillamente leggendo Leggo e Metro.

Ora, mi rendo conto che il paragone forse è azzardato, ma mi pare che il messaggio ("porta rotta") fosse il più contestuale possibile all'azione ("uscire dalla suddetta porta"). I destinatari del messaggio lo hanno però ignorato completamente.

Le motivazioni possono essere le più diverse, ma la ad blindness può essere altissima anche sul contextual.
Forse in determinate situazioni altri tipi di advertising sono più efficaci, forse dipende molto dal messaggio, forse il caso non è significativo. Però ripeto che mi ha fatto riflettere...

Sono fisime mie o il dubbio è venuto anche a qualcun altro?

Pancakes, YouTube e Google
Autore: Elisabetta.Oldrini | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Sabato, 14 Ottobre 2006 

pancakes_imli.jpegCercavo la ricetta per cucinare le pancakes, tipico piatto da mattina del fine settimana, e trovo su Google come primo risultato un link ad un video di YouTube. Bellissimo, tipico del genio metropolitano britannico, in questo caso Scozzese.
James non si aspettava certo tutto questo successo:
oltre un milione di views, soprattutto grazie a Google, più che al motore interno di Youtube; infatti cercando "pancakes" su YouTube quello di Gir2007 non è il primo video ad apparire e non si trova nemmeno nella prima pagina dei risultati.

Ma come sfruttare questa "combinazione" a livello commericale?

Il video ha una musichetta in tema molto orecchiabile e a suo modo, seppur tralasciando dettagli pedanti come le quantità di latte e farina, è anche educativo, insomma una versione più trendy dei video del canale tematico Gambero Rosso e meno maliziosa dei video di Nigella Lawson.
In pancakes si vedono solo due marche: quella dei supermercati inglesi Sainsbury's e Nutella. Ovviamente nessuno ha commissionato il video-maker che ha solo utilizzato i prodotti che aveva in frigo. Sarà interessante vedere nei prossimi mesi quali saranno le marche italiane che approfitteranno del fenomeno YouTube e della sua accoppiata con Goolgle.

Già si vedono i primi banner in italiano sopra i video, presto potrebbero arrivare i pay-per-view magari posti prima dei video stessi (non credo che questa soluzione piaccia agli utenti). O ancora, aumenteranno gli adwords nella pagina, oppure aumenteranno i finti video amatoriali, in realtà commissionati dalle aziende.

Apriamo il banco delle scommesse...

Si è spento il Sole e chi l'ha spento... sei tu! :)
Autore: Redazione | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Mercoledì, 13 Settembre 2006 

Vota IMLI.COM al premio WWWGuardate questa classifica e diteci cosa coi vedete di strano...
Sì, ok, è vero, più di una cosa. Ma una salta all'occhio: IMLI.COM solo 17°! :)

Scherzi a parte tutti sappiamo che un premio vale quel che vale e che in particolare questo premio non ha un valore qualitativo così attendibile... ma saremmo bugiardi se dicessimo che non ci ha fatto piacere essere in classifica.
Proprio per questo, vista la classifica e chi ci precede ti chiediamo di votare il tuo blog preferito: IMLI.COM!

Fuga dall'educazione: Netiquette addio
Autore: Riccardo.Porta | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Martedì, 5 Settembre 2006 

Qualche sera fa stavo guardando "Un giorno in pretura". Avete presente il programma su Rai3 dove mandano gli spezzoni di quanto avviene in un tribunale?
Davanti al magistrato un piccolo delinquente un po' strafottente. Il giudice, giovane ma già con la mano di ferro, prima ancora di cominciare gli ha detto: "Se vuole parlare a questa corte, la prego di togliersi le mani di tasca, sputare quello che sta masticando e cercare di assumere un comportamento più educato". Inutile dire che il giovanotto è sbiancato e si è dato immediatamente una sistemata.
Questo avveniva nella vita reale.
Nel virtuale sto notando una spiacevole tendenza: la maggior parte dei miei clienti si dimentica, per email, le buone maniere. Non dico che tutti siano come il delinquente del giorno in pretura ma, di certo, stanno scordando i principi della netiquette.

Ricevo quotidianamente tante, troppe email, che iniziano senza un saluto, finiscono senza una firma e con toni mai, dico mai, gentili o quantomeno educati.
Pretendono tutti. Se sono clienti possono anche avere ragione ma perché dimenticarsi un qualcosa tipo: "Buongiorno Riccardo, avrei bisogno di… La ringrazio…".
Temo che il pensiero comune sia invece: "Siccome pago ho il diritto di trattarti male, come e quando voglio".
Ecco, se scrivessero così non avrei molto da ridire. Sarebbe onesto. Pretenzioso ma onesto. Scrivono così? No.
A costo di beccarmi una denuncia, ecco 3 email tipo (quello che leggete è il corpo della mail, senza tagli ):

- "Ok, domani l'aggiustiamo, vedete di essere on-line perchè ho bisogno del responso immediato…"
Cosa mi disturba: manca il saluto iniziale, manca la firma, c’è un tono semi polemico autoritario non motivato.

- "Ha degli aggiornamenti? Chiamami che coordiniamo."
Cosa mi disturba: anche qui, nessun saluto, nessuna firma. Ci diamo del tu o del lei?

- "Ho ricevuto solo una panoramica dei servizi offerti. Vorrei subito una presentazione. Distinti saluti, XYZ"
Cosa mi disturba: manca il saluto iniziale, c'è una indicazione ("subito") che non è proprio educata. Avrei preferito un "Riesce a mandarmi per cortesia una presentazione al più presto?"

Per un attimo stavo dimenticando il mio fiore all'occhiello:
- "Ciao leggenda. Mitico chiedevo a te appunto nemmeno io lo vedevo azz il prodotto che minteressava non ha messo mi sono accorto che non va via molto bene quel tonico meglio puntare i soldi solo sul seno che le fighe vedono e comprano aspettiamo lunedi dai. vai bello."
Cosa mi disturba: in questo caso non posso che sorridere, stampare la mail ed appenderla nel mio ufficio. Il cliente deve avere bevuto un po' troppo (eh sì che la mail riporta come orario le 11.30 am…).

Non pretendo email melense o eccessivamente rigorose: solo del rispetto e della cortesia che spero non manchino mai nelle mie comunicazioni. Anche qui però le insidie sono dietro l'angolo. Quando una volta mi sono permesso di iniziare una mail con: "Buongiorno Giancarlo…" mi sono sentito replicare così: "non si usa chiamare per nome in Italia, se non gli amici frequentati. Mi chiami per favore Sig. XXX, grazie, preferirei."

E' che ci rimango male. Lavorare nel commerciale e a contatto con i clienti si prendono sempre pallonate in faccia, fa parte del mestiere. Ma perché non provare a conservare un rapporto comunque rispettoso?
Cosa ne pensate? Avete notato anche voi questo tipo di "comportamento" online?

I contenuti generati dagli utenti
Autore: Maurizio Goetz | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Martedì, 18 Luglio 2006 

Nell'ultima edizione del Miptv di Cannes Gary Carter, Chief Creative Officer sulle nuove piattaforme di Freemantle Media, una tra le maggiori società di produzione di format televisivi, nel suo keynote, ha invitato caldamente tutti i detentori di diritti televisivi a non ostacolare il riutilizzo creativo dei loro contenuti, perché questo è quello che succederà ugualmente, perchè “noi (operatori televisivi ndt) non abbiamo il possesso della creatività”. Aggiunge Gary Carter: “ora che anche le audience hanno gli stessi tool di cui dispongono i broadcaster è ovvio che non vogliano più rimanere spettatori passivi ma che desiderino anche progettare i propri contenuti”.

Ci sono agenzie creative che sanno produrre spot pubblicitari che possono essere considerati autentiche opere d'arte.

In molti casi invece la spontaneità, la freschezza di un "dilettante" riesce a trasformare un divertissement in un autentico spot virale, come nel caso di questo video dal titolo "I'm addicted to you tube", che in poco tempo sta facendo il giro della rete.

Sui contenuti generati dagli utenti è necessario fare delle riflessioni, perchè sarà un campo che riserverà tante sorprese a chi si occupa di marketing.

Il Governo, le scommesse e il petrolio
Autore: M. Bancora | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Lunedì, 27 Febbraio 2006 

bilancia.jpgDa alcuni giorni è entrato in vigore il decreto di inibizione dei siti di scommesse e di gioco da parte degli ISP italiani. Con molta solerzia e senza battere ciglio, gli ISP italiani hanno deciso di abbassare la saracinesca di centinaia di siti. Non una reazione di protesta da parte dei provider, non un reclamo verso quella che a tutti gli effetti e come ho già ribadito è un'operazione dittatoriale tesa a limitare la libertà del cittadino e che infrange una serie di norme comunitarie e anche la stessa Costituzione Italiana.

Detto questo vorrei sottolineare il differente approccio del governo italiano di fronte allo stesso problema (certo la coerenza non è una dote comune). Le dichiarazioni dei nostri dipendenti sembrano essere alquanto mutevoli nel rispondere a problematiche identiche:

- Fini: "Quella del governo francese è una scelta chiaramente di tipo protezionistico che si scontra con i valori e con le regole del libero mercato europeo"

- Frattini: "Il protezionismo, chiunque lo pratichi, è negativo per l'Europa"

- Scajola: "la logica dell’introduzione dell’euro era proprio quella di consentire un sistema integrato, nell’interesse dei cittadini, perché più concorrenza vuol dire prezzi più bassi, con le imprese che investono più in ricerca"

UPDATE: anche Mantellini ne parla.

Link all'articolo apparso su Punto Informatico.

La competizione per l'acquisizione dei talenti
Autore: Maurizio Goetz | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Giovedì, 23 Febbraio 2006 

Steve Rubel Negli Stati Uniti da oltre due anni è iniziata la corsa per l'acquisizione dei migliori talenti da parte dell'industria della Comunicazione.

Tra le ultime notizie, Edelman, quotatissima società di pubbliche relazione ha deciso di avvalersi della collaborazione di Steve Rubel, uno dei blogger più influenti e curatore del seguitissimo blog Micropersuasion.

In Italia sembra che i diversi operatori del Marketing e della Comunicazione, vogliano fare tutto da soli e questo potrebbe comportare un ritardo sul time to market per i servizi avanzati di comunicazione, a vantaggio di nuove strutture specializzate che si stanno affacciando sul mercato.

Sono infatti ben poche le agenzie italiane pronte ad esempio ad affrontare le nuove sfide del Web 2.0, o della progettazione della pubblicità multicanale, perché hanno sottovalutato la portata dei grandi cambiamenti in atto.

Sembra una storia già vissuta, quando le agenzie di pubblicità, hanno perso il treno della comunicazione interattiva a vantaggio delle web agencies, che hanno saputo cogliere con prontezza le opportunità offerte da un nuovo mercato di internet.

Errare umanum est......

Quali saranno gli scenari per la Comunicazione Digitale 2.0?


La foto di Steve Rubel è di Advertising Age

Economia digitale alla riscossa
Autore: Andrea.Cappello | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Martedì, 31 Gennaio 2006 

Leggo tramite la Stampa:

Dopo anni di scarsi investimenti, la tecnologia sta tornando ad essere la principale voce di spesa delle aziende- dichiarano i gestori azionari internazionali. (...)

"Ma non tornano a credere in Internet solo i mercati finanziari: è la Rete, che ha fatto strada. Dieci anni fa il 66% degli utenti Internet era negli Usa: oggi lo è solo il 23% e in tutto il mondo ci sono un miliardo di persone online e quasi 180 milioni di loro usano la banda larga per collegarsi, con una crescita del 45% solo rispetto a un anno fa. Tra i leader per utilizzo di banda larga c’è la Corea del Sud (70%) e la Cina, dove la maggior parte hanno meno di 30 anni. Le ricerche su Google sono aumentate del 75% da un anno all’altro e nel 2005 sono state calcolate intorno ai 7,6 miliardi. I motori di ricerca più vengono usati, più diventano intelligenti."

E ancora: "si diffonde il Voip (in Danimarca ha superato il tradizionale); il commercio elettronico comincia a funzionare; decolla sempre di più il mobile; i blog imperversano".

Un 2006 dove internet spadroneggia insomma. Poi mi collego al sito del Ministero dell'innovazione e leggo un intervento di Stanca in proposito al convegno dell’Ocse riunita a Roma, ...e intuisco come mai giustamente il nostro paese sta sprofondando nella classifica della competitività.

La censura è iniziata
Autore: M. Bancora | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Lunedì, 30 Gennaio 2006 

censura.jpgQuesta storia delle blacklist si sta propagando. Pare che Sky abbia innescato un nuovo fenomeno prima sconosciuto al grande pubblico: Coolstreaming.it (che ora trovate sotto il dominio .us). Questo sito consente di connettersi a dei server sparsi in tutto il mondo e di assistere con diversi secondi di ritardo alle partite di quasi tutti i campionati di calcio, tra cui la Serie A italiana. La qualità non è certo ottimale, ma per un certo pubblico può bastare.

Inutile ricordare che anche questo è un fenomeno difficilmente arrestabile e che troverà nuova linfa su qualche altro server, sotto un altro dominio, in un'altra nazione. Ho come l'impressione che in qualche ufficio dell'amministrazione pubblica qualcuno abbia scoperto le blacklist e che pensi che sia possibile censurare l'accesso ai siti internet come se fossimo in Cina. Ma oltre ai blogger chi ne sta parlando? La Stampa e basta?

Perchè no?
Autore: Sebastiano.Pagani | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Sabato, 3 Dicembre 2005 

Penso spesso a quali sono le resistenze culturali (se ci sono) che impediscono agli italiani di avere a disposizione servizi come quelli che offre Starbuck's ai suoi clienti. Non riesco a capire se si è stabilito un circolo vizioso per cui le aziende non offrono servizi che gli utenti non chiedono esplicitamente, e gli utenti non chiedono servizi dei quali non immaginano l'esistenza (perché le aziende non si sognano di offrirli...e spesso siamo isolati da ciò che viene creato fuori dai nostri confini).

Se di resistenza culturale si può parlare, è forse che siamo un pò troppo conservatori...nel senso che, ad esempio, pensiamo al bar come a un posto dove si beve il caffè; non riusciamo a immaginare che potrebbe essere un luogo dove, nello stesso modo in cui si passa il tempo con un buon caffè caldo, si può anche farlo in mille altri modi.
Invece sento troppo spesso, nei discorsi comuni e anche nell'ambiente professionale, applicare categorie troppo stringenti alla realtà: categorie basate sul passato e su un sotteso orgoglio di essere portatori di una semplicità e una purezza che, forse, si teme di perdere.

L'innovazione è quindi percepita come fonte di "promiscuità e mescolanza", di "sfondamento di rassicuranti categorie"? Per questo si rifugge dall'innovazione (sia come utenti che come potenziali creatori)? Ci sono cause sociologiche (e antropologiche) per la scarsa ricerca di base e per la poca innovazione in Italia? O forse c'entra anche la scarsa competizione a cui sono abituate le imprese italiane, per cui non innovare o innovare in maniera moderata è anche un modo di proteggere, in uno scenario poco competitivo (quasi di cartello, dove la strategia "me too" è dominante), posizioni di rendita investendo il meno possibile?

Non lo so...ma sarebbe interessante indagare.

Nanopolemica
Autore: Maurizio Goetz | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Lunedì, 28 Novembre 2005 

Mentre Gianluca Neri e il buon Zambardino, alimentano inutili polemiche sul futuro del nanopublishing, sul business che c'è, non c'è, ci sarà, o che ci potrebbe essere, gli americani, discutono sul futuro dei business model dei blog, ritenendo che il problema oggi non sia quello di definire tout court un business model per i blog , ma di scegliere quello più appropriato visto che i modelli cominciano a moltiplicarsi.

Lo so anche io che l'Italia non è l'America, ma che ci costa dare un po' di fiducia ai "nanopublisher" che stanno lavorando senza dar fastidio a nessuno e non hanno bisogno di grossi investimenti.

Se son rose fioriranno, altrimenti non saranno stati fatti grandi danni. Tutta questa polemica mi suona sospetta. A chi stanno dando fastidio i nanopublisher?

Distributori automatici come nuovi canali di vendita
Autore: Simone.Lovati | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Domenica, 27 Novembre 2005 

I consumi stanno cambiando a livello strutturale, cresce il consumo di dispositivi elettronici rispetto a quello di beni alimentari e di bevande.
Sentivo proprio un paio di giorni fa un responsabile ACNielsen riportare i dati di questo cambiamento su Bloomberg TV...

I confini di mercato per l'elettronica di consumo allora si allargano, mutano e con loro cambiano logiche di vendita e marketing.

In alternativa ai canali di vendita tradizionali, se ne sperimentano di nuovi come le "vending machines" ossia le macchinette da cui siamo soliti acquistare merendine e coca cola.
Negli ultimi mesi quello dei distributori automatici per l'elettronica di consumo è divenuto un test comune a più multinazionali.

Si pensi alla notizia della recente installazione di due Vodafone QuickPhone a Manchester da cui è possibile acquistare tre tipi di cellulare a partire da £30. I modelli cambiano mensilmente e possono essere corredati direttamente al distributore automatico di una SIM pre-caricata.

Oppure al distributore automatico di iPod installato da Zoom Shop all'aereoporto di Atlanta. E' collegato via gprs o umts alla centrale per la gestione del magazzino e il monitoraggio del suo funzionamento, perciò riduce al minimo l'utilizzo di personale.

Insomma alcuni dispositivi elettronici sono diventati così comuni ed hanno un marketing così solido da poter essere venduti ai distributori automatici? Che ne pensate?...Una cosa è certa se lo dovessero fare anche in Italia, dovrebbero mobilitare un paio di uomini della Folgore per proteggere il distributore! :)

Il costo dei blog
Autore: Maurizio Goetz | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Lunedì, 24 Ottobre 2005 

Dei vantaggi che le aziende possono trarre dai blog abbiamo abbondantemente scritto.

Per andare un po' controccorrente, riporto l'articolo di AdAge.com che avrebbe calcolato in 551.000 anni (commerciali), l'ammontare totale del tempo sprecato nell'anno 2005 da oltre 35.000 dipendenti delle aziende americane per visitare i blog.

Queste sono le classiche notizie di tipo sensazionalistico che non offrono alcun valore al lettore. Si potrebbe calcolare l'ammontare del tempo perso davanti alla macchinetta del caffè, o al bagno o a visitare siti di diversa natura. Mi sembra di tornare indietro alla demonizzazione di internet come luogo di pedofili e pornografi.

Siamo sicuri che eliminando i blog, tornerà la voglia di lavorare?

ERRATA CORRIGE: Per una svista mi sono saltati tre zero, leggasi 35 milioni di impiegati

Il marketing della conoscenza
Autore: Maurizio Goetz | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Venerdì, 30 Settembre 2005 

Alcuni anni fa, quando ho iniziato ad occuparmi di comunicazione interattiva, mi sono imbattuto in un articolo di un consulente che denunciava il fatto di avere speso più di quarant'anni per sviluppare quella conoscenza in grado di renderlo competitivo sul mercato e che ora a causa di internet, questa conoscenza era a disposizione di tutti.

Non voglio certamente mettermi qui a disquisire sulla differenza tra informazione, dati, conoscenza, sapere, competenza, abilità, potrei anche restarne ingarbugliato. Quello che mi preme invece dire è che la condivisione delle proprie conoscenze sicuramente non può che fare bene al mercato e si ripercuote sempre positivamente sull'immagine di un consulente il cui business vive e si alimenta di "conoscenza".

Prendete Tom Peters, uno dei più affermati consulenti di management a livello internazionale. Troverete sul suo sito tutte le slides delle conferenze in cui è relatore. Questa pubblicazione non ha certamente mai avuto effetti negativi sul suo business di conferenziere e di autore di successo i cui libri continuano a vendersi bene, nonostante che gli stessi contenuti siano resi disponibili in rete.

E' evidente che quello che un consulente mette a disposizione è solo un'idea, un modello, una riflessione oppure una serie di case histories. E' vero che tutte queste idee vengono molto spesse "prese in prestito" anche senza alcuna citazione dell'autore, ma questo fa parte della vita.

Quando un consulente rende pubblico del materiale, ciò significa che lui sta già lavorando a nuovi modelli e nuove case histories.

Il mondo anglosassone è più aperto, non è vero che in Italia non ci sia cultura della tecnologia, del management e del marketing, solo che molti credono (erroneamente) che condividere le idee alimenti solo il plagio.

Tutte le volte che lavoro ad un progetto innovativo, non mi viene mai chiesto, quanto io realmente sappia di un determinato argomento, mi si chiede invece di trovare una soluzione creativa ad un problema. Ogni volta si riparte da zero, anche se con l'esperienza dei progetti passati.

Recentemente una nota azienda che organizza convegni, ha pubblicizzato una nuova edizione di una conferenza che avevo progettato e che aveva riscosso grande successo. Per risparmiare sui costi, questa società ha deciso di non coinvolgermi più. Alcune persone riconoscendo l'approccio al programma, mi hanno telefonato e chiesto come mai replicassi, sapendo bene che ogni mio progetto è solitamente irrepetibile. Sono stato molto felice di apprendere che avevo creato uno stile riconoscibile e che il tentativo di imitazione era stato riconosciuto come tale.

Non bisogna avere paura di condividere il proprio sapere, l'unica salvaguardia è la capacità di crearsi un proprio stile, che forse non piacerà a tutti, ma che sicuramente ci renderà differenti.

Quota 500, auguri!
Autore: Redazione | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Giovedì, 29 Settembre 2005 

torta2.jpg500 post in poco più di un anno e mezzo, 2.210 commenti, più di 100.000 visite al mese; IMlog sta crescendo bene grazie ai nostri autori e a te che stai leggendo questo post.

Quota 500 è un bel traguardo, ma anche un punto di partenza per lanciare
nuove sfide e cercare nuove opportunità di crescita, ma prima ... let's
party
! Stiamo pensando di organizzare un aperitivo/incontro (a Milano?) per trovarci con gli autori dei post e con i nostri lettori, per parlare insieme di blog e di tutto il resto; che ne pensi? Suggerimenti? Anche se non potessi venire, ci farebbe piacere se lasciassi un commento a questo post per dire che anche tu ogni tanto passi di qui.

Blogger ossessionati dalle classifiche?
Autore: Maurizio Goetz | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Martedì, 30 Agosto 2005 

technorati_logo.JPGQuesto è il Paese delle classifiche, se vuoi contare devi essere inserito in una classifica. Persone apparentemente normali fanno a gara a chi ha più contatti su Linkedin e non pochi blogger controllano quotidianamente il numero di link che il proprio blog ha raggiunto su Technorati.

Technorati non è perfetto come rilevano alcuni blog, ma non è questo il punto.

Considerare la qualità di un sito o di un blog solo dagli accessi o dal numero dei link è come giudicare un libro dalla sola copertina. La rincorsa alla popolarità provoca su Linkedin la ricerca forsennata del numero di "connection" e rende meno efficace il tool di social network, poiché è la qualità dei contatti che conta.

Spesso non sono i blog che hanno più link quelli più interessanti, ecco perché mi rifiuto di considerare le classifiche come parametro di giudizio. Ecco perché inserisco su Linkedin non tutti i contatti che potrei, ma solo quelli per me rilevanti oltre che quelli di chi desidera entrare a far parte del mio network personale.

Spesso alcuni blog molto presenti nei blogroll non sono particolarmente interessanti, ma sono popolari per una sorta di mutuo scambio di visibilità.

Per quanto concerne i nuovi blog, preferisco fare affidamento alle segnalazioni dei blog che già frequento, oppure in base a classifiche qualitative da parte di testate internazionali che leggo e apprezzo.

Leggiamo pure le classifiche, tanto lo facciamo tutti, ma cerchiamo di non esserne ossessionati. Chi passa il suo tempo ad aumentare artificiosamente il numero dei link o dei contatti, a mio parere perde il suo tempo, perché alla fine, le persone frequentano i blog con i contenuti da loro considerati migliori e personalmente non ho mai ritenuto che chi ha 5000 contatti su Linkedin sia per me una persona più interessante rispetto a chi ne ha solo 100 o 10.

Internet vuol dire misurazione. Il mio invito è di non limitarsi a contare ma cominciare anche a pesare.

Blog, istruzioni per l'uso: le persone pensano e non si fanno manipolare
Autore: Maurizio Goetz | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Domenica, 17 Luglio 2005 

I blog possono essere molto efficaci come strumento di comunicazione, ma anche molto pericolosi.
I frequentatori dei blog molto raramente si lasciano manipolare.
Il Blog di Beppe Grillo è uno dei siti più frequentati nella blogosfera italiana. Il noto comico genovese, utilizza la rete per denunciare, vizi, malefatte e malcostumi o per portare avanti battaglie sociali culturali e politiche oltre che per promuovere il proprio tour.

Un suo recente post in cui è stato richiesto ai frequentatori del suo blog, di utilizzare un servizio a pagamento anzicché quelli disponibili gratuitamente in rete, per permettere agli stessi di incontrarsi ed organizzarsi in modo più attivo, ha scatenato le loro ire, soprattutto alla luce di post precedenti, come questo e questo. Per questa proposta Beppe Grillo è stato infatti molto criticato soprattutto dalle persone che lo seguono più fedelmente.

Il blog di Beppe Grillo nonostante sia un sito di grande successo, sembrerebbe non ascoltare i suggerimenti, le critiche e le opinioni della sua base di frequentatori, infatti a differenza di altri blog, a parte il post iniziale, Beppe Grillo non sembra partecipare alle varie discussioni che contribuisce a creare.

Da osservatore del mondo della comunicazione interattiva, ho seguito con grande interesse anche se in modo passivo il fenomeno Blog di Beppe Grillo e questo episodio mi ha fatto comprendere alcune cose sui blog:

1) i commenti sono molto importanti e parte integrante di un blog, occorre pertanto prestare attenzione alle persone che si prendono il disturbo di scrivere

2) quando si utilizza un mezzo interattivo è molto importante non solo l'ascolto attivo, ma anche la conferma che quanto gli altri scrivono viene effettivamente preso in considerazione.

2) il successo non è eterno, va conquistato giorno dopo giorno

3) trasformare l'attenzione in partecipazione attiva è un processo lungo è certamente non facile

4) non importa quanto un blogger sia popolare, può essere smentito o contestato in ogni momento.

La fiducia è un processo di lungo periodo. Può venire revocata nello spazio di un click.

Si aggiunga...
Autore: Sebastiano.Pagani | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Mercoledì, 13 Luglio 2005 

Mi inserisco anche io nel filone dei "pensieri laterali" per introdurre una questione che mi sta molto a cuore.
Il professionista di marketing - questo strano animale che popola meeting, conferenze e sale riunioni - rischia di parlare in maniera troppo solipsistica (solipsismo è "ogni dottrina che concepisca l’Io come unica realtà esistente"); egli rischia, tra conferenze che parlano solo di casi aziendali fini a se stessi, tra ambienti di lavoro che non gli consentono di maturare, ma soprattutto tra corsi di formazione ipostatizzati su di una presunta "domanda di mercato", di non godere della necessaria capacità di innovazione.

Se il DNA "biologico" trascrive se stesso, ed è normale che sia così, il DNA "culturale" (e delle conoscenze/competenze tecniche/manageriale) è invece ricombinante. Si lascia "inquinare" ben volentieri...basta volerlo!

Penso che nel campo dei media (che in questo periodo sto conoscendo da vicino) e in particolare quello dei media digitali, ci sia un forte bisogno di lavorare anche con spirito immaginativo.
Credo che sia questo ciò che è mancato alle aziende "dot.com" non sopravvissute al 2002. Non si è trattato solo di cattivi investimenti, sovradimensionamento aziendale, e così via. E' mancata l'immaginazione e la capacità di lettura/governo degli eventi mentre stavano cambiando.
I manager miopi, quelli che non hanno superato le difficoltà...peraltro prevedibili, avranno fatto le loro scelte dopo aver letto i fondi di caffé della macchinetta a cialde? A volte penso che sia così.

I media digitali, fortunatamente, stanno ancora evolvendo.
E' chiara la "convergenza" che alcuni centri-media (come già sottolineato in passato) stanno portando a compimento, unificando le divisioni che si occupano di attività "direct response" in senso ampio.
Questo supporta chi ha creduto alla crescita dei media digitali in quanto non più segmento di nicchia per imprese che soddisfano bisogni di nicchia (questa era la vulgata negli anni dell'Internet di fine XX secolo), ma come strumento versatile e da inventare al servizio di una molteplicità di esigenze: dal sondaggio del consumatore alla costruzione del brand (richiamo all'adesione ideologica) allo stimolo di un'azione materiale (richiamo all'acquisto, ma non solo).
A proposito dei sondaggi/ricerche on-line, in quanto blogger sto seguendo da vicino la ricerca di IULM, condotta on-line, sul mondo dei blog: per info andare qui.

Penso che in questa fase, ma in verità sempre, l'ideale non sia quello di affidarsi alle tecniche di marketing accademico; ciò che ognuno dovrebbe sperimentare è l'andar a cogliere gli stimoli in campi poco o per nulla collegati all'ambito professionale. Personalmente ho sperimentato che è così che nascono le idee.
Poi...bisogna ambire ad essere sempre più informati di colui che riteniamo sia il più informato nel suo campo. Imparare per superare, non per imitar modelli, e non finire mai di interrogarsi sul perché delle cose.

Una nuova "prospettiva" nella comunicazione ovvero guida all'uso dei farmaci
Autore: Maurizio Goetz | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Lunedì, 11 Luglio 2005 

In un mio vecchio post ho proposto un parallelo tra il marketing e la pittura. Oggi vorrei proporre un nuovo parallelo tra la pubblicità e la farmacologia.

In questo sito si definisce assuefazione da un punto di vista farmacologico un fenomeno caratterizzato da una diminuita efficacia dei farmaci sull'organismo, dovuto ad un aumento della soglia di sensibilità cellulare ai farmaci stessi oppure ad un aumento della loro metabolizzazione tessutale.

Parallelamente, possiamo definire assuefazione da pubblicità il fenomeno per cui l'efficacia di una campagna pubblicitaria diminuisce, in seguito a ripetute esposizioni per una sorta di accresciuta resistenza culturale o per la capacità di attivazione di filtri di protezione dall'overload di messaggi pubblicitari.

Nel soggetto assuefatto ad un determinato medicamento quest'ultimo risulta inefficace oppure manifesta l'effetto originario solo a dosi più elevate di quelle terapeutiche.

In pubblicità la sovra esposizione di un messaggio di una campagna di comunicazione può risultare inefficace oppure manifestare l'effetto originario solo a dosi più elevate di quelle "terapeutiche".

L'eccessiva assunzione di farmaci non solo può essere poco efficace, ma risultare controproducente.

In pubblicità l'eccessiva esposizione a messaggi e a forme di comunicazione sempre più intrusive non solo può essere poco efficace, ma risultare controproducente.

Quando un trattamento non è efficace molto spesso non serve aumentare le dosi, questo sito suggerisce di

a) verificare se la diagnosi è incompleta o scorretta
b) verificare se ci sono fattori precipitanti tralasciati
d) verificare se i farmaci non sono adeguati
e) prendere in considerazione trattamenti non farmacologici
f) considerare altri fattori di disturbo alla cura


Quando una campagna di comunicazione non è efficace vale la pena di:

a) verificare se brand promise e brand delivery sono coerenti
b) controllare se la comunicazione è sincera e coerente sui differenti supporti
c) prendere in considerazione forme non pubblicitarie
d) considerare altri fattori di distrurbo alla comunicazione

E' sconsigliabile curarsi da soli, meglio fare affidamento ai consigli di medici qualificati; mai dare retta ai consigli di amici e parenti, ogni caso è un caso a sè.


E' poco consigliabile fare una comunicazione fai da te, meglio affidarsi ai consigli di seri professionisti. Evitare l'abuso delle case histories, ogni caso è un caso a sè, quello che ha funzionato per qualcuno, può non essere indicato per noi.


Per l'efficacia di una cura è molto importante la volontà di guarire e star meglio.

Per l'efficacia di una campagna di comunicazione è molto importante la volontà di offrire valore ai propri interlocutori.

Per guarire non basta agire solo contro il dolore, occorre rimuovere le cause del malessere o della malattia.

Per progettare una buona comunicazione, non basta fare uso di incentivi o gratificazioni istantanee, occorre lavorare in profondità in comunicazione altrimenti l'efficacia sarà solo transitoria come quando si prende un'aspirina. Funziona, ma solo nel breve periodo.

I am fine
Autore: M. Bancora | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Giovedì, 7 Luglio 2005 

For all of you who are asking if I'm fine, well I am. I am in Italy in these days.
Rubo questo piccolo spazio a IMlog per sentirmi un po' più vicino alla mia città adottiva, perchè quei bus e la metropolitana li frequento regolarmente anch'io e Aldgate è a 400 metri da una mia vecchia casa.
Alcune foto inedite qui.

Una DAB? No, grazie!
Autore: M. Bancora | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Lunedì, 4 Luglio 2005 

equalisers.gifDel DAB (Digital Audio Broadcasting) ne parlai circa un anno e mezzo fa. Pare che mentre nel resto dell'Europa, quanto meno in UK, le iniziative per diffondere questa nuova tecnologia di comunicazione si stiano moltiplicando; da noi invece mancano delle firme per far partire un investimento da 150 milioni di Euro e permettere così ai servizi di cui parlai a suo tempo di diffondersi e agli investimenti in ricerca e contenuti di moltiplicarsi. Che ci siano i soliti interessi da discutere? Nel frattempo guardiamo il fiume che scorre.

Due mondi, due marketing
Autore: Enrico.Bianchessi | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Giovedì, 30 Giugno 2005 

Una mia recentissima esperienza mi permette di aggiungere un piccolo contributo al dibattito aperto da Max in un recente post. Antefatto: a dicembre acquisto a Mediaworld un gioco per PC. Per vari motivi tento di installarlo solo in questi giorni. Risultato: crash di sistema. Installo patch, tento varie strade, nulla. Scrivo all'assistenza italiana. Dopo 6 giorni (6 giorni) mi rispondono una prima volta.

Dopo uno scambio di informazioni la diagnosi è che l'unico modo in cui potrebbe funzionare è utilizzarlo alla risoluzione minima e col minimo indispensabile di colori. Insomma , è come se comprassi una Ferrari e il concessionario mi dice : "Guardi, però sia gentile, usi solo la prima e la seconda, altrimenti salta la trasmissione" . Una risposta francamente inaccettabile, frustrante, e che per di più sembra addirittura ignorare la natura stessa del prodotto.

Non ci provo nemmeno e scrivo all'assistenza della casa produttrice americana.

In 12 ore (in tempo reale se consideriamo il fuso) mi risponde la signora Suzanne (una persona con nome e cognome e email diretto) che in sostanza mi dice: sappiamo che esiste un problema di compatibilità con un aggiornamento di XP, che a volte le patch non riescono a risolvere. Sostituiamo il suo gioco con uno a sua scelta tra i seguenti 7 titoli....

Qualcuno ha notato differenze ?

Uccidiamo le best practice
Autore: Maurizio Goetz | Categoria: Pensieri Laterali | Data: Martedì, 28 Giugno 2005 

graduation.jpgStiamo vivendo un periodo di transizione, molti non se ne sono ancora accorti.
Ora abbiamo una grande necessità di nuovi paradigmi e nuovi modelli di pensiero.
Le best practice sono stati introdotte con grande successo dalle università americane e poi utilizzate anche da quelle europee.

Continua a tornarmi alla mente questa affermazione di Jesper Kunde, autore del libro unique now... or never:
“Companies have defined so much ‘best practice’ that they are now more or less identical.”

I clienti delle agenzie e dei consulenti reclamano a gran voce i casi di successo, invece che soffermarsi su quello che dovrebbe essere fatto per loro.

Ecco perché non posso che concordare pienamente con la provocazione di Michael W. Mc Laughlin, che ci spiega perché oggi fare troppo uso di best practice è poco efficace.

E' se tornassimo tutti a rischiare e ad usare la nostra testa?